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Silvio-Bossi, cena della pace: "Umberto, non farmi autogol"

Berlusconi si sfoga con il leader della Lega: "I giudici ci vogliono tutti in galera, non votare sì all'arresto di Papa" / DAMA

Silvio-Bossi, cena della pace: "Umberto, non farmi autogol"
La butta sul tragico. Sul vivere o morire. Sul noi o loro. «Noi» sono Berlusconi, il governo, il Pdl e, se ci sta, la Lega. «Loro» sono i magistrati, quelli che «perseguitano» il presidente del Consiglio dagli anni Novanta. La metafora calcistica è sempre molto efficace in questi casi e Silvio spiega all’alleato che «votare in favore dell’arresto di Papa è un autogol», un atto autolesionistico, sadomasochismo politico.
Alfonso ’a  borzetta può non stare simpatico ai leghisti per le sue origini terroniche o per quel suo profilo imbarazzante che viene fuori dalle intercettazioni. E infatti a Bossi e compagnia sta parecchio sulle balle. Ma qui - è l’arringa berlusconiana - non si tratta di salvare le penne all’onorevole ex Pdl, no. Il voto sul suo arresto ha un significato più denso, è il derby politica versus giustizia. E se il Parlamento sacrifica un suo uomo (per quanto chiacchierato sia), si offre, braghe calate, ai comodi di un altro potere dello Stato, l’ordine giudiziario. E buonanotte: «Siamo sotto assedio, oggi è peggio di Tangentopoli. Certi giudici hanno un chiaro intento golpista, provano a rovesciare il governo in carica a suon di arresti, ci vogliono tutti in galera per far andare al potere la sinistra. Cominciano con l’arrestare un deputato, poi magari passano a un ministro, infine puntano direttamente a me. L’obiettivo sono sempre io». Berlusconi drammatizza i toni perché dal suo punto di vista la situazione è così: drammatica. Silvio porta a esempio l’ultima «porcata» che ha subìto in mattinata. Il collegio della IV sezione penale ha respinto tutte le eccezioni presentate dagli avvocati del premier. E in particolare quella che chiedeva il trasferimento del processo per concussione al Tribunale dei ministri, competente per i reati imputati ai membri di governo. Nossignore: Berlusconi telefonò in Questura  da “privato cittadino” e non da capo del governo. «Vedete», si infervora  il Cavaliere, «questo è un altro esempio che la magistratura non persegue reati, ma agisce con finalità politiche».
Arcore: a Villa San Martino c’è la cena del lunedì con i vertici leghisti. Con Berlusconi ci sono i ministri Alfano e Tremonti e l’avvocato Ghedini. Menù ricco, si discute dell’autorizzazione all’arresto di Papa, ma anche del decreto rifiuti, del rifinanziamento delle missioni all’estero, del rimpastino di governo, del progetto di riforma dell’architettura costituzionale che andrà in consiglio dei ministri venerdì. Il vertice serale è stato preceduto da una segreteria pomeridiana in via Bellerio con il ministro Calderoli, il governatore del Piemonte  Cota, i capigruppo di Camera e Senato,  Reguzzoni e Bricolo, e il segretario della Lega lombarda  Giorgetti. Non c’è Maroni, in Polonia per un vertice internazionale. Il ministro dell’Interno arriva in serata direttamente alla cena.  Una delle ipotesi in campo è proprio il lodo Maroni: lasciare, sull’autorizzazione all’arresto, libertà di coscienza. Potrebbe essere una soluzione - specie se miscelata con l’ipotesi del voto segreto - per salvare Papa dalla galera senza rivelare l’identità dei suoi angeli custodi. Ma si tratta, si tratta ancora. Se ammorbidisce la linea su P4, monnezza e missioni all’estero, cosa ottiene in cambio il Carroccio? Bossi e i suoi chiedono contropartite pesanti. Ministeri. Il Senatur avrebbe messo gli occhi sulle Politiche agricole, dicastero rimasto nel cuore dei leghisti sin dai tempi di Luca Zaia. Adesso il titolare è Saverio Romano e la procura di Palermo ha riaperto un fascicolo per mafia sul suo conto. Tanto che ieri, al Quirinale, Napolitano avrebbe riproposto a Berlusconi la questione dell’inopportunità della sua presenza nella squadra di governo. La Lega fa il tifo per il Capo dello Stato e aspetta di incassare il frutto della moral suasion quirinalizia. Berlusconi? Prende tempo. Anche sul successore di Alfano Silvio sta facendo di tutto per arrivare a settembre con Angelino ancora Guardasigilli. La strategia della  rosa di nomi portata su al Colle rivela l’intenzione dilatoria del premier, è chiaro. Così come è evidente che il Cavaliere, di fronte al numero crescente dei problemi da gestire, vive alla giornata e altro non può fare. Giustizia, crisi economica, tenuta della maggioranza, cos’altro? La manovra economica non è bastata a placare i mercati ed entro l’anno  potrebbe arrivare un nuovo ritocco da 16 miliardi di euro. Napolitano sembra insistere su questa strada. Il che significa addio taglio delle tasse e nuove misure impopolari. Berlusconi è in una fase difensiva, costretto a tollerare l’ingerenza del Quirinale e a sopravvivere. Sempre che non venga giù tutto sotto i colpi della magistratura. Lega a parte, la maggioranza sta riservatamente trattando il salvagente per Papa anche con le forze d’opposizione, il Pd e l’Udc. Anche perché, se “muore” Papa, tocca a un altro.

di Salvatore Dama

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Commenti all'articolo

  • autores

    19 Luglio 2011 - 20:08

    hai dimenticato le intercettazioni alla Confindustria!

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  • spalella

    19 Luglio 2011 - 19:07

    Se io fossi stato UMBERTO, gli avrei risposto con totale sincerità : SILVIO, tu però cerca di servire almeno a qualcosa .......

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  • giulietta50

    19 Luglio 2011 - 16:04

    Il trust dei cervelli.

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  • UNGHIANERA

    19 Luglio 2011 - 13:01

    Oggi le capre minacciano pure! Conosco uno che aveva il vizio di parlare a vanvera e minacciare di continuo... poi,alla fine ha trovato quello che gli ha fatto passare il vizio. 8000 euro di dentista,e 20 giorni di fasce in faccia fanno passare il vizio a tanti! (p.s.non sono stato io,ma posso sempre presentarvelo!)

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