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Nichi fa il duro. Ma è moralista con gli indagati degli altri

Vendola maestro della doppiezza: gli chiedono di Tedesco, parla di Milanese. E' in ottima compagnia / GORRA

Nichi fa il duro. Ma è moralista con gli indagati degli altri
Intransigenti. Duri. Trasparenti. Inflessibili. Però solo con gli indagati degli altri. Con i propri, tutta un’altra musica. Nella tarda mattinata di ieri ad Amalfi è andato in scena uno degli spettacoli più grotteschi che la politica italiana abbia regalato negli ultimi mesi. Protagonisti Dario Franceschini e Nichi Vendola. Cornice, il seminario proposto da AreaDem, la corrente che fa capo all’ex segretario del Pd.
L’occasione, Franceschini e Vendola essendo a vario titolo interessati dalla questione morale recentemente riscoppiata a sinistra coi casi Tedesco e Penati, è ghiotta: Alberto Tedesco era assessore nella giunta pugliese guidata dal leader di Sinistra e libertà e fu paracadutato al senato quando il Pd era guidato dall’ex vice di Walter Veltroni, a tutt’oggi dirigente dei Democratici al pari di Penati. Insomma, quale migliore occasione per fare, se non un autodafé, almeno un minimo di chiarezza sulla burrasca che sta investendo la sinistra? Peccato che gli oratori non la pensino così. Perché di questione morale si parlerà diffusamente e con toni apocalittici, ma solo ed unicamente per tirarla in testa al centrodestra. Quanto ai casi domestici, subitaneo aggiustamento di rotta e sfoggio di garantismo hard ai limiti dell’autoassoluzione.
Inizia Franceschini. «In questa stagione dei veleni», dice il capogruppo alla Camera del Pd riferendosi al caso Tremonti, «la maggioranza è unita da una sola cosa: stare lì ad ogni costo». Il tutto, ovviamente, perché c’è l’«emergenza democratica» su cui «bisogna tenere alta la vigilanza» onde «ricostruire quello che è stato smontato in questi anni, quei valori che prima appartenevano a tutti».
Tanto intransigente la premessa, che si potrebbe dare per scontato l’utilizzo di uguale registro nel commentare le magagne domestiche. Per affrontare le quali, invece, Franceschini sterza decisamente tono. A partire dalla candidatura di Paolo De Castro all’Europarlamento, che spianò la strada di Palazzo Madama all’indagato Tedesco. Per la quale Franceschini assolve in blocco tutto il Pd, scaricando la colpa su non meglio chiarite «regioni del Sud». «Siccome a Strasburgo si deve mandare chi raccoglie preferenze», spiega il dirigente Democratico, «da diverse regioni del Sud venne la richiesta di De Castro, che aveva competenza nel campo dell’agricoltura». E il barile è bello e scaricato. «È stato un errore sottovalutare che la scelta di De Castro come capolista avrebbe comportato l’elezione di Tedesco al Senato» è il massimo che si riesce a tirare fuori all’ex leader del Pd quanto ad autocritica. Affermazione mitigata subito dopo dall’obbligatorio richiamo alla diversità antropologica della sinistra: «Provo un fastidio ormai intollerabile», scandisce Franceschini in versione nipotino di Berlinguer, «verso questa operazione inqualificabile di mettere sullo stesso piano un parlamentare del mio gruppo con Milanese o Papa».
Dopo tocca a Vendola, e ci si aspetta che le cose vadano meglio. «Il governo dovrebbe dimettersi per l’insostenibilità morale della propria condotta», dice Nichi. Tremonti? «Minimalista e imbarazzante». Attenzione alla questione morale, dunque, perché «il nostro popolo non ci perdona nulla» e perché «ogni elemento di opacità va considerato in tutta la sua gravità». Uno, a questo punto, si aspetterebbe che pari intransigenza venga riservata ai guai di casa propria. E invece no. Ai giornalisti che gli chiedono se, col senno di poi, non sia stato un errore mettere Tedesco in giunta, Vendola replica gelido: «Non rispondo. Invece che chiedermi questo, parlate piuttosto di Milanese». Intransigenti, duri e inflessibili. Solo con gli indagati degli altri, però.

di Marco Gorra

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Commenti all'articolo

  • numetutelare

    31 Luglio 2011 - 10:10

    Lui non é diverso... è solo diversamente coerente

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  • sfeno

    30 Luglio 2011 - 23:11

    e io sto diventando razzista......ma ci sono o ci fanno.

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  • raucher

    30 Luglio 2011 - 16:04

    Vendola non poteva non sapere. Stop.

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  • gasparotto

    30 Luglio 2011 - 16:04

    Quando l'assessore alla sanità di Vendola regalava ricchi contratti al re delle protesi in cambio di favori sessuali,Vendola si chiamò fuori.Io non so niente disse e la magistratura non si permetta di mettermi in mezzo all'inchiesta. Ed i giudici ubbidirono,lui poteva non sapere.Come se il suo ufficio fosse decentrato o magari sulla luna,rispetto a quello del suo assessore,che magari faceva le delibere durante le ore notturne,celandole al consiglio regionale. Questo è Vendola,l'icorruttibile,come Robespierre. L'altro è Franceschini, allevato sotto le pinne della balena bianca,il partito che ne ha combinate di cotte e di crude e dipinto dai comunisti del tempo come la sentina di tutti i mali. Ecco quel figlio legittimo e geneticamente discendente pe' li rami,ora si mette a fare la morale agli altri,contagiato dagli attuali compagni.Chi va con lo zoppo impara a zoppicare. Nulla li turba,sono come quelle puttne che dicono puttna alle altre.

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