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Il sistema Pd viaggiava sulla Milano-Serravalle

Gavio, Binasco e la storia complicata dell'autostrada: "Bersani ordinava, Penati eseguiva" / MOTTOLA

Il sistema Pd viaggiava sulla Milano-Serravalle
«Bersani ha già parlato con lui (Penati) e gli ha detto che non decide niente».
Marcellino Gavio - storico latitante di Tangentopoli deceduto nel 2009 - lo diceva già nel 2004. La linea la detta la segreteria romana, non si può fare affidamento sui pesci piccoli. E Filippo Penati all’epoca rientrava nella categoria. Gavio lo ripeteva al telefono con Bruno Binasco, oggi indagato nell’inchiesta di Monza su mazzette e finanziamento illecito dei partiti. Telefonate che, rilette oggi, potrebbero tranquillamente far nascere il sospetto che il cosiddetto sistema-Penati non si fermasse a Sesto San Giovanni.

Le chiamate in questione riguardano l’operazione Serravalle, atto più significativo dei cinque anni di governo del centrosinistra in Provincia a Milano. Per chi non ricordasse, la giunta Pd nel 2004 aveva deciso di  comprare a 8,973 euro azioni per cui Gavio aveva speso appena 2.9 euro pochi mesi prima. Un pessimo affare, ma Penati aveva deciso che era fondamentale raggiungere il 53% delle quote società. Voleva avere il controllo assoluto. Controllo che,  come spiega da anni l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini, era già saldamente nelle sue mani grazie a un accordo col Comune. Per di più, a causa di Penati, le azioni di Palazzo Marino si sono poi svalutate, per un danno stimato dalla vecchia giunta  in 238 milioni di euro. La Provincia, invece, era stata costretta a indebitarsi per pagare Gavio, che è stato l’unico a guadagnare sul serio. La sua società ha realizzato una plusvalenza di 179 milioni di euro. Da notare che l’imprenditore pochi mesi dopo ha investito cinquanta  milioni di euro per tentare la scalata a Unipol: per qualcuno potrebbe essere tutt’altro che un caso.
A dirigere tutta l’operazione Serravalle, infatti,  non c’era solo il genio finanziario di Penati, che ha sempre difeso il suo ruolo nella vicenda spiegando che con queste mosse avrebbe potuto porre fine ad anni di presunto stallo amministrativo dovuto alla convivenza tra Comune e Provincia. A spingere per chiudere l’affare c’erano anche gli attuali vertici dei Partito Democratico. Per trovare dei nomi basta leggere la prima telefonata intercettata dalla Gdf tra Gavio e Penati. «Mi ha dato il suo numero di telefono l’onorevole Bersani», spiega l’ex presidente della Provincia, «volevo fare due chiacchiere». La conversazione è del luglio del 2004. In quel periodo i pm Alfredo Robledo e Stefano Civardi indagavano su Ombretta Colli, predecessore di Penati in Provincia. L’inchiesta è stata poi archiviata, ma ha documentato come con il suo gruppo Gavio stesse facendo di tutto per accreditarsi con i nuovi “padroni” di Palazzo Isimbardi. Al centro c’era proprio Pierluigi Bersani, all’epoca eurodeputato dei Ds, che pochi giorni prima della telefonata riportata aveva contattato Gavio per suggerirgli di incontrare il neopresidente «in modo riservato». Gavio aveva illustrato la proposta con il suo braccio destro Bruno Binasco (oggi indagato, come detto) per spiegare: «Bersani ha già parlato con lui (Penati) e gli ha detto che non decide niente». Prima di muoversi, bisogna chiedere alla segreteria.

In altre chiamate, invece, è lo stesso Bersani che spiega in prima persona di aver fatto pressioni su Penati perché la pratica Serravalle venisse accelerata. «Bersani dice che ha parlato con Penati», si legge nella sintesi della telefonata fatta dalla Gdf, «e questi gli ha chiesto una settimana, dieci giorni per fare mente locale, quindi Bersani dice a Gavio di cercarlo per incontrarsi in modo riservato, poi dice ancora “vedrà che si trova un modo, ora fermiamo tutto e fra una decina di giorni quando vi vedrete troverete un modo”. Gavio ringrazia». Per tutto il mese di luglio continuano le telefonate. «Gavio dice che lo ha chiamato Bersa (Bersani)», si legge in un altro resoconto di una “chiacchierata tra l’imprenditore di Tortona e Binasco, «che gli ha dato il via per incontrarsi fra una decina di giorni con lui (Penati) in un posto riservato. Binasco dice bene e che in questo momento si trova in macchina con Valori». Nella stessa intercettazione spuntano i dettagli per l’incontro: «Gavio dice che fra otto o dieci giorni hanno l’appuntamento, Bersani ha già parlato con lui (Penati) e gli ha detto che non decide niente. Binasco dice va bene e Gavio lo esorta a cercare di portare la decisione fra 20 giorni». La decisione dovrebbe essere la nomina del nuovo presidente della Serravalle.
A quanto pare, poi, i contatti del duo Gavio-Binasco non erano confinati ai Ds. Il trenta giugno i finanzieri avevano preso nota di una telefonata tra Binasco e tale Lusetti, che potrebbe essere, ma non è dimostrato, il vicecapogruppo della Margherita alla Camera, membro della commissione Trasporti: «Binasco dice se si ricorda di Lusetti, Gavio risponde affermativamente, Binasco dice che è lui il suo uomo a Milano. Binasco gli dice di fissare un incontro per domani, poi gli spiegherà a voce».
Pochi giorni dopo, infine, Penati e Gavio si sono incontrati «in privato», come suggerito da Bersani. L’affare è andato in porto. Gabriele Albertini ha presentato denunce per anni senza mai essere ascoltato. La magistratura, per il suo stupore, non ha mai neanche provato a indagare su un’operazione che, per usare un eufemismo, si può definire bizzarra. Un’operazione che, per altro, vede coinvolti i massimi vertici dell’opposizione.

di Lorenzo Mottola

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