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Di Pietro sposa Marchionne: poteri forti vanno a braccetto

Show in aula di Tonino. Per chiedere le dimissioni del premier Berlusconi cita il capo del Lingotto / MAINIERO

Di Pietro sposa Marchionne: poteri forti vanno a braccetto
Antonio Di Pietro ha superato se stesso, ed è quanto dire: nonostante il vento dell’antipolitica, le infinite promesse sulla riduzione di costi e benefit della casta e anche i recenti tagli che hanno colpito i portaborse (solo loro, s’intende, i proprietari della borsa di sacrifici non ne vogliono sapere), ha assunto un nuovo collaboratore. Visto che si trovava, ha voluto sceglierne uno d’eccezione: 
Sergio Marchionne. Poi, noncontento, al supermanager amministratore delegato della Fiat ha anche appiccicato l’etichetta di comunista.
Tonino è un fenomeno: contro Berlusconi, soprattutto ora che ha scelto la strada della collaborazione, almeno lui così dice, non ha molte armi. E allora, oplà, ecco la trovata: io sono Tonino il collaborante, quello che non urla più. Me ne sto qui buono, e al mio posto faccio parlare Marchionne, che a volte, quando apre bocca, spara cannonate. Del resto, Tonino, ieri in Aula a Montecitorio, era senza cravatta. Se togliamo il fatto che Marchionne parla tre o quattro lingue e amministra la Fiat, se togliamo il fatto che Marchionne non sogna neppure di essere comunista, se togliamo il fatto che Marchionne, oltre alle tre o quattro lingue straniere, parla bene anche l’italiano, i due sono identici. Fratelli per via di mancanza di cravatta. È  andata così.
«Caro presidente del Consiglio, se non fossi in Parlamento, direi “caro Silvio”, da allievo che ha ascoltato la sua lezione...».  L’esordio, durante la replica a Montecitorio al discorso di Berlusconi sulla situazione economica, è soft e teatrale. Di Pietro è in giornata. Fa l’istrione, ammicca, gesticola, sorride, modula la voce. L’Italia è in piena crisi. Facce tese a Montecitorio. Persino Bersani, pochi minuti fa, ha tentato di smorzare le polemiche, fallendo in pieno l’obiettivo. Momenti difficili. Tonino scherza. Secondo un tipico copione italiano, la situazione è grave, ma non è seria. Tragicommedia. Regia di Tonino, attore principale Tonino. Si capisce subito dove Di Pietro vuole arrivare: caro Silvio, sei una frana, devi andartene, la crisi economica è colpa tua. Però, deve arrivarci recitando.
«Caro Silvio, ma lei ci fa o ci è? Mi viene da ridere se non ci fosse da piangere. Lei è Alice nel paese delle meraviglie o il più grosso bugiardo della storia...». Potrebbe parlare all’infinito. Oltre che Alice nel paese delle meraviglie, potrebbe citare anche Paperon de’ Paperoni. Tonino è un pozzo di scienza. Ma il tempo stringe, ed allora ecco l’asso nella manica, la new entry parlamentare. Non rispolvera Paperone, fa un’altra citazione, premettendo che non dirà di chi è. E’ di un noto comunista, poi, caro Silvio, svelerò il nome.
La citazione: «Non ci possiamo più permettere questa confusione. Serve una leadership in grado di recuperare la coesione. Sono d’accordo con il capo dello Stato. Ma il mondo non capisce la nostra confusione. C’è chi ha compiuto anche scorrettezze nella sua vita quotidiana. In altri Paesi sarebbe stato costretto a dimettersi immediatamente. Invece da noi non succede nulla».
Il “comunista” è Sergio Marchionne. Sorride ancora, Tonino. Ma che avrà da sorridere? Ieri spread alle stelle, scivoloni, tonfi. Recita, Tonino, e va avanti: «Caro Silvio, il Parlamento dovrebbe disfarsi politicamente di lei, ma lei i deputati li compra...». Infine, l’appello a Napolitano: «Faccia come Ciampi, faccia come Scalfaro, ci sciolga e ci mandi a votare».
Promemoria per il caro Tonino: la Camera si è “autosciolta” per ferie, prossimo appuntamento il 6 settembre. Non lo faccia sapere al suo collaboratore comunista. Potrebbe innervosirsi e farle saltare le vacanze.
Promemoria bis: prima di assumere i collaboratori, forse conviene chiedere il loro parere. Anche perché Sergio Marchionne, quando vuole prendersela col governo, sa farlo benissimo da solo. Non ha bisogno di un capo che gli presti il microfono. Comunque non si preoccupi: tutti e due senza cravatta. Complimenti, caro Tonino, lei è pronto per fare il supermanager. E Marchionne, se c’è da licenziare qualcuno, è sempre il più bravo.

di Mattias Mainiero

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Commenti all'articolo

  • curcal

    04 Agosto 2011 - 23:11

    Forse non sa, oppure fa finta di non sapere, che la fiat ha sempre sopravvissuto con i sussidi dello Stato italiano. Gli utili in Svizzera e le perdite a pantalone. La pacchia è finita e i nodi vengono al pettine. Si dia da fare, non con la solita man frina(ricatto dei licenziamenti) e trasferimenti all'estero. Metta su progetti validi e si decurti per primo i suoi emolumenti, perche gli operai fiat continuano a gua dagnare la stessa paga del 2000.

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  • bisnonna!

    04 Agosto 2011 - 18:06

    " meglio tenerci il Principe d'Arcore" Ma che diamine! Abbiamo la possibilità di fare una scelta tra il " Principe d'Arcore" e le grandi meretrici : finanzieri e banchieri.

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  • ciannosecco

    04 Agosto 2011 - 14:02

    mentre ricordi ,ricordati che c'è ancora la Cassazione Civile e speriamo la tanto sospirata Riforma della Magistratura,che vadano a zappare i magistrati incapaci de esibizionisti.

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  • noncisiamo

    04 Agosto 2011 - 13:01

    su 750 che si sarebbe ripreso in appello se non si fatto la norma per non pagare in primo grado la condanna. ricordiamo che ha tentato di farsene un altra per l appello. ormai pure la politica e lo stesso pld ha capito che la figura di b è contropromettente per l italia, altrimenti ieri lo facevano parlare dopopranzo, fosse stato un obama o una merkel, mentre lo sanno che quando apre bocca fa tremare la terra italiana come un terremoto

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