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Strategie I kamikaze della crisi senza freni Questa è la partita più dura per il premier

Atteggiamento irresponsabile di Ue, Bce e Obama. In Italia ci toccano pure sinistra e Cgil. Berlusconi ora cambia strategia

Strategie I kamikaze della crisi senza freni Questa è la partita più dura per il premier
Vedere  Berlusconi sedersi al tavolo a  concertare con sindacati, cooperative, Cna, Confesercenti e chi più ne ha più ne metta, è forse più stupefacente che assistere all’avvitamento dell’economia italiana. È la prova di quanto il premier, al di là delle parole di circostanza, sia spaventato dalla crisi, perché il suo SOS alle parti sociali, alla sinistra, a Napolitano, è il tramonto di 17 anni di azione politica fondata sull’antipolitica, sulla rivoluzione liberale  e sul “ghe pensi mi”.  L’obiettivo si è ridimensionato al restare in sella e reggere la baracca il più a lungo possibile.
Ma è anche una mossa con cui, da politico consumato, il Cavaliere si garantisce, salvo tempeste finanziarie di portata gigantesca, qualche tempo ancora alla presidenza del Consiglio. È lo stesso Prodi, il nemico di sempre, a blindarlo con quel «l’Italia non può cambiare guida ora» che ridicolizza ed esautora Bersani che  ancora mercoledì incalzava il premier a dimettersi. E con Prodi  sostengono Silvio tanti seduti al tavolo della concertazione ieri, che magari sognano di pensionarlo ma che non hanno la forza, il coraggio né le idee per farlo. La Marcegaglia, Bonanni, Angeletti, che molto hanno scommesso sul premier ma poco hanno ottenuto e che ora non possono che sperare nelle annunciate riforme del mercato del lavoro per non concludere la loro esperienza di leader sindacali con un fallimento. La Camusso, finalmente riammessa nei palazzi dove la politica si fa, da dove Epifani aveva fatto cacciare la Cgil. I commercianti, gli artigiani, le coop, che in tempi grami come questi devono difendere disperatamente gli interessi di categoria.  
Sono tutti occasionali alleati per interesse di Berlusconi. Una polizza d’assicurazione per il governo con una copertura di termine medio-lungo, visto che gli otto punti fissati ieri nel documento comune delle parti sociali prevedono tempi non brevi,  e quando si riaprirà il tavolo, sia a fine mese o a settembre, non sarà salutare per nessuno fare retromarcia. L’insolito buonumore che Silvio sfoggiava ieri nonostante il crollo della Borsa (-5,16%) è dovuto alla consapevolezza del Cav di essere tornato al centro della politica. Con molti comprimari sì, ma con il rivale Tremonti finalmente ridimensionato, visto che se fino a un mese fa Giulio amava intestare a sé  solo il merito di tener dritta la barra dei conti dell’Italia, oggi non può evitare che la sfiducia dei mercati gli sia addebitata. In queste condizioni Berlusconi guarda il calendario e spera che scorra il più velocemente possibile fino al 2013, scadenza elettorale in cui, stanti la debolezza e la confusione di alleati e rivali (con la sola eccezione di Casini), tutto può accadere. Perfino che il Pdl rivinca.  
A rovinare il piano può essere solo un ulteriore aggravamento del famigerato spread: se salisse a quota 450, con l’Italia  costretta a pagare il 7% di interessi sui titoli di stato, il Cavaliere non riuscirebbe più a tenere a bada le parti sociali, che per paura di pagar dazio gli chiedono interventi economici immediati modello lacrime e sangue da mettere in conto ai cittadini. Riprenderebbe corpo anche l’ipotesi di patrimoniale, sulla quale Silvio con tutte le forze non vuol mettere la faccia, e lo scenario si complicherebbe in maniera imprevedibile.
L’altra incognita è cosa e quanto si realizzerà davvero degli otto punti del piano di crescita abbozzato ieri. E qui Berusconi si gioca la sua ultima, difficilissima partita visto che, se dal generico si entra nel dettaglio, le nubi cominciano ad addensarsi. Della riforma fiscale si parla a vuoto da dodici anni e sarebbe già un successo se si risolvesse in una semplice rimodulazione delle aliquote; i tagli alla casta non possono limitarsi alla riduzione della auto blu e all’accorpamento di qualche Provincia; sulla riforma del lavoro governo, Confindustria e sindacati hanno posizioni diverse fra loro e perfino al loro interno; il welfare è un tabu è già si parla di cancellare i ticket appena reintrodotti dalla manovra; il punto  che sembra più sicuro è l’introduzione in Costituzione dell’obbligo di pareggio di bilancio, ma proprio perché per ora è solo un principio da mettere sulla carta.  Insomma, il rischio di assistere anziché a un’azione di governo concertata che trae la sua forza dalle tante debolezze che la compongono a una malinconica consunzione del sistema di potere Italia esiste.  Quando Berlusconi afferma che i nostri fondamentali dell’economia sono solidi, che l’Italia è un debitore affidabile per i mercati e che tenendo duro la buriana è destinata a passare, crede in quello che dice e ha molte ragioni. Ma far forza su questo per governare senza governare, seppure con la complicità di nuovi compagni di strada, significherebbe iscriversi al partito dei kamikaze della crisi.

di Pietro Senaldi

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Commenti all'articolo

  • blues188

    06 Agosto 2011 - 09:09

    Quando voleva salire al potere aveva detto che avrebbe fatto tutto lui, specialmente per il Nord e che avrebbe sollevato il peso dello Stato dalla società. Qualcuno ha visto niente? Io no, mentre invece vedo che molti negozi stanno chiudendo battenti, in preda ad una enorme e profonda crisi più grande di Berlusconi, mentre tanti meridionali che abitano qui stanno viaggiando al Sud per portare i loro risparmi arricchendolo ulteriormente. Beh, alla fine, quando il Nord sarà in braghe di tela del tutto ( e ci manca davvero poco) vorrò vedere chi dovrà mantenere questo Stato. Sarà la volta che inizieranno a pagare le tasse anche i meridionali del Sud?

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  • marcopcnn

    06 Agosto 2011 - 06:06

    E' il Presidente del Consiglio. Immobile, preoccupato solo di restare aggrappatop alla poltrona, di aggirare ogni ostacolo magari mandando tutti in vacanza malgrado l'infuriare della crisi. Se potesse lui manderebbe il parlamento in vacanza sino al 2013. Non può mica erischiare una crisi prima di aver fatto andare in prescrizione tutti i suoi processi ed evitato processi futuri ad esempio cancellando le interecettazioni. Di fronte alle Prioritàù di Silvio quelle dell'Italia e del mondo intero sono poco casa....

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  • autores

    05 Agosto 2011 - 17:05

    dev'essere la crisi di tutti i Stati del mondo da oltre33 anni.

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  • bruno osti

    05 Agosto 2011 - 17:05

    da quando questi termini li avete sentiti dire da Burlesque (per pararsi il lato B), tutti quanti lì a ripeterli papagallescamente. Mi sapete chiarire cosa intendete con questi termini? Io intendo che chi ruba vada in galera (dopo regolare processo, si intende). Io intendo che chi è stato condannato, per altro in via definitiva non possa concorrere ad elezioni, non sieda in Parlamento, vedi l'ultimo Ciarrapico, pluricondannato per una valanga di reati patrimoniali. Voi, invece, cosa intendete??

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