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Sinistri Le sottili vendette del Pd milanese "Non ho sostenuto Pisapia, ora non lavoro"

Il "sistema" democratico. Pasini: "Penati mi chiese 20 miliardi di lire". L'accusatore Di Caterina: "Ritorsioni" / MARINARO

Sinistri Le sottili vendette del Pd milanese "Non ho sostenuto Pisapia, ora non lavoro"
«Penati mi chiese in totale  20 miliardi di lire per il partito. Mi disse che sarebbe venuto a prenderli Di Caterina». A parlare attraverso le carte a disposizione ora della Procura di Monza è Giuseppe Pasini, imprenditore edile sestese ed esponente del Pdl locale. Lo stesso che con il racconto di come invece versava le mazzette per aggiustare le concessioni edilizie in città all’ex assessore Pasqualino Di Leva, ha sconvolto l’“amico” imprenditore Piero Di Caterina. «Pasini se ne è andato in vacanza, ma io, se c’è la minima possibilità che ingabbino qualcuno di loro, resto in città ad aspettare – ha confessato - stamattina sono rimasto allibito quando ho saputo delle mazzette da 20–30 mila euro versate da Pasini all’ex assessore Di leva che valevano quanto una brioches o un caffè … sono anni che parliamo con Pasini di questo sistema da scardinare, ma in modo così colorito non me lo aveva mai raccontato». Sugli aiuti in denaro per il partito anche nazionale e le campagne elettorali per i personaggi del Pd locale e nazionale, però, ha aggiunto: «Non sono un uomo di partito e non ho la tessera del Pd, ma forse qui ho sbagliato perché se avessi davvero aiutato Oldrini, o meglio ancora Pisapia, non sarei qui a dovermi difendere io stesso e a subire le loro angherie e falsità». È anche vero che a Sesto Di Caterina ha continuato a costruire ed operare. Ad esempio ha appena costruito un albergo, attraverso la società Bed & Best, al quale manca lo svincolo da parte del comune (dovuta in 30 giorni per legge) di una fideiussione di 500 mila euro. «Ho mandato a marzo scorso la documentazione per ottenere lo svincolo che per legge mi è dovuto dato che ho completato il collaudo – ha attaccato – ma dal Comune mi è arrivata richiesta del collaudo come se non lo avessi fatto: ostruzionismo, solo perché ho parlato o non ho più versato una lira come qualcun altro ha continuato a fare forse». Un altro duro attacco all’amministrazione Oldrini e al direttore generale Marco Bertoli, entrambi indagati dalla Procura di Monza ed entrambi esposti ieri in una conferenza stampa in cui hanno ribadito di “aver agito sempre al meglio e in totale trasparenza”.
Ma il sistema del finanziamento al Pd è complesso e ad alimentarlo negli anni non sono stati solo Di Caterina e Pasini da Sesto. Basti pensare a Fare Metropoli, l’associazione culturale attraverso la quale Penati finanziava le campagne elettorali i cui conti li conosceva a menadito Pietro Rossi il presidente del sodalizio. I contributi erano sempre dichiarati e inferiori alla cifra di 12.500 euro per le norme antiriciclaggio e il commercialista Angelo Parma firmava anche le lettere di ringraziamento ai sostenitori. Tra questi ci sarebbero oltre allo stesso Di Caterina, anche la Banca Popolare di Milano  e quella di Legnano, con Enrico Corali, nominato da Penati per Expo 2015, la Stilo immobiliare finanziaria di Antonio Percassi, il costruttore presidente dell’Atalanta, e poi tra i sestesi c’è il gruppo Intini, imprenditore edile (atteso al varco da Di Caterina) legato all’architetto Roberto Sarno, indagato e perquisito dal pm Mapelli, per la costruzione delle famose Torri di via Pace a Milano. Infine c’è Bruno Binasco, il manager del gruppo di Marcellino Gavio che è nel cda della Tem, indagato dalla Procura di Monza per aver finanziato illecitamente con 2 milioni di euro nel 2010 Penati. Ed è questo il collegamento con il filone dell’inchiesta che riguarda la Milano Serravalle e la perizia affidata tempo fa dalla Procura di Milano ai due docenti universitari Mario Cattaneo e Gabriele Villa. Le toghe milanese erano per l’archiviazione. Ma a giugno, con l’inchiesta Penati sono venuti fuori i nomi di Gavio e Binasco: forse  la procura di Monza andranno avanti.

di Laura Marinaro

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Commenti all'articolo

  • capitanuncino

    01 Agosto 2011 - 19:07

    Non c'è nulla di cui preoccuparsi.Sono ROSSI.Tanto finirà tutto in una grossa...crassa bolla di sapone.Con il benestare dei giudici Milanesi.Per il momento gli alti vertici di cui il Tabaccaio Piacentino ne è componente hanno già parlato di macchina del fango.Torneranno nelle piazze a breve con la verginità ....rifatta,a dirci che era tutta opera dei servizi deviati di Berlusconi.Ma sopratutto verranno a dirci di fare altri sacrifici per il bene dell'Italia.VENETO LIBERO.

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  • Cesare Infedele

    31 Luglio 2011 - 17:05

    Si vede che i Partiti Rossi, quelli che detengono la verità, l'integrità, hanno tirato troppo la corda che tira e ritira alla fine si è rotta. Come si è rotto Pasini da pagare. Compagno tu lavori ed io magno, valeva ieri, vale oggi e varrà domani, finché esisteranno i "compagni". Visto come si fanno i soldi?

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  • eureka.mi

    30 Luglio 2011 - 16:04

    a Pustin 67: Ha ragione ma è proprio quando ci si stanca di dover sempre pagare per potere lavorare che i nodi vengono al pettine, passi una volta, due, tre....ma che si debba sottostare per ogni cosa che si fa ad un Partito mi sembra ....che si sia preso lezione dai mafiosi e questa mi sembra proprio la Mafia Politica Rossa.

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  • degrel0

    30 Luglio 2011 - 16:04

    PIEDE LIBERO E INTASCA ANCHE I SOLDONI DEL CONSIGLIO REGIONALE.E BERSANI PARLA DI DIVERSITA',IL PAGLIACCIO!

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