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Così l'ex amico inguaia Penati "E' vero raccoglievo mazzette"

L'imprenditore Di Caterina, molto vicino all'ex sindaco di Sesto, conferma. Ma il vice di Bersani si mostra tranquillo / SCAGLIA

Così l'ex amico inguaia Penati "E' vero raccoglievo mazzette"
Filippo Penati continua a mostrarsi tranquillo. Indagato dalla Procura di Monza per concussione e corruzione e finanziamento illecito dei partiti, ribadisce la sua "totale estraneità ai fatti». E "per rispetto dell’istituzione" si autosospende da vicepresidente del Consiglio regionale lombardo, ribadendo "fiducia nella magistratura". Nega, Penati, la versione dell'imprenditore 82enne Giuseppe Pasini. Colui che ha innescato la slavina denunciando il malaffare che, a suo dire, caratterizzava i rapporti politico-affaristici a Sesto San Giovanni, importante centro della periferia milanese di cui l’esponente del Pd è stato sindaco per due mandati, fino al marzo 2002 - allora, naturalmente, era Ds.  Peraltro, gli avvisi di garanzia - una quindicina - hanno coinvolto un assessore e svariati funzionari comunali.
E proprio al 2001 risalgono tre dei numerosi episodi denunciati da Pasini, con tangenti per cinque miliardi e 750 milioni di lire. Soldi che, attraverso intermediari o operazioni coperte, sarebbero stati poi da recapitare proprio a Penati. In un caso, due miliardi e mezzo consegnati in contanti da una banca lussemburghese, istruita da Pasini, a Piero Di Caterina, titolare di un’azienda di trasporti e a quel tempo considerato molto vicino all’allora sindaco di Sesto. E poi la classica valigetta piena di soldi, allungata da Pasini e dal figlio Luca a Giordano Vimercati, strettissimo collaboratore dello stesso Penati, durante una trasferta a Chiasso - per strada, come nei film. Infine, una sorta di mazzetta mascherata: Pasini che scambia un suo terreno di valore con un altro di Di Caterina, però molto meno fruttuoso, con un saldo negativo per il primo di un miliardo e 250 milioni di lire. Vimercati e Di Caterina sono anch'essi indagati nell’inchiesta. Ma l’elemento importante è che Di Caterina avrebbe sostanzialmente confermato il racconto di Pasini.
In ogni caso, questi episodi configurano più che altro il reato di concussione - Pasini spinto a pagare per ottenere vantaggi nello sfruttamento urbanistico della grande area dismessa in cui sorgeva l'acciaieria Falck, vantaggi che poi non si sarebbero concretizzati, costringendo l’imprenditore a svendere l’enorme lotto. Le altre due ipotesi d’accusa - corruzione e finanziamento illecito dei partiti - si riferiscono invece a circostanze successive. Anche risalenti a quando Penati era  presidente della Provincia di Milano - dal 2004 al 2009.
 In questo senso, gli inquirenti stanno indagando anche su vicende legate al Sitam, il Sistema integrato trasporti area milanese, cui aderiscono la maggior parte degli operatori delle linee di trasporto pubblico su gomma della provincia milanese e che in sostanza ne gestisce le tariffe - biglietti, abbonamenti e quant'altro. Peraltro, proprio all'interno del Sitam ha lavorato per anni la società di Di Caterina, Caronte srl. Cui poi, a seguito di accordi istituzionali con l'Atm - azienda municipale del trasporto milanese -, è stato tolto l'appalto. Con conseguenti polemiche scatenate dallo stesso Di Caterina, che tra l'altro reclamava un pagamento inevaso da parte di Atm di 8 milioni e mezzo di euro. L'imprenditore, un anno fa, aveva così indirizzato una lettera alle autorità locali - sindaci e questore e Carabinieri e Guardia di Finanza e anche Provincia. Con un passaggio che, letto alla luce degli episodi a lui stesso contestati, quasi suona come una minacciosa allusione: "Si è creata una situazione che impone di muoversi  in una palude di relazioni di concussione indiretta, che si alterna, ovviamente, a momenti di aria di relazioni corruttive, che rendono il clima asfissiante in un brodo di complicità". Nello scritto veniva esplicitamente citato anche l'attuale sindaco di Sesto San Giovanni, Giorgio Oldrini.
L’inchiesta è all'inizio, il sostituto procuratore Walter Mapelli proseguirà con gli interrogatori. Anche un altro grosso imprenditore di Sesto ha segnalato episodi da approfondire. Così come i magistrati stanno investigando su questioni indirettamente legate alla vicenda Serravalle, l'autostrada Milano-Genova di cui la Provincia di Milano deteneva la maggioranza insieme con il Comune, e nonostante questo acquistò nel 2005 un altro 15 per cento  di quote dall’imprenditore Gavio, per di più a cifre superiori al prezzo di mercato. Con un'operazione censurata dalla Corte dei Conti perché "onerosa e priva di qualsiasi utilità".

di Andrea Scaglia

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Commenti all'articolo

  • capitanuncino

    26 Agosto 2011 - 04:04

    Nel racket delle estorsioni,per non sprecare uomini e mezzi,la mafia indica nella via un negoziante a cui fare riferimento.Costui ha l'incarico di raccogliere i proventi dell' opera di taglieggiamento e di consegnarla successivamente al capo zona mafioso che poi provvederà a farli pervenire al fiduciario della cosca....Mafia strutturata come una Holding e leggendo di quell'imprenditore costretto a tutti gli effetti a raccogliere mazzette,rimango costernato nel vedere che nel giro degli appalti il tutto si svolga in maniera assai simile.Valgono poco quindi i sermoni lanciati dal Tabaccaio Piacentino...Cambiano i musicisti ma la musica è sempre la stessa.Fare andare in fallimento la sinistra?Ci vuole poco.Basta tagliarle i fondi di cui ha bisogno...ED IN 48 ORE vanno a gambe all'aria.SONO SENZA SOLDI!!!I fasti di un tempo in cui i Rubli scorrevano a fiumi sono finiti.Basta solo avere la volonta' di farlo.

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  • capitanuncino

    22 Luglio 2011 - 16:04

    Che vuoi farci....è tranquillo perche' sa già che lo salvano gli amici suoi.

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  • giggino1977

    22 Luglio 2011 - 12:12

    Ma perchè questo tizio non va in galera ?

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