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La vendetta del Palazzo colpisce chi lo smaschera

Invece di tirare la cinghia, gli onorevoli vogliono punire i giornalisti e insultano i cittadini. E basterebbero 90 giorni... / BECHIS

La vendetta del Palazzo colpisce chi lo smaschera
L’obiettivo numero uno ora è l’ordine dei giornalisti. Colpita da qualche inchiesta e da qualche articolo sui privilegi, la casta dei politici medita vendetta, tremenda vendetta. Il primo sfogo è emerso il 19 luglio scorso nella commissione affari costituzionali del Senato, dove ci si lamentava della pubblicazione proprio su Libero del riassunto della loro discussione della settimana precedente in cui tutti protestavano per i tagli ai costi della politica previsti nella finanziaria da Giulio Tremonti. Qualche senatore del Pd ha chiesto di pubblicare i resoconti integrali delle loro discussioni, per distinguere come nel riassunto è difficile fare, fra le varie posizioni. Barbara Saltamartini (Pdl) si è proprio arrabbiata, segnalando «l’esigenza che ogni giornalista dovrebbe pubblicare notizie solo dopo averne verificato l’attendibilità e la veridicità. In ogni caso, la stampa non è legittimata a impartire lezioni di moralità almeno a una consistente parte dei parlamentari». Un altro senatore dello stesso gruppo, Salvatore Lauro, dopo avere premesso la sua convinzione che «la stampa abbia reso del mio intervento una interpretazione parziale e maliziosa», è andato all’attacco: «Ribadisco la mia opinione secondo cui la riduzione dei trattamenti deve essere disposta per tutti i membri degli organi costituzionali, e non solo per i parlamentari. Sarebbe opportuno individuare e abolire i privilegi di cui godono gli iscritti ad alcuni ordini professionali, in primo luogo quello dei giornalisti». Quella commissione deve essere una vera polveriera di rabbia contro giornalisti e perfino contro comuni elettori. Dopo averne letto i resoconti e avere colto sul fatto il Pd schierato in trincea a difendere il proprio trattamento economico, un assistente universitario di Bolzano, Matteo Rizzoli, ha scritto a due senatori di quel partito che aveva votato tutta la sua indignazione. E ne ha ricevuto in risposta sonori schiaffoni. Uno dei due era Francesco Sanna. La cosa più carina che ha risposto all’elettore è: «Mi rimarrà la curiosità di capire se sono miserabili i suoi argomenti o anche il loro autore». Insieme a una invettiva contro Libero e il Fatto quotidiano definiti «le destre che ci accusavano di populismo». Nella lettera anche una stoccata all’elettore-professore: «Leggo che lei è Assistant Professor of Law & Economics: i miei amici minatori di Carbosulcis, che fanno un lavoro più pesante del suo e sono pagati meno di lei, hanno capito i fatti e la manipolazione interessata, Lei no».

La rabbia che trasuda da queste parole è comune a tutta la classe politica, senza distinzione di schieramento. Si scarica sulla stampa perché è il primo simbolo che si ha a portata di mano. Ci si lamenta di un malcontento diffuso fra tutti gli elettori (qualche parlamentare ha grottescamente sostenuto di non potere più fare andare i figli a scuola perché li fischiano. È  evidente: le scuole sono chiuse), e lo si attribuisce a qualche articolo di giornale. È  l’ultimo tragico errore della politica. Perché la protesta, anche al rabbia degli elettori, non viene dalla stampa (lì al massimo si trova conferma di quel che già si pensa), ma dall’esperienza che tutti i cittadini hanno del Palazzo.

L’ultima manovra finanziaria è forse la più pesante che si ricordi nella seconda Repubblica. Tocca redditi, pensioni, risparmi della stragrande maggioranza degli italiani. Per intervento del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, non appartiene alla maggioranza, ma a tutta la classe politica. Tutti insieme hanno consentito che quella finanziaria assai pesante e necessaria per tenere a freno l’attacco della speculazione all’Italia diventasse legge in tempo record, due giorni o poco più. Per trovare quella unità di intenti il testo è stato corretto in punti delicati ed è diventato un po’ più equo nella sua pesantezza. L’unica parte sterilizzata è stata quella dei tagli ai costi della politica, che giustamente Tremonti aveva inserito come premessa alla finanziaria. Era impensabile che tali furbizie da quattro soldi passassero inosservate o suscitassero il plauso degli elettori. Naturalmente è accaduto il contrario. Rabbia, delusione verso tutti. La sensazione di una casta pronta a tutelare solo i suoi piccoli interessi di bottega. Tutto aggravato dalla liturgia del giorno dopo: «Taglieremo, sì. Dalla prossima legislatura. Bisogna rispettare l’autonomia, bisogna difendere la nostra dignità…».

Se quella è la strada, porterà all’abisso. Eppure sarebbe semplice. Invece di ideare grandi riforme costituzionali che impegneranno il Parlamento mesi senza venire a capo di nulla, si separi dai grandi piani una sola cosa semplice: la riduzione del numero dei parlamentari. A parole sono tutti d’accordo. Però tutto rimane come è. In Senato l’8 luglio è stato presentato un testo di due articoli. Ha la firma di un senatore della Svp, Oskar Peterlini. Riduce i deputati da 630 a 300, compresi quelli esteri. E i senatori da 315 a 150. Numeri. Basta dire sì tutti: Pd, Pdl, Fli, Udc, Idv e gli altri. Un giorno al Senato, il giorno dopo alla Camera. Prima delle ferie. Si cambia la Costituzione, e dopo il primo voto bisogna prendersi una pausa di 90 giorni. Si arriva a  fine ottobre: bastano due giorni e il taglio dei parlamentari è  cosa fatta. È  la via di uscita.

di Fanco Bechis


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Commenti all'articolo

  • Dream

    25 Luglio 2011 - 14:02

    ti saluto anch'io, ma non se ne puo' piu' di nessuno di questi, e bada bene: Non per la manovra in se stessa...per il giorno prima della sua discussione: tutti d'accordo...ma non sulla sforbiciatina loro!!! è incredibile! Gli starnazzamenti del giorno dopo...da una parte mi entrano e dall'altra mi escono! ..e non solo a me!

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  • paolino46

    25 Luglio 2011 - 14:02

    Diciamolo francamente , una parte di "giornalisti" dovrebbero limitarsi a parlare di gossip.

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  • curcal

    24 Luglio 2011 - 00:12

    Il governo proponga alle camere, intanto, l'abolizione di privilegi, prebende, agevolazioni, benefit, ecc., con votazione a chiamata nominale e palese.In tal mo do conosceremo il pensiero sull'argomento di ogni singolo politico. Poi, si provvede rà a diminuirne il numero dalla prossima legislatura insieme a province, comuni consigli di quartiere, ecc.

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  • aquila azzurra

    23 Luglio 2011 - 19:07

    NON MOLLARE , il lezzo di una classe politica intera , senza distinzione di parti, ha reso l'aria irrespirabile ad un popolo che si dibatte in difficoltà estreme, un popolo a cui è stato imposta una serie di sacrifici dopo decenni di sprechi e di malgoverno. I media sono nel giusto e la crescente rabbia che i politici mostrano contro i giornalisti, ne sono la prova certa ed eclatante; ricordiamo a riguardo una brutta espressione da parte di un ministro del governo in un talk-show (omnibus della 7), per reazione ad un pepato articolo di flores d'arcais , ha parlato di sputi in faccia e schiaffoni. E' questa la libertà di parola o la democrazia di cui ci vantiamo e delle garanzie costituzionali , oppure sono le ruberie e gli intrallazzi che ogni giorno scopriamo gravi e numerose, per cui decine di procure sono impegnate per una caccia senza quartiere? Non siamo giustizialisti e preferiamo che i lor signori si convincano a lasciare attraverso le campagne di stampa prima delle manette.

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