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I dubbi del Silvio furioso: "Quanto conta ancora Bossi?"

Caso Papa, il Pdl: "Non è stato voto segreto". Premier deluso dalla Lega: "Umbero non controlla più i suoi". Domani il summit

I dubbi del Silvio furioso: "Quanto conta ancora Bossi?"
«Co-cooosa?». Per qualche istante Berlusconi non capisce. Complice il silenzio irreale che piove sull’emiciclo (niente applausi, niente fischi, niente urla), il premier fraintende cosa sia successo. Ci mette alcuni secondi per realizzare che i 319 voti non sono quelli della maggioranza che si è opposta all’arresto di Alfonso Papa, no.
È il contrario. Il Cavaliere chiede lumi a Fitto, il ministro che siede accanto  ai banchi del governo, ed è così: il centrodestra è andato sotto, la Camera manda il deputato ex Pdl dietro le sbarre autorizzando la custodia cautelare.   Ora Silvio porta le mani in faccia: «Non è possibile, è una vergogna!». Rimane attonito, seduto sulla sua poltrona. I ministri accanto uguale: sembra un fermo immagine. Più in là, nei banchi della maggioranza, il primo ad alzarsi è proprio Papa, in lacrime. Vaga zigzagando senza senso finché i commessi non lo afferrano prima che sbatta per terra svenuto.

Che botta: Silvio è impietrito. Fissa un punto nel vuoto davanti a sé. Poi si alza con la forza dell’indignazione. Lascia l’Aula e fila nel suo studio, quello di Montecitorio. È fuori di sé. Gira intorno alla scrivania, sbatte i pugni sul tavolo, sembra come posseduto: «Sono dei grandissimi str...zi! Ecco cosa sono!». Berlusconi li maledice tutti e 319: «Dei pazzi, degli irresponsabili, gente senza coscienza! Pur di colpire me e di far cascare il governo, fanno del male a un loro collega solo per calcolo politico, lo mandano in galera senza rimorsi. Sono pazzi, mi fanno schifo!». Ma si illudono se pensano di fare fuori lui: «Io vado avanti, oggi ho un motivo in più per farlo. Questi sciagurati non capiscono che c’è un potere dello Stato fuori controllo. Adesso attaccano me perché sono a Palazzo Chigi, ma domani toccherà a loro».
Una furia: a fine giornata il capo del governo conta i nemici. Vecchi e nuovi. Ce l’ha con il Pd («Noi siamo dei veri garantisti, loro i soliti forcaioli»), ma soprattutto con l’Udc e con i radicali, tutti diventati «manettari dell’ultim’ora». A  Casini - che, favorevole all’arresto di Papa, interviene per chiedere di votare con lo scrutinio palese -, Berlusconi  manda un bigliettino rabbioso in Aula: «Caro Pier, ti devi vergognare per quello che stai facendo!».
Ma l’indignazione berlusconiana, quella vera, ha un solo obiettivo: la Lega Nord. «Bossi aveva dato delle rassicurazioni precise, adesso mi deve spiegare, parlerò con lui in consiglio dei ministri. Dobbiamo chiarire». Già. Perché fino al momento di varcare la soglia dell’Aula Berlusconi aveva in mano altri numeri: su 59 deputati leghisti, al netto di tre assenze, meno di dieci avrebbero votato per l’arresto di Papa. E i calcoli erano stati confermati poco prima della seduta anche dal capogruppo leghista Reguzzoni a Cicchitto e Verdini, che avevano a loro volta rassicurato il Cavaliere. Non a caso Silvio era entrato nell’emiciclo sicuro del fatto suo: «Sono ottimista». Tale e quale.
 Dentro la Camera il film è un altro. Lo si capisce dagli strani movimenti di alcuni suoi ministri. Dove stanno Tremonti e Maroni? Decidono di non sedere con Berlusconi al governo, ma in mezzo ai deputati. In più il ministro dell’Interno, seguito da una pattuglia di una ventina di padani, ostenta chiaramente il suo sì all’arresto votando, come il Pd, col solo dito indice della mano sinistra puntato sul tasto verde della pulsantiera. «Qualcuno dovrebbe chiedere le dimissioni di Maroni», è fuorioso Berlusconi quando capisce quale ammutinamento è stato determinante per far saltare la maggioranza. Ma è una rabbia mista a paura. Cosa succede nel Carroccio? Succede che Bossi rimane a Milano, a riposo, e che Maroni regola i conti dentro il gruppo parlamentare dei lumbard mandando in frantumi l’alleanza di governo. «Umberto non controlla più i suoi», è la lezione che, a fine giornata, trae Berlusconi. Dunque - è la brutta sensazione che Silvio condivide con i vertici del suo partito giunti in serata a Palazzo Grazioli - rischia di essere inutile fare accordi col Senatur, se poi i suoi fanno come pare a loro. Il big bang del Carroccio potrebbe essere l’inizio della fine per il governo e per la maggioranza. D’altronde già in mattinata, vedendo i coordinatori regionali del Pdl, il premier ha accelerato la riorganizzazione del partito (tesseramento e congressi provinciali entro l’anno) in previsione di urne anticipate al 2012: «Siamo al 28 per cento, ci serve uno slancio per recuperare. Andrò in tutte le Regioni». Certo che il clima intorno non aiuta: «Neanche nel ’92 si respirava quest’aria, c’è un’ondata di arresti preventivi, i pm sono disposti a tutto pur di farmi fuori». E se ci si mette anche la Lega a dare una mano, addio.

di Salvatore Dama

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Commenti all'articolo

  • ITALYA LIBERA

    23 Luglio 2011 - 08:08

    Caro Presidente, ho avuto il piacere di pranzare con Lei, cosi come subito dopo avere un colloquio privato mi sono rimaste impresse le cose che ci siamo detti nonchè quello che Lei mi ha detto sottoconfessione, continuamente non faccio altro che pensare a Lei e lo tengo presente nelle mie preghiere da quello che sta accadendo oggi non posso non pensare al nostro colloquio cosi come allora le avevo suggerito di godersi la sua famiglia poichè questo paese non conosce la parola gratitudine per tutto quello che Lei ha Fatto in tutti questi anni...con stima Mons Lucas Giacalone.

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  • c.camola

    21 Luglio 2011 - 21:09

    Si signor presidente del Consiglio Bossi conta ancora.Maroni puo' fare il ministro ma non il lider.Quanto vorrei cheEllaSig Presidente si impegnasse a consultare prima di una decisione consultare anche quelli della lega.Mi creda non sono poi cosi' incapaci. E mi Creda non sono un Leghista ma un osservatore.

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  • GMTubini

    21 Luglio 2011 - 19:07

    L'insieme di tutte le sciagurate utopie, frutto della povera mente dell'uomo, si riassume nella nefanda dizione di "mondo migliore", il quale, benché ci sia sempre prospettato come a portata di mano, non si trova al di là di alcun fosso; anzi, a dire il vero, non si trova affatto (a parte in qualche orazione domenicale dei cattocomunisti)! Salutoni!

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  • vin43

    21 Luglio 2011 - 19:07

    Certo vedrei Maroni come PdC solo se la Lega confluisse nel Pdl. Stesso discorso per Casini. Stesso discorso per il Fli. E’ tanto difficile? E’ tanto disonorevole? Si potrebbe chiamare con un altro nome per non essere tacciati di voltagabbana. Diversamente vedrei il ripetersi l’opportunismo della prima repubblica. Sarebbero, così, valorizzati gli uomini migliori dalle diverse potenzialità. A sinistra, mi augurerei la stessa cosa. Un’unione democratica con guida i migliori uomini veramente democratici. Insomma! Vorrei votare liberamente. Se ho di fronte due realtà politiche chiare e con due programmi chiari, sarò io a scegliere. Sarà l’elettore a confrontare la diversità e quindi scegliere. E’ difficile ottenere questo? Sino ad ora non ha insegnato niente la storia politica degli ultimi anni? Ecco perché seguirei B., anche all’inferno!

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