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Palma: "Politica e magistratura basta contrasti. Colpe di tutti"

Il Guardasigilli: "Bisogna far seguire alle parole i fatti". Processo lungo: "Per ora non dico nulla. Valuterò sulla base della legge"

Palma: "Politica e magistratura basta contrasti. Colpe di tutti"
"Il contrasto tra politica e magistratura deve finire. Le colpe ce le hanno tutti e tutti allora devono farsi un corretto esame di coscienza: perchè è arrivato il momento della condivisione". A parlare è il neo ministro della Giustizia, Francesco Nitto Palma che, intervistato dal Corriere della Sera, annuncia anche che "la prima cosa in assoluto" che farà sarà dimettersi dalla magistratura, "dai cui ruoli - spiega - ero in aspettativa per il mandato parlamentare".
  
"Parlerò con i fatti" -
  "Non rientrerò più in magistratura" assicura Nitto Palma. "Penso questo sia un modo di far seguire i fatti alle parole per sciogliere una delle questioni che affaticano il rapporto tra politica e giustizia. Penso che per me sia una questione di serietà. Del resto è un problema di su cui si è già espresso il Csm, su cui pendono diversi disegni di legge e che è stato di recente richiamato dal capo dello Stato nel suo discorso ai giovani magistrati". Palma dunque si dice pronto "sin dalla prossima settimana" a sedersi "a un tavolo con opposizione e magistratura re trovare   soluzioni condivise. Sono disponibile fin da subito. Mi auguro che ci sia la stessa disponibilità anche dall'altra parte". Il ministro annuncia poi che darà priorità al problema del sovraffollamento delle carceri "attraverso un programma di depenalizzazione dei reati minori".

Processo lungo -  Sullo spinoso tema del processo lungo, il nuovo Guardasigilli prende tempo. Giovedì 27, non appena ufficializzata la nomina del ministro della Giustizia, l'opposizione aveva sollecitato Palma a fermare quel provvedimento, tanto contestato dalla sinistra come "ennesima legge ad personam". Pronta la risposta di Nitto Palma sulle pagine della Stampa: "Fino al giuramento non dirò nulla sul merito delle proproste di legge. Nessuno è depositario della verità, e nessuno può fare lezioni di moralità. Se mi convinceranno che una legge è sbagliata, che non risponde ai principi costituzionali, che non è funzionale all'efficienza del servizio giustizia, mi pronuncerò contro quella legge".

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  • Liberovero

    29 Luglio 2011 - 15:03

    in Italia non c'è un conflitto tra politica e magistraura, ma tra malaffare e legalità. La magistratura cerca di contrastare il malaffare che, purtroppo, spesso viene praticato da uomini della politica sia di dx che di sin. Quando un magistrato indaga un medico per colpa professionale, e di medici indagati in Italia ve ne sono certamente più dei politici, non si parla di conflitto tra magistratura e medici, ma di normale dialettica porcessuale tra un indagato e chi è preposto all'esercizio dell'azione penale. Lei che è stato magistrato queste cose le sa, quindi, non alimenti la leggenda che vi è un conflitto tra chi ha il compito di contrastare l'illecito e chi ha commesso l'illecito, altrimenti contribuisce a diffondere la favola che i magistrati invece di perseguire i fatti reati perseguono alcune persone a prescindere dei fatti loro attribuiti. Il prblema in Italia non è la magistratura che scopre i politici che rubano, ma la politica che non sa scegliere una classe dirigente onesta

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  • SMAL

    29 Luglio 2011 - 11:11

    Magno cum gaudio habemus ius dicatum novum! Però parte male perché affetto da due qualità negative: - è gradito al faraone repubblicano - è magistrato. Quindi non farà nulla che dispiaccia alla presidenza della repubblica ed alla magistratura, cioè non farà nulla! Nihil sub sole novi!

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  • autores

    28 Luglio 2011 - 17:05

    con questi buffoni non vale neanche la pena di lavorare.

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  • ciannosecco

    28 Luglio 2011 - 14:02

    L'importante è che non passi una leggina che le impedisca di farla visitare da un buon psichiatra,che è resa necessaria dalla sua mostruosa ignoranza.Non si deve risparmiare sui testimoni della difesa per rendere brevi i processi,basta punire i magistrati che innondano i Tribunali con i processi farsa.

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