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Sprechi, non solo Parlamento Quanto ci costa il Quirinale

Il presidente ha uno stipendio in crescita e il suo è il palazzo presidenziale più caro. Manovra o tentativi di riforma non bastano

Sprechi, non solo Parlamento Quanto ci costa il Quirinale
Internet e Borsa assediano la Casta. Che prova a rispondere (in clamoroso ritardo). La rivolta anti-privilegi sta assomigliando sempre più ad una valanga che travolge tutto e tutti, indipendentemente da colori e responsabilità. E così, mentre su Facebook continua a spopolare la pagina che mette alla gogna le furberie degli inquilini di Montecitorio, Piazza Affari affossa la manovra (lunedì -3%, martedì apertura in leggera ripresa) e soprattutto cede allo scetticismo: non basta colpire famiglie e imprese, diminuendo gli sgravi fiscali, per rilanciare il Paese. Se si vuole cambiare volto all'Italia serve un'operazione profonda, col bisturi. Non basta un po' di cipria e maquillage. Ci prova il governo, con il pacchetto delle riforme costituzionali presentate dal ministro Calderoli: dimezzare i parlamentari e legare i loro stipendi alle presenze effettive in Aula è un buon punto di partenza, non l'approdo finale. Nei Palazzi romani tutti parlano di nuova moralità, di esigenze di snellimento. Peccato che, come anticipato domenica da Libero, il buon esempio non arrivi nemmeno dal presidente Giorgio Napolitano, il cui stipendio da quando è stato eletto è salito di 2.000 euro al mese. Non basta: il Quirinale spende più di tutti gli altri palazzi presidenziali europei e per mantenerlo occorre un budget di 228 milioni all'anno, il doppio rispetto all'Eliseo di Parigi. Con una differenza: Sarkozy è la guida esecutiva della Francia, Napolitano svolge semplicemente un ruolo di supervisione e rappresentanza. E così non si può non pensare a quanto scrivevano Andrea Scaglia e Roberto Poletti oltre tre anni fa, nel 2008: "Papponi di Stato" era l'inchiesta di Libero sugli sprechi dei parlamentari. Talmente attuale (purtroppo, e tragicamente) che vale la pena riproporla a puntate.

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  • lollino

    21 Luglio 2011 - 14:02

    Nella famovignetta dei papponi ci sono delle curiose assenze: c'è Fini ma non c'è Schifani (sono virtuosi al Senato?) c'è Calderoli, ma non c'è Cicchitto (il PDL non magna?). E manca anche l’editoria e i 180 milioni di euro di soldi nostri che anche quest’anno è riuscita a portarsi a casa. E l’indignazione di Belpietro si ferma sulla porta di Libero. Che dire dei contributi milionari che si porta in cassa da anni? Ben 16 milioni di euro all’anno che non arrivano tramite le vendite di Libero in edicola. Ma arrivano dalle nostre tasse e sulla base di regole divertenti: non sulla base delle copie vendute ma sulla base delle copie stampate. Mi domando quanta parte dello stipendio di Belpietro, e prima di lui di Feltri, paghiamo noi contribuenti. Non solo, Libero ci ha messo del suo e ha manipolato i requisiti per avere quei contributi e portarsi a casa qualche milione in più. Ma un articolo su questo lo leggeremo mai? E questo commento sarà mai pubblicato?

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  • parigiocara

    20 Luglio 2011 - 16:04

    sono inversamente proporzionali alla sua utilità .... ricordo il Presidente Pertini che viaggiava sui voli di linea pagando di tasca sua i relativi biglietti ; ricordo il Presidente Cossiga che a Roma abitava a casa sua. dopo è arrivato scalfaro, ciampi e napolitano ed è cambiato tutto oggi il quirinale costa a noi contribuenti 238 milioni l'anno:

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  • parigiocara

    20 Luglio 2011 - 16:04

    mai un commento ed una didascalia sono stati così azzeccati ..... Direttore, prosegua l'attività nella quale noi poveri mortali non abbiamo alcuna voce in capitolo ... dobbiamo solo soccombere e pagare .... sia la nostra voce grazie

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  • gicchio38

    20 Luglio 2011 - 11:11

    nternet e Borsa assediano la Casta. Che prova a rispondere (in clamoroso ritardo). La rivolta anti-privilegi sta assomigliando sempre più ad una valanga che travolge tutto e tutti, indipendentemente da colori e responsabilità. E così, mentre su Facebook continua a spopolare la pagina che mette alla gogna le furberie degli inquilini di Montecitorio, Piazza Affari affossa la manovra (lunedì -3%, martedì apertura in leggera ripresa) e soprattutto cede allo scetticismo: non basta colpire famiglie e imprese, diminuendo gli sgravi fiscali, per rilanciare il Paese. Se si vuole cambiare volto all'Italia serve un'operazione profonda, col bisturi. Non basta un po' di cipria e maquillage. Ci prova il governo, con il pacchetto delle riforme costituzionali presentate dal ministro Calderoli: dimezzare i parlamentari e legare i loro stipendi alle presenze effettive in Aula è un buon punto di partenza, non l'approdo finale. IL NOSTRO BUONO, BRAVO E COMUNISTA PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SE LA RIDE.

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