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L'impresa del comandante Fini Da Fli scappano in mille

Futuro e Libertà, diaspora continua: i militanti vicini a Urso se ne vanno, congressi provinciali disertati / BORGONOVO

L'impresa del comandante Fini Da Fli scappano in mille
Le facce, qui, sono quelle di chi si trova abbandonato sul fronte mentre il battaglione a fianco si ritira, capita l’inutilità della battaglia. Sono volti di soldati -in parte spaesati in parte inconsapevoli - che compiono il viaggio al termine della notte di Futuro e libertà, dove il termine chissà qual è mentre la notte è buia e parecchio terrorizzante.
Ieri l’esercitino dei futuristi ha registrato altre mille e più defezioni: non sono rinnegati o traditori, ma gli ex camerati di Area Destra, gli uomini di Adolfo Urso. Il coordinamento nazionale dell’associazione ha deciso di mollare in blocco il partito finiano, rimbambito dall’antiberlusconismo carrierista di Italo Bocchino e dalle visioni manettare e dipietriste di Fabio Granata. Quelli che restano si comportano da volponi con l’uva, fanno i superiori: Fini si dice incurante, egli «guarda e passa» (ma intorno a lui un po’ di inferno c’è davvero); l’europarlamentare Potito Salatto commenta facendo il verso ad Einstein: «Alla stupidità umana in politica non ci sono limiti». Chissà, forse era un outing autobiografico. Però, finiti i riferimenti dotti, resta che un migliaio di tesserati ha preso il volo, soprattutto da regioni quali Lombardia, Lazio, Abruzzo e Toscana (Grosseto, per esempio, è feudo di Urso).

Proprio in Toscana, in questi giorni, Fli cerca di raschiare spiccioli di supporto sul territorio, organizzando con un anno di ritardo i congressi provinciali per eleggere coordinatori locali che sostituiscano quelli imposti dall’alto dodici mesi fa. La ridotta vietnamita di Cecina si chiama Hotel Tornese, vicino al mare, così si compensa il tempo perso a discutere con un fine settimana in spiaggia. Erano previsti arrivi importanti: Maria Ida Germontani qui e chiara Moroni sabato a Massa Carrara, per l’altro congresso. Ma il Fato è avverso e crudele: non possono venire, altri impegni romani. E così la truppa futurista si ritrova a fare tutto nel piccolo, con tonalità dimesse, lasciata sola anche dai propri capi fra i bagnanti che sfilano in costume nella hall.
Alla faccia di recuperare il territorio: da Roma nessuno si schioda. A far le veci dei nomi illustri, mi dicono gli organizzatori, c’è «il signor Nicola Pagano». Il quale non è un onorevole, ma un signore appunto, uno «della segreteria nazionale». Che dire, ci si accontenta. Fra l’altro il povero Pagano dovrà scarpinare un bel po’ fra i comuni toscani per sostituire i parlamentari assenti, e fa anche parecchio caldo, che brutto fine settimana. Nella provincia di Livorno gli aventi diritto al voto sono 358, più o meno, ma nella sala dell’albergo saranno una sessantina, poco piuù. Si vota rapidi per alzata di mano, tanto si sa già chi vince, il candidato è uno solo, Stefano Lami, non c’è molta scelta. È il coordinatore uscente e pure quello entrante (dunque non cambia nulla dal 2010), fa persino due relazioni: una per l’uscente e una per l’entrante, se fosse mancato un relatore avrebbe parlato lui anche per quello. Lami si dichiara pronto, con le armate del Fli, a seguire addirittura una strada solitaria: sarà soddisfatto, più solitaria di così c’era solo la Cayenna in piena estate.

E dire che Cecina è uno zoccolo duro dei finiani in Toscana. Oddio, zoccolo: una ciabattina. Resistono gli uomini di Massimiliano Simoni, vice coordinatore vicario della regione e vice responsabile nazionale di Fli per la cultura, dietro a Umberto Croppi. Simoni è un omone alto e massiccio, un passato di destra. Ha fatto un voto: lui, ex paracadutista impegnato in varie missioni all’estero, non si taglierà i capelli - solitamente cortissimi - «finché Berlusconi rimarrà al governo». Nella calura estiva, si vede già che il fioretto gli pesa, rischia un avvenire con chioma tipo Tina Turner. Gran bella promozione: da parà a kamikaze per Fini. Il pezzo più grosso in sala è il coordinatore regionale Angelo Pollina, già enfant prodige democristiano, «il più giovane segretario Dc del Paese!», poi in Forza Italia. Sfoggia un sorriso sicuro, sembra un attore di fiction, non ha paura delle defezioni, lui: «Quelli di Area Destra qui sono 70-80», liquida. Si professa convinto che il Pdl sarà sommerso alle prossime elezioni; che con Fini in giro per l’Italia a settembre arriveranno al 7-7,5 per cento, mi snocciola una marea di percentuali e sondaggi, viaggia sparato verso il trionfo. Eia Eia Polli-na, che coraggio. Beato lui che è fiero dei suoi risultati, del resto a livello nazionale la situazione dei consensi per i finiani non è molto diversa: se Roma avesse il mare sarebbe una piccola Cecina, con le sue scarse decine di militanti. Almeno qui il mare c’è per davvero.

di Francesco Borgonovo

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Commenti all'articolo

  • dedo59

    17 Luglio 2011 - 12:12

    è il destino di tutti i movimenti che non hanno un vero progetto politico. L'unico obbiettivo di fli, ovvero di bocchino e fini,era quello di far cadere berlusconi e lasciare campo libero al presidente della camera. ora sono solo patetici

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  • GloriaCinti

    17 Luglio 2011 - 11:11

    chi troppo vuole, nulla stringe. Adieu!

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  • Romano_1939

    16 Luglio 2011 - 18:06

    volevo dire a me stesso che i allora quattro dell,oca selvaggia poi i tre dell,ave maria ora il duo blengio ( quelle due cantanti degli anni 50) e fra poco ne rimarrà solo uno, sperano che fini a settembre facendo una grande campagna elettorale , gli elettori li voteranno in gran massa addirittura raggiungendo il cosiddetto fli o flo il 6 o 7 %.- ma io voglio dire:può un presidente della camera uomo al di sopra delle parti fare campagna elettorale ? ma il presidente della repubblica che fà non vede o fa finta di non vedere ?.-

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  • ingenuo39

    16 Luglio 2011 - 18:06

    Speriamo che questa gente, se alle prossime elezioni, verrà trombata, non le si permetta di fare, come gli ex di rifondazione e comunisti malgrado non rappresentino piu gli Italiani in parlamento, continuino a prendere emonumenti, con scuse varie, da noi Italiani come se niente fosse successo.

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