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Tutti quegli affari di Penati benedetti dal capo Bersani

Da presidente della Provincia, nel 2005, Filippo comprò da Gavio quote suprflue della Serravalle. Pier sapeva / ANTONELLI

Tutti quegli affari di Penati benedetti dal capo Bersani
Nulla di nuovo. Purtroppo. Furono rese pubbliche nel 2005. Scatenarono un polverone e numerose querele. Misero in moto gli ingranaggi della Corte dei Conti ma tutto è finito in niente.  
L’autostrada di telefonate, come vennero definite, tra Filippo Penati e il costruttore (morto due anni fa) Marcellino Gavio evidenziano certo un’assenza di appigli giudiziari, ma al tempo stesso rapporti di stretta amicizia dal punto di vista politico. Secondo le accuse dell’allora avversario politico Gabriele Albertini quella amicizia benedetta da Bersani aveva un obiettivo preciso: far arrivare liquidità al costruttore che avrebbe poi dovuto partecipare alla scalata Unipol.  La Provincia nel 2004 spende 238 milioni di euro (poco meno di 500 miliardi di lire) per arrivare al 53 per cento e consolidare il controllo di una società che era già in mani pubbliche. Paga 8,93 euro per azione. Solo diciotto mesi prima, Gavio le aveva pagate 2,9: dunque realizza una plusvalenza di 176 milioni di euro.
Penati si difende: aveva cercato di comprare le azioni dal Comune, il quale però non aveva neppure risposto. Il prezzo pagato è regolare, visto che comprende il premio di maggioranza e che il valore medio, tra azioni vecchie e nuove, è di 2,97 euro l'una. Le telefonate trascritte dai finanziari nell’ambito di un’inchiesta che coinvolse Gavio e Ombretta Colli, già presidente della provincia di Milano, farebbero pensare a qualcosa di diverso. La storia giudiziaria ha però smentito  cattivi pensieri. Non ha però mai smontato i link politici.
 Non a caso quando l’ex presidente della provincia di Milano il 5 luglio del 2004 a metà pomeriggio sente  Gavio tiene a specificare: «Mi ha dato il suo numero di telefono l’onorevole Bersani». Pochi giorni prima il costruttore di Tortona chiacchierando con il suo braccio destro esprime una serie di opinioni. I finanzieri sintetizzano così: «Binasco dice che il problema non è Penati, perché con lui un accordo lo si trova, il vero problema è il sindaco Albertini perché i voti che mancano sono quelli di Milano città». Insomma, secondo Binasco, Albertini avrebbe contribuito a far perdere la Colli. Serve cambiare sponda. «Gavio cerca di ipotizzare i nuovi accordi nella Serravalle, Binasco lo ferma dicendo che servirebbe rinviare di una ventina di giorni, così poi avranno modo di lavorarci».
 Mentre il 30 giugno «Gavio dice», trascrivono i finanzieri sul brogliaccio, «che lo ha chiamato Bersani (Bersa) e ha dato il via libera per incontrarsi tra una decina di giorni con Lui (Penati)».  E che il rapporto tra Gavio e Penati fosse inteso dal primo come idilliaco sembra trovare una sponda, chissà se è vero, nelle parole di Emilio Fede. Gavio chiama il direttore del Tg4 e domanda: «Che tipo è questo Penati?». Fede risponde: «Molto, molto molto trattabile». Bene ribadire si tratta di telefonate in libertà. Quello che è certo è che lo scorso anno la Corte dei Conti della Lombardia ha censurato l’operazione con cui la giunta Penati aumentò la partecipazione della Provincia  al capitale della società autostradale Milano Serravalle, definendola non solo «priva di qualsiasi utilità», ma anche caratterizzata da «diversi profili di danno erariale».
Il giudizio è contenuto in una lettera inviata all’allora sindaco di Milano Letizia Moratti dal vice procuratore generale, chiamato a risolvere la vertenza avviata cinque anni prima dal Comune di Milano retto da Gabriele Albertini contro Palazzo Isimbardi per una presunta violazione del patto di sindacato. Per il magistrato contabile l’aumento della partecipazione in Serravalle costituirebbe un primo danno erariale perchè è costato alla Provincia una spesa di 76,4 milioni di euro in più rispetto al valore di mercato.
Nell’atto della Procura dei magistrati contabili si legge che «la scelta di acquisto del pacchetto azionario, in violazione del patto di sindacato ha comportato inoltre un deprezzamento del valore delle quote detenute dallo stesso Comune». Perciò, la Corte rivolge a Letizia Moratti l’invito ad avviare un’azione di responsabilità amministrativa contro i componenti dell’allora Giunta Penati per il risarcimento del danno erariale.
«L’onerosa operazione posta in essere - si legge nel testo - risulterebbe priva di una qualsiasi utilità, considerando che gli enti locali, con particolare riferimento al Comune di Milano e alla Provincia di Milano, già detenevano il controllo della società pubblica, in quanto la loro quota azionaria pari complessivamente al 55,305% assicurava una gestione sociale di Serravalle nell’esclusivo interesse delle comunità amministrate». Più o meno quello che l’attuale assessore al bilancio di Palazzo Marino, Bruno Tabacci, va sostenendo in questi giorni. Il vero o presunto buco nei conti del Comune sarebbe da collegare a quella strana operazione in Serravalle.

di Claudio Antonelli

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Commenti all'articolo

  • lupok21

    25 Luglio 2011 - 16:04

    Guardatele bene perchè due persone così perbene come questi due non ne vedrete piu'. Ma che bello che goduria vedere persone oneste, sincere, altruiste come questi due. Sembrano il gatto e la volpe nelle favola di pinocchio. C'è un posto bello, soleggiato, pieno di agi, serviti di tutto punto, ammirati e corteggiati dove mandarli? Si c'è : A SAN VITTORE a Milano.

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  • spalella

    23 Luglio 2011 - 19:07

    Gente, la verità è una sola, i ladri ed i presunti tali sono SOLO nel PD e nel PDL. Nessuno scandalo nella Lega, che ha pur molti amministratori, molti politici a roma, e che ha ministri nel governo. Ed allora facciamo pulizia. Votiamo SOLO per quei partiti che, AVENDO I NUMERI ED ANCHE GLI INCARICHI, non sono stati toccati dagli scandali. Faremo così pulizia e teoricamente anche il nostro interesse.

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  • pietrafocaia

    23 Luglio 2011 - 17:05

    Contro Pionati c'è un 'indagine! Contro Bersani, no! Perciò ognuno pensa che se Ella sa che Pier sapeva! Ella debba andare al primo posto di Polizia e dire come, dove, quando e perchè è venuto a conoscenza che Pier sapeva e fornire le prove. Non si celi dietro l'effimero paravento del segreto ( di pulcinella) professionale. Dia una mano fattiva alla emersione della verità. Se non lo fa, allora, rischia prendersi una querela.

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  • gpaololeandro

    23 Luglio 2011 - 17:05

    Venga fuori chi ha creduto o crede ancora che la macchina dell' ex pci,già fruitrice di cospicui finanziamenti e beneficiaria di intermediazioni commerciali ai tempi dell'impero sovietico,potesse campare con le salamelle delle feste dell'Unità e diffusione del giornale..Penso che le "balle" del compagno Greganti potessero accettarle solo i gonzi ed i beoti con tre narici.Un apparato come quello del partito progressista,aveva ed ha bisogno di ben altre risorse,dovendo vivere di apparato e di professionisti della politica che hanno "pure da campare e tengono famiglia".Salvo quindi eclatanti rivolgimenti,che al momento appaiono inverosimili,il compagno Penati sembra aver ben operato per il partito e,non so quanto,per sè e per chi lo circondava.Ancora un tassello che si aggiunge agli altri numerosi che hanno preceduto quest'ultimo e la confermata dimostrazione che i puri e duri-anche se progressisti-spesso e volentieri,indulgono nel facile affarismo delle mazzette!

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