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Manovre Il Cav ha già in tasca l'uomo giusto per indebolire in un colpo solo Giulio e Fini

Bisticci, dubbi, tentazioni di cambiare tutto: è in Futuro e Libertà il "commissario" per il superministro

Manovre Il Cav ha già in tasca l'uomo giusto per indebolire in un colpo solo Giulio e Fini
«Ci vuole la riforma assistenziale. E se c’è quella c’è anche la riforma fiscale che resta uno dei nostri obiettivi. Sono due obiettivi fondamentali». Giulio Tremonti riprende la scena. Dopo l’incontro con le parti sociali, il ministro dell’Economia si presenta in conferenza stampa al fianco di Silvio Berlusconi. Per porre in tandem col premier il più ambizioso degli obiettivi, ossia l’inserimento del pareggio di bilancio nella Costituzione: «Vorremo che questa modifica fosse la più condivisa e la più veloce», si augura il ministro. E non bastasse, questo, per Tremonti è anche prioritario «completare il lavoro sulla riforma dell’articolo 41 della Costituzione»: si tratta di arrivare a sancire il principio per cui “tutto ciò che non è vietato è lecito”, ed un po’ di lavoro è anche già stato fatto. «È un disegno di legge passato in Consiglio dei ministri qualche tempo fa», ricorda Tremonti, «e adesso dobbiamo riattivare quei lavori e portarli fuori al più presto».

Bisticcio in diretta - C’è spazio anche per un piccolo battibecco. Succede quando il superministro sta spiegando ai giornalisti quanto e come il percorso italiano per uscire dalla crisi possa e debba essere percorso evitando di fare da soli: Bisogna coinvolgere, argomenta Tremonti, «le istituzioni internazionali e stare in contatto con le principali istituzioni economiche internazionali: la Commissione Ue, l’Ocse e il Fondo Monetario». «Anche la Banca centrale europea», si inserisce a quel punto Berlusconi. «Credo sia importante», ribatte il titolare di via XX settembre tradendo una punta di fastidio, «ma mi pare che la Bce non possa essere coinvolgibile». Il Cav, però, non arretra: «Ma può essere informabile», rincara. A quel punto, Tremonti resta senza parole, butta lì un «eh...» interlocutorio e poi riprende il proprio discorso.
L’episodio scatena retroscenisti e malpensanti. Chi ci vede il riemergere delle mai sopite tensioni tra Cavaliere e ministro dell’Economia, chi butta lì che Bce significa Mario Draghi (e che tra Tremonti e il prossimo numero uno dell’Eurotower non corra granché sangue è assodato), chi spiega che in realtà il moto di stizza di Tremonti è il moto di stizza di chi vede il primato della politica messo in ombra dalle scorciatoie tecnocratiche.
Quale che ne sia stata la causa scatenante, resta il fatto che il bisticcio sulla Bce non rischia di essere l’unico per Tremonti e Berlusconi. Perché, nonostante tutto, il Cavaliere non ha ancora abbandonato l’idea di mettere sotto tutela il titolare dell’Economia. Il momento è propizio e la contraerea tremontiana avrebbe potenza di fuoco assai modesta: se non ora, quando? Il problema è la modalità. Fino ad ora si è ragionato in termini di deleghe: l’idea era di spacchettare il pesantissimo ministero di via XX settembre in due: di qua il il Tesoro e il Bilancio (da lasciare a Tremonti) e di là le Finanze (da assegnare a qualcuno più malleabile quanto a politiche fiscali). Il problema è che uno spacchettamento - e di tante proporzioni, poi - è impresa complessa e dall’iter assai gravoso. E, coi tempi che corrono, semplificare è vitale.

La casella vacante - E allora si arriva all’ultima soluzione, che quanto a semplicità rivaleggia con l’uovo di Colombo. Perché, nonostante di rimpasto si sia discusso diffusamente nell’ultimo periodo, c’è una casella di cui nessuno ha parlato. Una casella pesante che aspetta solo di essere riempita: la poltrona di viceministro all’Economia, che Giuseppe Vegas ha lasciato libera nel novembre scorso per traslocare alla Consob e per cui non è mai stato designato un successore. Lacuna che il premier adesso ha una grande fretta di colmare. I primi sondaggi, raccontano, sono già partiti in ambienti di maggioranza. La strada, però, è in salita: occorre trovare un nome che racchiuda competenze, spendibilità internazionale e rapporto col ministro. Per un motivo o per l’altro, nessuno dei papabili del Pdl risponde ai requisiti. E allora avanza l’idea delle idee: offrire il posto a Mario Baldassarri. Che con Tremonti è in rapporti storicamente buoni (i due erano le teste d’uovo del Patto Segni nel ’94) e che di certo non difetta titoli e know how. E porta anche i punti bonus: dovesse accettare, Baldassarri uscirebbe ipso facto da Futuro e libertà, privando il partitino di Fini di una delle ultime facce di alto profilo rimaste a disposizione.

di Marco Gorra

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Commenti all'articolo

  • onorio1904

    08 Agosto 2011 - 18:06

    credo sia noto a molti italiani che siamo sorvegliati speciali dell'europa che conta, dopo che i vari telegiornali ci hanno spiegato dei colloqui francotedeschi e della decisione di partecipare al nostro debito. credo che al di là di ciò che dice berlusconi , x i nostri finanziatori sia + importante quello che fa tremonti. mi viene da ridere che il presidente lo possa sostituire. tutto è possibile ma in quel caso faremo il paio con chi sta peggio.

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  • Marco40

    05 Agosto 2011 - 18:06

    e',abbatere il Nemico.L'Italia sta' andando in rovina,e,invece di trovare la Medicina giusta,si pensa ha tappare un buco, volutatamente lasciato libero,per poterlo ofrire al miglior offerente.In Italia ci sono tanti mercati,quelli per le vacche,vanno di moda.

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  • paolospyder

    05 Agosto 2011 - 15:03

    Mi hai pubblicato il post, ritiro la critica. Continuerò a leggerti.

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  • VICTORY42

    05 Agosto 2011 - 15:03

    Modestamente penso che l'unica cosa da spacchettare sono gli italioti.Non vedo l'ora che succeda un 48 allora forse ci sarà l'occasione di tentare veramente una sana secessione alla Mioglio.

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