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Più che Angelino è un leone Spiazza il Pd e conquista il Pdl

Il neosegretario tra attacco e difesa: "Non sono i mercati a scegliere chi deve fare il premier, ma il popolo"

Più che Angelino è un leone Spiazza il Pd e conquista il Pdl
Chissà se quando ha deciso di farlo segretario del Pdl Silvio Berlusconi lo aveva messo in conto. Ieri però è successo: Angelino Alfano ha preso più applausi del Cavaliere. Due standing ovation a una, fanno notare le agenzie. La prima quando boccia con forza ogni ipotesi di governo tecnico, la seconda al termine del suo intervento. Con cui è riuscito a scaldare i cuori dei deputati berlusconiani come solo il miglior Silvio sa fare. Lo si vede dall’entusiasmo di Renato Farina, lo si percepisce dalla commozione di Fabrizio Cicchitto, lo si intuisce dall’applauso convinto di Amedeo Laboccetta.
Ieri, dunque, nell’Aula di Montecitorio, il Pdl forse ha trovato il suo leader del futuro. Una promozione sul campo con la medaglia appuntata al petto dell’ex ministro della Giustizia proprio da Pierluigi Bersani, con quel suo «il discorso di Alfano mi fa paura». Parole che sono miele per le orecchie dei berlusconiani doc e suonano come una nota di merito per l’ex ministro. Mentre il Cavaliere, seduto sul banco del governo con l’aria lievemente stanca, annuisce, fiero della sua intuizione, nel lontano 2001, di chiamare proprio quel giovane e sconosciuto deputato siciliano come suo assistente a Palazzo Chigi.
E’ vero, come fa notare qualcuno, che ieri a Berlusconi spettava un discorso al Paese da presidente del consiglio. Un discorso dove l’unico accenno polemico nei confronti dell’opposizione se l’è concesso alla fine quando ha fatto notare che «io ho tre aziende quotate in Borsa, quindi sono in trincea più di voi contro la speculazione nei mercati». Il discorso politico, invece, era appannaggio del neo segretario pidiellino. Ma forse è stata proprio la scarsa verve dell’intervento del Cavaliere a far risaltare ancora di più le parole dell’ex guardasigilli. «L’opposizione sostiene che Berlusconi se ne deve andare perché lo dicono i mercati. Ma da quando sono i mercati a decidere il governo di un Paese? Da quando sono gli speculatori a stabilire se un premier deve farsi da parte?», si chiede Angelino dimostrando di saper maneggiare un po’ di sana retorica. Poi stoppa con convinzione ogni ipotesi di governo tecnico innanzitutto perché «solo la legittimazione democratica può far stare in piedi un esecutivo consentendogli anche di mettere in campo scelte impopolari». In secondo luogo perché «i governi tecnici puzzano di tasse».
La giornata a Montecitorio era iniziata nell’incertezza più assoluta. Il vertice della sera prima tra Berlusconi, Maroni, Tremonti e Calderoli, però, tendeva a far escludere sorprese. «Non vi aspettate colpi di scena, non ce ne saranno...», butta lì in un angolo del Transatlantico Paolo Romani. I deputati arrivano verso le tre e mezza, alla spicciolata, tutti armati di trolley: è l’ultimo giorno dei lavori d’Aula ergo, appena finisce la seduta, tutti in ferie. E infatti il deposito bagagli di Montecitorio, di fianco al ristorante, è stracolmo di valigie manco fossimo alla stazione Termini. Con qualcuno che maledice lo slittamento del discorso alle cinque e mezza, dopo la chiusura dei mercati, perché si rischia di perdere il treno o l’aereo.
In mattinata, intanto, la conferenza dei capigruppo aveva deciso di anticipare l’apertura dei lavori al 6 settembre, ponendo fine alle polemiche sulle vacanze troppo lunghe dei deputati. Mentre Gianfranco Fini fa sapere di essere disposto a convocare l’Aula, se serve, anche a Ferragosto. Così, tra un panino alla buvette e un sigaro in cortile, l’unica scossa è quando si sparge la voce di un possibile consiglio dei ministri convocato l’11 agosto. «Ci vogliono dare una stangata proprio mentre gli italiani sono in ferie: un classico», fa notare un deputato del Pd. Alcuni esponenti del governo cadono dalle nuvole, altri invece confermano. «Sarà un cdm per emettere un decreto che anticipa parti della manovra e non per mettere nuove tasse», assicura un viceministro. La stessa cosa chiederà poi in Aula Pier Ferdinando Casini in un intervento in cui sembra prendere le distanze da Fini e Bersani: «Chiunque crede che il problema sia il passo indietro di Berlusconi non ha capito nulla».
Poi arrivano le cinque e mezza, tutti dentro ad ascoltare Berlusconi e a vedere chi manca. I banchi della Lega, dove erano annunciate assenze tra i maroniani, sono pieni e il ministro dell’Interno è seduto col governo, vicino a Berlusconi. Mancano però Bossi e Calderoli. «Il capo aveva una visita medica, la sua non è un’assenza politica», spiega poi Maroni in Transatlantico, prima del fuggi fuggi generale. In un angolo nascosto fuori dall’Aula, intanto, Berlusconi e Fini parlano fitto per cinque minuti. Non succedeva davvero da tanto tempo.  

di Gianluca Roselli

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  • frank173

    09 Agosto 2011 - 11:11

    Sognate pidiellini, sognate!

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  • violacea

    08 Agosto 2011 - 22:10

    anche io sono rimasta affascinata dal piglio di alfano!!! anche da ministro della giustizia lo aveva fatto intendere !!! ma ora si sente libero di agire e parlare e ci riesce molto bene stoppando quei babbioni vecchi e ladri di vecchi plartiti del dopoguerra!!! 65 anni sono passati e loro ancora li' con le loro idee vecchie e stantie come loro!!!! babbioni e ladri!!!forza alfano dacci il meglio dei giovani come te!!!!

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  • Liberovero

    05 Agosto 2011 - 18:06

    il segretario senza la segreteria (lo statuto del partito non la prevede) nominato per investitura dal Dominus con rito medioevale ed acclamazione pubblica di stampo sovietico, promette riforme nella destra italiana. Primo passo: fare il Partito degli Onesti. Ma è ipotizzabile un PDL senza Berlusconi?

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  • Gianluca_64

    05 Agosto 2011 - 16:04

    ... al solo pensiero di avere un quarantenne premier! SAREBBE ORA!!! E vi lascio scegliere : non va bene Alfano? Facciamo Renzi , è uguale. Paura vero? Vecchi babbioni scaldapoltrone con le mani in pasta dappertutto, mai lavorato in vita vostra!

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