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"Sì al Pdl, no a Berlusconi" Maroni sarà il nuovo Fini?

Il ministro non vuol rompere con Bossi: l'obiettivo è un centrodestra con Casini, Gianfranco e gli azzurri, senza il Cav / ZULIN

"Sì al Pdl, no a Berlusconi" Maroni sarà il nuovo Fini?
Ma cosa ha in mente Roberto Maroni? Vuole prendere il posto di Umberto Bossi, rompere col Pdl, allearsi con la sinistra o correre da solo? Come al solito la verità sta sempre nel mezzo. Intanto non ha la minima intenzione di fare le scarpe al Senatur. O meglio, la sua operazione anti-cerchio magico - cioè quei padani vicini alla famiglia Bossi - mira semmai a salvare il Carroccio dall’eventuale fine del berlusconismo. L’ossessione di tornare sotto il 4% è forte: il voto a favore dell’arresto di Alfonso Papa è quindi un segnale di riconciliazione con le origini del movimento e, di conseguenza, con l’anima della base. Decisione per altro comunicata al Cavaliere dallo stesso Bossi lunedì sera ad Arcore. «Solo che  il premier va fuori strada se pensa che quello che dice Reguzzoni rappresenti il vero pensiero del Carroccio», hanno fatto sapere dall’entourage del ministro dell’Interno.  «Nella Lega c’è un gruppo compatto e c’è la guida salda di Bossi. Tutto il resto sono ricostruzioni fantasiose», ha voluto precisare direttamente Maroni durante una festa dei giovani Pdl a Viareggio. «Bossi non è venuto in Aula giovedì e non verrà oggi al Consiglio dei ministri  - ha poi aggiunto - perché ha subito una leggera operazione e questo è l’unico motivo». Bobo ha dunque fatto il pompiere, un’ulteriore conferma della sua fedeltà al ministro delle Riforme. Questione di amicizia, di rapporti personali, ma anche di strategia: non conviene infatti a Maroni forzare la mano. Chiunque  abbia provato a far le scarpe all’Umberto è rimasto a piedi. Se Bossi dunque sta dietro al cespuglio, Roberto sta dietro al Senatur per mettere all’angolo il cerchio magico. È questa la prima battaglia: si partirà dalla Camera con la sostituzione dello stesso Reguzzoni con Giacomo Stucchi, deputato bergamasco forte dell’appoggio di una cinquantina di onorevoli su 60. Nomina  - quella di capogruppo dei deputati - benedetta da Bossi in persona.

Con Silvio è finita
- Inutile però far finta di niente. La maggioranza su Papa si è divisa. Spaccata come mai era successo nel corso della legislatura. E sicuramente Maroni non ha spinto per l’arresto senza conoscere le eventuali conseguenze: in primis l’incazzatura di Berlusconi. I due, il Cav e Bobo, si sono sentiti per telefono e non sembra che sia scoppiata la pace: il ministro dell’Interno ha voluto rassicurare il premier che il voto in Aula non era una sconfessione del governo. Al Cavaliere però non è bastata questa spiegazione, rimandando un’eventuale resa dei conti con la Lega all’incontro con Bossi. Nel frattempo però c’è un maroniano di ferro, Flavio Tosi, che ha pensato bene di tenere sulle spine il premier: «Con il Pdl si sta lavorando bene assieme. L’alleanza sta dando buoni frutti - ha fatto sapere all’Ansa - come sul fronte della sicurezza o del federalismo fiscale. Il problema non è l’alleanza ma chi la guida e guida il governo». Come? Come? Come? Il sindaco di Verona non ha usato giri di parole: «Berlusconi in passato non ne sbagliava una, ultimamente è l’esatto contrario. Alfano ha fatto bene a porre il tema del  “partito degli onesti”, ma quando certe situazioni diventano troppe, diventano imbarazzanti. Siamo stufi di dover spiegare ai cittadini, agli elettori, perché si è alleati con qualcuno che tende a salvare certe situazioni, vedi la salva-Mondadori». La maggioranza allora è a rischio? Tosi ha gettato acqua sul fuoco: «C’è una fase normale con qualche assestamento ma non problemi reali». Sarà, ma il messaggio che esce dal fronte maroniano è uno solo: sì al Pdl, no a Berlusconi. Messaggio ribadito pure da Gian Paolo Gobbo, sindaco di Treviso e vicinissimo al cerchio magico: «Il patto col Pdl va ridiscusso» perché la Lega «non ha spostato Berlusconi. Adesso noi puntiamo al federalismo, ma dopo, il premier, lo buttiamo a mare».

Rimpastone o elezioni - Il piano dunque sta uscendo allo scoperto: una nuova maggioranza, allargata a Udc e Fli, ma sempre con Pdl e Lega. Il premier? Nomi in particolare non ne girano fra i maroniani. Si parla di Angelino Alfano, con insistenza, visti gli ottimi rapporti con il ministro dell’Interno. Di sicuro dovrebbe essere uno del Pdl. E probabilmente non Giulio Tremonti, che è sì amico di Bossi ma non tanto del titolare del Viminale. L’operazione pare che abbia l’ok del Quirinale ed è prevista per settembre-ottobre. Il programma di questo nuovo esecutivo sarebbe pressoché simile a quello attuale: attuazione del federalismo, più sicurezza, lotta dura all’immigrazione clandestina e «più coraggio» sull’economia. Ma ovviamente il piano non è uno: potrebbe andare male. Ed ecco che girano varie ipotesi, legate alle elezioni anticipate: con una nuova legge elettorale Pdl e Udc potrebbero allearsi e la Lega correre da sola come ai vecchi tempi. Oppure potrebbe andare in onda una riedizione della Casa delle Libertà.

Ritorno alla realtà - Ieri c’è stato fra l’altro un anticipo del nuovo corso: vertice Pdl-Lega   in via dell’Umiltà, senza Silvio e Umberto, dove il segretario Alfano ha incontrato il ministro della Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, alla presenza dei coordinatori nazionali del partito, Denis Verdini e Ignazio La Russa, i capigruppo Maurizio Gasparri, Fabrizio Cicchitto e i vice Massimo Corsaro e Gaetano Quagliariello. Ordine del giorno: il ddl di riforma costituzionale che la Lega presenterà oggi al consiglio dei ministri. Un provvedimento che gli azzurri vorrebbero modificare, magari aggiungendo l’abolizione delle province per dare una risposta agli anti-casta. L’incontro è stato comunque l’occasione per fare il punto sullo stato dei rapporti con il Carroccio dopo lo “strappo” consumato su Papa, che poi non è l’unico. Oltre al no al decreto rifiuti, c’è poi il provvedimento sul rifinanziamento alle missioni militari: l’annuncio del viceministro Castelli di  votare contro ha creato l’ennesima turbolenza nel governo, al punto da decidere  lo slittamento del voto al Senato a martedì prossimo, anche se i senatori leghisti negano divisioni e annunciano il loro sì al decreto.  Linea ribadita, non a caso, da Maroni: «La posizione presa dalla   Lega è quella presa  alla Camera e in Consiglio dei Ministri». Forse per questo Castelli ha precisato in serata che la sua è una questione di coscienza personale. La Lega non c’entra.

di
Giuliano Zulin

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Commenti all'articolo

  • spalella

    23 Luglio 2011 - 19:07

    Maroni con fini e casini ? che brutte compagnie e CHE SCARSI NUMERI si andrebbe a cercare Maroni, che certo non è sciocco. NO, non credo che Casini il servo del vaticano, con tutto quel che ne segue, o quel poveraccio di Fini, riconosciuto come uno che si è pappato una casa non sua, possano entrare negli interessi di Maroni.... Sono lontani da tutto qual che è l'idea Lega.

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  • vin43

    23 Luglio 2011 - 12:12

    Ricordate Peppino De Filippo quando nei panni di “Pappagone” si chiedeva: “Siamo vincoli o sparpagliati?” erano gli anni 60. Metteva in risalto perché eravamo tutti “sparpagliati”. Ognuno pensava a se, ognuno cercava di prevalere sull’altro, ognuno pretendeva essere migliore dell’altro. Se nel popolino c’è stata una presa di coscienza, una spontanea solidarietà nei limiti consentitegli, un civilismo più civile, nella classe politica si continua secondo un vecchio adagio ovvero da “ sparpagliati”. Si conservano i privilegi che la politica dona e dietro di cui ci si nasconde. Aspettare solo la manna dal cielo o l’occasione giusta. Faceva e fa comodo che B. si sacrifichi in tutti i sensi, mettendoci la faccia a ogni iniziativa. E si tramava e trama alle spalle.

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  • bussirino

    23 Luglio 2011 - 08:08

    Maroni lo credevo un leghista invece è un finista. Quindi....FINITO pure lui. Via da questa legislatura avrà solo la pensione a vita prima dei 65 anni naturalmente come tutta la casta di tutti i privilegiati parlamentari. URRA'

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  • abraxasso

    23 Luglio 2011 - 07:07

    Ma dove vogliono andare, questi Pollicini? Si perdono subito. Sarà bene che prendano con sè qualche sassolino, per ritrovare poi la strada di casa, dopo la sbronza... Tutte persone in gamba, non lo nego, ma tutte mezze cartucce: dai, siamo seri.

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