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I democratici e le mazzette: ecco il Tangentificio rosso

Penati, la Milano-Serravalle, gli imprenditori amici. Bersani "sapeva tutto", lui: "Non siamo immuni" / SCAGLIA / MOTTOLA

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I democratici e le mazzette: ecco il Tangentificio rosso
Alla fine l'ha capito pure Pier Luigi Bersani. Il segretario del Partito democratico ha rotto il silenzio dopo giorni pesanti di dubbi, dimissioni e imbarazzi, ha scritto al Corriere della Sera ed ha ammesso: "Non siamo immuni dalla questione morale. Rivendichiamo una differenza politica e non genetica". Alleluia, ma non basta. Bersani dovrebbe spiegare qualche cosa in più sui fatti concreti. Per esempio cosa sapeva lui, e cosa sapevano i vertici del Pd, del 'sistema Penati', o meglio 'sistema Sesto'. Lì, dalla Stalingrado d'Italia, emerge una complessa rete di connivenze, corruttele e mazzette, ruotanti intorno all'ex sindaco e ormai ex vicepresidente del Consiglio regionale, Filippo Penati, soprattutto uomo di fiducia di Bersani e capo della sua segreteria.

"La coop mi disse: assumi quei due" / SCAGLIA

Il sistema Pd viaggiava sulla Milano-Serravalle / MOTTOLA


Un sistema complesso che non riguarda soltanto l'ex area Falck e gli immobiliaristi vicini ai democratici. Si indaga ora, per esempio, sulle Coop. L'imprenditore Giuseppe Pasini, grande accusatore di Penati, avrebbe rivelato agli inquirenti di Monza di pressioni per assunzioni 'politiche'. E ancora. Piero Di Caterina, imprenditore vicino a Penati e sospettato di essere il collettore delle mazzette democratiche, avrebbe scritto una lettera a Penati e a Bruno Binasco (altro imprenditore che nel 1993 fu arrestato per le tangenti a Primo Greganti, il famoso Compagno G delle Tangenti rosse) lamentandosi di aver versato negli anni troppi soldi, mai più rientrati. E ancora. Binasco era uomo di fiducia di Marcellino Gavio, oggi scomparso, titolare del gruppo possessore delle quote della chiacchieratissima autostrada Milano-Serravalle, acquistate poi dalla Provincia guidata, guarda un po', da Penati.

L'altra grana - E sono proprio gli appalti della Milano-Serravalle un capitolo che potrebbe riaprirsi grazie ai nuovi elementi che emergono dalla Procura di Monza. Dalle intercettazioni della Guardia di Finanza, il quadro è chiaro: Binasco aggiornava Penati su tutte le operazioni, e Penati a sua volta informava Bersani. Era quest'ultimo a dare il via libera ad appuntamenti ed incontri "riservati" tra presidente della provincia e imprenditori, favorendo peraltro plusvalenze sospette a Gavio (179 milioni di euro) e indebitamenti pesanti alla Provincia. L'allora assessore al Traffico della giunta Albertini, Giorgio Goggi, lo ribadisce: "Il Comune di Milano ha perso diverse decine di milioni di euro, è stato un pessimo affare voluto dai vertici dei Ds". Ecco perché il Pd tace: sta per essere scoperchiato il pentolone. Il guaio è che anche al suo interno, il partito democratico deve arginare una crescente voglia di pulizia. L'ex sindaco di Torino Sergio Chiamparino, per esempio, incalza dalle colonne di Repubblica: "Diamo un segnale: no all'autorizzazione a procedere, aveva senso 100 anni fa quando l'avvocato socialista che difendeva i braccianti poteva essere attaccato dal padrone, ma ora?".


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Commenti all'articolo

  • GINO47

    27 Luglio 2011 - 22:10

    Facebook, recependo, senza svolgere alcun verifica doverosa, ha disattivato la pagina de IL GIORNALE privando l'utenza di un valido supporto di informazione. Questa è la società della pluralità tanto declamata da coloro che si sentono toccati dai giornalisti del GIORNALE? Mi auguro che ci sia una levata di scudi da parte di tutti i giornali e dalla federazione della Stampa!

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  • GINO47

    27 Luglio 2011 - 22:10

    Su Facebuk, su segnalazioni concentriche di quelli che si definiscono democratici, aperti di mente, è stata disattivata (oscurata) la pagina del quotidiano IL GIORNALE. Bell'esempio di democrazia.

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  • sparviero

    26 Luglio 2011 - 20:08

    Alle prossime elezioni, non votate.

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