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Milano-Serravalle "gonfiata": nuovo fronte contro Penati

L'inchiesta di Monza: sospetti sull'acquisto del 15% della società autostradale da parte della Provincia di Milano / SCAGLIA

Milano-Serravalle "gonfiata": nuovo fronte contro Penati
E chissà fin dove si spingerà, quest’inchiesta della Procura di Monza che sta mettendo sotto la lente dieci anni di politica milanese. Partita dalle dichiarazioni di due imprenditori - Giuseppe Pasini e Piero Di Caterina - prima organici al sistema di potere gravitante intorno a Sesto San Giovanni, poi divenuti accusatori. Di fatto terremotando la giunta municipale progressista. E, soprattutto, puntando il dito contro Filippo Penati, indicandolo come beneficiario di tangenti milionarie, collegate ai progetti relativi all’area dismessa ex Falck (ma non solo). Penati, che di Sesto è stato il sindaco fino al 2002, poi presidente della Provincia di Milano, quindi capo della segreteria politica del segretario Pd Bersani, infine vicepresidente del Consiglio regionale lombardo ora dimissionario. E poi le contestazioni alle cosiddette “coop rosse”: due professionisti da anni vicini per l’appunto al sistema delle cooperative emiliane - Francesco Agnello e Gianpaolo Salami - indagati poiché, sempre stando alle dichiarazioni di Pasini, fra il 2002 e il 2004 furono pagati per consulenze solo di facciata - 2,4 milioni in quattro fatture, e Pasini sostiene siano in realtà vere e proprie mazzette mascherate. Ma soprattutto indagato è Omer Degli Esposti, vicepresidente della grande cooperativa edilizia bolognese Consorzio Cooperative Costruzioni-CCC: concussione, questa l’ipotesi di reato, poiché proprio lui avrebbe indicato a Pasini i nomi di Agnello e Salami. In questo senso il presidente della CCC, Piero Collina, rigetta l’accusa, dichiarando la «totale estraneità» della società. Tra l’altro, la CCC fa attualmente parte della compagine societaria divenuta proprietaria dell’area.
E però adesso l’inchiesta pare si stia dirigendo verso il centro di Milano. Nel senso che i magistrati vogliono vederci più chiaro in una delle operazioni politico-finanziarie più contestate degli ultimi anni: l’acquisizione nel 2005, da parte della Provincia di Milano allora guidata proprio da Penati, di azioni della Milano Serravalle spa, società proprietaria dell’omonima autostrada. Operazione nebulosa, poiché la Provincia già deteneva la maggioranza delle quote, e nonostante questo ne acquistò un altro 15 per cento dell’imprenditore Marcellino Gavio (poi deceduto) pagandole uno sproposito - 8,9 euro l’una per complessivi 176 milioni di euro, contro i 2,9 pagate dallo stesso Gavio poco prima. Tanto che la Corte dei Conti parlò di iniziativa «onerosa e priva di qualsiasi utilità». La vicenda sestese si colllega a quest’ultima attraverso un episodio specifico: il pagamento fra il 2009 e il 2010 - secondo gli inquirenti truccato da opzione immobiliare mai esercitata con conseguente perdita della caparra - di ben due milioni di euro da parte di Bruno Binasco, alto dirigente del gruppo di Gavio, a Di Caterina, che da tempo chiedeva a Penati di rientrare del denaro versato all’uomo politico negli anni precedenti. Perché fu Binasco a tirar fuori quei soldi? Forse ha proprio a che fare con l’operazione Milano Serravalle? I magistrati monzesi hanno dunque chiesto ai colleghi di Milano la trasmissione degli atti dell’indagine ancora aperta nel capoluogo lombardo sulla vicenda. Peraltro, c’è da ricordare che lo stesso Gavio, subito dopo aver incassato i soldi derivanti dalla cessione delle quote, sponsorizzò con moneta sonante - 50 milioni di euro - la famosa scalata da parte di Unipol alla Bnl, altra operazione molto chiacchierata e poi naufragata in seguito alle inchieste della magistratura. Penati è comunque subito intervenuto: «È positivo che la Procura di Monza acquisisca la documentazione sulla Milano Serravalle. Documentazione che comunque è a disposizione e al vaglio dei magistrati da sei anni, in seguito all’esposto dell’allora sindaco di Milano Gabriele Albertini».

di Andrea Scaglia

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Commenti all'articolo

  • ciannosecco

    28 Luglio 2011 - 16:04

    Sentirti parlare dei magistrati e come sentire le vecchie favole che ci raccontavano da bambini.Ma poi si cresce e si scopre che un avvocato non conta una beata cippa quando c'è un mandato d'arresto.Inoltre Papa aveva chiesto di essere ascoltato dai Magistrati appena aveva saputo di essere sotto indagine,proprio come Cosentino,ma nessun magistrato lo ha voluto ascoltare.Ora, dopo che sono scappati i buoi e chiuso le stalle,chiedono l'arresto.Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere.

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  • bruno osti

    28 Luglio 2011 - 15:03

    perché non c'é ancora un mandato di arresto, come c'era invece per Papa, da voi difeso e per il quale ne è sttto vietato il procedimento. Prima di emetterlo, evidentemente, i Magistrati vorranno avere prove certe, altrimenti un qualsiasi avvocato alle prime armi ne smonterebbe il castello accusatorio. Intanto, penati, si è dimesso da ogni carica ed incarico, contrariamente al sopra nominato.

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  • Giumaz

    28 Luglio 2011 - 12:12

    CCC? Ci manca una P!!!! E poi ci avrebbe ricordato la tanto amata Unione Sovietica. Potevano anche aggiungere, che so, un .... Progressiste. Così sarebbe stata proprio CCCP. Un sapore dei bei tempi andati. Allora non erano C e P, ma in cirillico erano S e R, ma non importa. Graficamente è uguale. Falce e martello nel cuore e portafogli ben gonfio.

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  • degrel0

    28 Luglio 2011 - 11:11

    E' IN GALERA.LA PROCURA SI SPIEGHI!

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