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Sinistri Penati molla anche gli incarichi nel Pd ma non la poltrona ben pagata in Regione

Il capo della segreteria si autosospende dopo l'indagine sulle mazzette. "Solo calunnie". Resta consigliere: 10mila euro al mese

Sinistri Penati molla anche gli incarichi nel Pd ma non la poltrona ben pagata in Regione
Doppio passo indietro per Filippo Penati. Dopo essersi autosospeso dalla carica di vicepresidente del consiglio regionale, l'ex sindaco di Sesto San Giovanni indagato per corruzione e tangenti da 2 milioni di euro per l'ex area Falck ha comunicato al segretario del Pd Pier Luigi Bersani la propria autosospensione anche da ogni carica di partito. Penati, che era responsabile della segreteria politica di Bersani, sta anche meditando di trasformare l'autosospensione dalla carica di vicepresidente del consiglio regionale in dimissioni. Penati resta invce ben saldo alla poltrona del consiglio regionale, al Pirellone. Quella che gli garantisce circa 10.500 euro lordi al mese, benefit esclusi. "Ribadisco la mia totale estraneità ai fatti - ha affermato Penati -, ma faccio due passi indietro perché la mia vicenda non crei ulteriori problemi al partito". L'imbarazzo, tra i piani alti democratici, è tanto. Lo testimonia il silenzio ripetuto di Bersani e il fatto che solo Rosy Bindi, da quando è scoppiata l'inchiesta monzese, abbia avuto il coraggio di chiedere al leader del Pd lombardo un passo indietro.

Contrattacco - Con le mani libere, Penati ora si sente in condizione di attaccare: "Sono accusato - ha spiegato in una note - con una montagna di calunnie da due imprenditori inquisiti in altre vicende giudiziarie che cercano così di coprire i loro guai con la giustizia. Non ho mai preso soldi da imprenditori e non sono mai stato tramite di finanziamenti illeciti ai partiti a cui sono stato iscritto. Ora il mio primo obiettivo è quello di recuperare la mia onorabilità, di restituire serenità alla mia famiglia e non voglio che la mia vicenda e la conseguente martellante campagna mediatica creino ulteriori problemi al mio partito". Le accuse nei confronti di Penati sono quelle di concussione, corruzione e finanziamento illecito.



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Commenti all'articolo

  • dubhe2003

    27 Agosto 2011 - 21:09

    ...mollare,non serve a niente lasciare l'incarico,per abbagliare solo i turlurucchi,quella è una subdola scusa.E' lo stipendio semmai,questo si che deve rifiutare,sino a sentenza definitiva come per tutti in democrazia.A che servono allora i tre gradi di giuzizio,se sputiamo sentenze a priori,care...menti libere,ma di che cosa?Anche il figliolo del Tonino,al secolo Robespierre ha lasciato l'incarico,ma non la poltrona,mind!!

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  • Liberovero

    26 Luglio 2011 - 15:03

    e prendi esempio dagli indagati del PDL & Soci che non appena taggiunti da un avviso di garanzia si sono dimessi, come hanno fatto i vari: Berlusconi, Dell'Utri, Formigoni, Verdini, Cosentino, Bossi, Maroni, Cuffaro, Previti ecc. ecc.

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  • bruno osti

    26 Luglio 2011 - 15:03

    hai perfettamente d'accordo. Solo che per Papa, Cosentino (e tutti gli altri) lo avete difeso (come anche Tedesco). Ma lo avete fatto anche per Di Girolamo, delinquente reo confesso, ora in galera, per il quale il CDX in Senato, si era tutto alzato in piedi per applaudirlo.

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  • emilioq

    26 Luglio 2011 - 08:08

    Hai capito i furbetti sinistri, " non mollano le poltrone "!!!! Non l'avremmo mai dubitato!!!!! Come si fa a lasciare una poltrona da cui inventarsi altri modi per rubare? E' di pochi giorni fa la notizia che in Cina hanno condannato alla pena capitale due funzionari che pigliavano mazzette!!! Non dico di arrivare a tanto ma cacciarli a pedate nel sedere isolandoli da qualsiasi carica questo è fattibilissimo e in questa maniera anche in Parlamento e in Senato e in tanti Ministeri e Uffici Pubblici ci sarebbe una bella ripulita!!!!!!!

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