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Tra purghe, congressi o passaggio di mano del Senatùr la Lega sceglierà la quarta strada: attendere

Futuro incerto: tra chi preme per il "terrore" e la democrazia "Maronita", vincerà chi aspetta passi falsi dal Pdl / ONETO

Tra purghe, congressi o passaggio di mano del Senatùr la Lega sceglierà la quarta strada: attendere
Come è ormai piuttosto chiaro a tutti, una grossa fetta del problema politico di queste settimane è in realtà connessa ai rapporti interni alla Lega. A volere essere espliciti  occorre dire che si tratta essenzialmente di un problema clinico, strettamente legato alle condizioni di Umberto Bossi, a quanto la sua lucidità e la sua capacità d’azione siano reali o il frutto di un involucro di ipocrisia costruitogli attorno da un sodalizio di interessati e accettato da soci e avversari perché funzionale alle proprie manovre politiche. Il cosiddetto “cerchio magico” affida all’immagine di un leader in perfetta forma la sopravvivenza del proprio potere, alla Destra fa comodo un gruppo fiancheggiatore controllabile e in qualche misura  ricattabile, alla Sinistra non pare vero avere una Lega debole e incapace di cogliere le straordinarie opportunità che la situazione attuale le offre.
Mai come oggi i destini della Repubblica sono condizionati dall’evoluzione delle dinamiche interne del mondo padanista.
Proviamo a ipotizzare gli scenari possibili.
Primo caso. Il “cerchio” decide di fare giocare a Bossi la parte di sempre, quella di Bossi quando era Bossi: gli fanno dire che bisogna rimettere ordine nel partito, qualcuno viene cacciato e gli altri terrorizzati. La cosa potrebbe funzionare ancora una volta e tutti gli scontenti tornarsene mogi a cuccia con la coda fra le gambe. Oppure qualcuno potrebbe resistere obiettando che non si tratti di una decisione del Capo ma della trovata del tutto illegittima di qualcuno dei suoi infermieri-carcerieri-ventriloqui e si aprirebbe uno scontro dagli esiti devastanti ma scontati.
Il secondo caso è speculare al primo: su pressione di una base sempre più in rivolta, sono gli “altri”, quelli che la stampa definisce – non si sa quanto correttamente – i “maroniti” che chiedono la convocazione di un Congresso per discutere gli assetti reali del Movimento. Assise federali non se ne tengono da molto prima della malattia di Bossi  e la legalità formale è un lontano ricordo. La cosa potrebbe essere accettata e aprire una stagione difficile ma molto interessante. Ma Bossi potrebbe  essere costretto a rifiutare una soluzione del genere, non solo da parte dei “cerchiuti” ma anche da parte di Berlusconi cui è legato da un patto personale di ferro che il senatùr non può tradire se non a costi per lui pesantissimi. Anche in questo caso si aprirebbe una stagione tempestosa.
Ci sono, in realtà, altre due possibilità, una più auspicabile e l’altra più probabile.
In un momento di lucidità e di generosità nei confronti della sua gente e delle sue aspettative più toste, Bossi decide di farsi da parte, di ritagliarsi il ruolo altamente onorifico di “padre della patria”, di referente morale, di garante del futuro del partito, nominare  un traghettatore  di fiducia che convochi regolari Congressi e gestisca con autorevolezza la transizione della Lega verso la condizione di  partito “normale” nella gestione interna ma sempre “anomalo” nel panorama politico, per spregiudicatezza, energia e durezza delle richieste. Si ritira in una Camelot padana, libera il Movimento dalla presenza imbarazzante della sua prole e dei suoi famigli più compromessi, e apre la fase due dell’autonomismo settentrionale, finalmente simile a quello catalano.
Conoscendo i personaggi della vicenda, i loro pregi e – soprattutto – i loro limiti, è però assai più facile che il futuro ci consegni uno scenario privo di cambiamenti, una Lega che si barcamena fra proclami di guerra e abbracci di pace, fra clangori di armi, penultimatum, ritrattazioni, correzioni di rotta, compromessi: la solfa degli ultimi anni insomma. Con la speranza che gli errori degli avversari e degli alleati le tolgano le castagne dal fuoco, le diano nuova vitalità, che la gente continui a contentarsi del “meno peggio”, dove aggravandosi il “peggio”, si alleggerisca l’impegno  del “meno”. Si continuerà a fare finta che le riforme si faranno, che Bossi sia sanissimo, e che l’autonomia della Padania arriverà comunque. Un lungo, mesto declino.

di Gilberto Oneto

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Commenti all'articolo

  • boss1

    boss1

    23 Luglio 2011 - 13:01

    insieme devono concordare il loro ritiro per il bene di tutti,devono ritirarsi volontariamente e con tutto il rispetto.

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