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Sistema Pd: un altro indagato tra i fedelissimi di Bersani

Stefano Bonaccini, segretario dei democratici in Emilia, accusato d'aver pilotato gare per concessione beni pubblici

Sistema Pd: un altro indagato  tra i fedelissimi di Bersani
Nell'Emilia rossa, perfino i chioschi che vendono bibite ricadono sotto il ferreo controllo del partito. Stavolta però, diversamente dal solito, un esponente delle amministrazioni locali finisce nel mirino della magistratura. Si tratta nientemeno che del segretario regionale del Pd dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, iscritto nel registro degli indagati per turbata libertà degli incanti (reato però ormai prescritto) e abuso d’ufficio patrimoniale. L’inchiesta, aperta dalla Procura di Modena, riguarda il tempo in cui l’esponente democratico ricopriva l’ incarico di assessore con delega al patrimonio del Comune sotto la Ghirlandina.
Secondo gli inquirenti il braccio destro di Bersani in regione avrebbe favorito una società, la Sdps, nella concessione della gestione del chiosco-birreria del parco Enzo Ferrari. Il pm Enrico Stefani, che coordina l'indagine, ipotizza che siano state esercitate pressioni nei confronti della precedente proprietaria, Tina Mascaro, affinché non ostacolasse la Sdps, guidata dagli imprenditori Massimiliano Bertoli e Claudio Brancucci. A questi ultimi, si ritiene che fosse riservato un trattamento opposto. Nonostante la loro società avesse omesso ripetutamente di versare nelle casse del Comune il canone d’affitto e diverse rate della concessione per oltre 10mila euro, pare che usufruissero anche di inspiegabili agevolazioni, rinvii di pagamento e rateizzazioni degli importi dovuti.
Nel fascicolo, risultano indagati anche Antonino Marino, attuale assessore alla qualità urbana, sicurezza e sport e successore di Bonaccini, l’ex dirigente comunale Mario Scianti e la dirigente Giulia Severi.
È una crepa minuscola nel sistema di potere emiliano, che rischia di allargarsi a tutto il complesso apparato dell’ex Pci, già scosso dalle accuse nei confronti di Filippo Penati. Finora, sebbene nemmeno le alte gerarchie del Pd fossero state risparmiate dalle inchieste, la loro roccaforte in Emilia Romagna risultava sostanzialmente immune.
Sorpreso, Bonaccini si affida a Facebook per dichiararsi «tranquillissimo e sereno», ma conta sull’elettorato dei fedelissimi, tentando di reclutare anche gli oppositori, che nelle Regioni rosse molto spesso si adeguano alle dinamiche della “democrazia bloccata” e priva di alternative. Così, ieri il segretario piddino ha ringraziato pubblicamente «le centinaia di persone, alcune anche della parte politica avversa, che mi stanno dimostrando in queste ore solidarietà, stima, affetto», promettendo che, «se venisse stabilito che l’atto compiuto non è stato fatto con leggerezza ma in cattiva fede, sarei io il primo a chiedere le mie dimissioni».
Non tutti però si uniscono al coro. Il consigliere regionale del Pdl Andrea Leoni ricorda che «solo pochi giorni fa, a Parma, Bersani di fronte al segretario regionale del Pd Bonaccini chiedeva a gran voce le dimissioni del sindaco Vignali che non è neppure indagato. Con lo stesso metro oggi dovremmo chiedere le dimissioni di Bonaccini e Marino».
La parola passa adesso alla Corte dei Conti, che dovrà verificare l’effettivo danno erariale dovuto ai mancati introiti per l'amministrazione comunale modenese. In Comune, non si ritengono affatto una parte lesa, considerate le dichiarazioni dell’ufficio legale dell’amministrazione modenese, che autoreferenzialmente si autoassolve autocertificando la «piena regolarità di tutti i passaggi», come se l’interesse del Partito precedesse il bene comune.  Si adombrano un po' perché l’iscrizione nel registro degli indagati non è stata notificata da atti ufficiali, «ma dalla stampa». Almeno nei confronti del Pd, queste cose non si dovrebbero fare.

di Andrea Morigi


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  • masuccielio

    28 Agosto 2011 - 12:12

    Dico solo che Bersani e tutti la casta DS si devono vergognare perchè con le tangenti hanno portato via il lavoro agli Italiani e al fallimento dell'Italia nazione senza lavoro e senza avvenire e invece loro e tutti i sindacalisti di Sinistra si sono arricchiti a danno dei lavoratori VERGONA VERGONA ecc Inoltre faccio presente che il Popolo Italiano non sa rispondere per un solo motivo ricattato Questi sig. della sinistra sono stati tanto bravi che negli anni 1960 in poi anno permesso con istallazzioni di fabbriche e creando un lavoro per tanti facendogli a quasi tutti i lavoratori comprarsi un abitazione , auto ,moto ,ecc invece oggi ci stanno togliendo tutto ci e rimasta solo la casa come abitazione con tasse inducendo a tanti a venderla per poter tirare avanti ,questo e il vero ricatti di Stato ai cittadini e poi chiamandoli EVASORI FISCALI. elio

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  • ciannosecco

    09 Agosto 2011 - 14:02

    La Forleo,essendo un G.I.P.si era trovata a verificare l'inchiesta dei furbetti del quartierino,dove erano coinvolti esponenti del PD.E' sempre in qualità di Giudice di garanzia ,poteva o meno avallare gli atti dei P.M.Riguardo alla presunta competenza territoriale,basta vedere i precedenti ( Procura di Potenza,Procura di Trani) per capire che da una Procura minore si può arrivare ovunque,alla faccia della competenze territoriali.Esiste un malinteso di fondo che impedisce secondo me il giusto approccio al problema.In teoria siamo tutti onesti e quindi ben vengano quando scoprono dei ladri in qualsiasi schieramento.Oltre questa linea di principio,ci sono quelli come me che conoscono bene la Magistratura nel suo insieme, e che portano a fare delle considerazioni come quelle , che la maggior parte dei magistrati sono capaci professionalmente,di qualsiasi colore della toga siano,altri invece sono dei veri criminali.Capirà che trovo molto strano,quando uno di quest'ultimi,con fare baldanzoso,incomincia ad indagare( anche quando non potrebbe,che dia in pasto ai giornali intercettazioni penalmente irrilevanti).Se io ,in teoria ho un delinquente ( es. un politico) appena il tizio togato inizia a fare il megalomane me ne ritrovo due.Non solo d'accordo sul concetto,un controllo della peggiore Magistratura è sempre meglio della mancanza di qualsiasi controllo, per il semplice motivo che,gli strumenti a garanzia del sistema Giustizia,devono impedire una cattiva Magistratura.gli errori marchiani che leggiamo tutti giorni,i trucchi delle Procure che sfornano avvisi di garanzia a ripetizioni ,per prolungare la custodia cautelare ,oppure presentare nuovi documenti a processo inoltrato.Per il tipo di funzione.la Magistratura dovrebbe essere fuori da simili sotterfugi e soprattutto far pagare ai propri appartenenti, gli errori,come tutti i comuni cittadini, dopotutto la legge è uguale per tutti.

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  • Liberovero

    08 Agosto 2011 - 13:01

    La Forleo era GIP presso il Tribunale di Milano e non PM. Quindi nonpoteva indagare nessuno ma solo ocucparsi delle indagini fatte dai PM. Quindi se la Forleo si è occupata di indagini su D'Alema vuol dire che qualche Pm di Milano ha indagato D'Alema. Ergo non è vero che i PM di Milano NON INDAGANO quelli di sinistra. I PM di Monza si occupano di fatti avvenuti sul territorio di loro competenza. Il porblema comunque, non sono le indagini dei PM ma I POLITICI di qualsiasi schieramento coinvolti in fatti penalmente rilevati. Da cittadino onesto quale sicuramente Lei è, dovrebbe preoccuparsi di questo malcostume più che attaccare i PM che indagano la parte politica per la quale simpatizza. Un controllo della peggiore Magistratura è sempre meglio della mancanza di qualsiasi controllo.

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  • ciannosecco

    06 Agosto 2011 - 10:10

    Carissima,io ho fatto dei nomi,ho descritto delle località,non sono stato generico.La Procura di Monza è ad un tiro di schioppo da Milano.E' mai possibile che Milano dorme e Monza mi becchi il sinistro a rubare?E' mai possibile che la Forleo ,sempre dello stesso distretto di Milano,appena indaghi L'Adrema,finisca trasferita?Alla mia età a certe combinazioni non ci credo più.

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