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La sinistra arruola Marchionne I compagni senza vergogna

Bersani, la Camusso, Di Pietro e la stampa rossa lo riempivano di insulti. Poi l'ad Fiat ha criticato Berlusconi ed è trionfo

La sinistra arruola Marchionne  I compagni senza vergogna
Un nuovo leader è nato a sinistra, o almeno è nato l’uomo forte: quello  che lui sì che da Detroit, dove parla con quelli che contano, gliene canta quattro al Berlusca, e proprio come Obama, un altro che non ne ha sbagliata una in tre anni di mossa politica ed economica, la pensa come Napolitano, e loro tre saprebbero come fare. Se qui in Italia invece non si sa con chi parlare, la colpa non sarà mica dei partiti della sinistra e dei loro sindacati che lo volevano crocifiggere fino all’altro ieri, no la colpa è sempre e solo del Berlusca, parola del nuovo uomo autorevole per l’opposizione italiana, un guru da citare in aula alla Camera e in prima pagina con titoloni il giorno dopo, l’uomo in polo nera, Sergio Marchionne. Sì, vabbé poi ha smentito, ma chi se ne frega, l’armata antiberlusconiana ha acquisito un nuovo adepto e lo considera all’improvviso competente, autorevolissimo, affidabile, il passato è dimenticato. Tanti auguri, caro Marchionne con questi compagni di strada.
 Due smentite in poche ore sono veramente troppe per un amministratore delegato che si sente un numero uno, e Sergio Marchionne farà bene a sedersi e rassicurare il suo addetto stampa che per gravi che siano i problemi di perdite in vendite sul mercato europeo e non solo, per tremendo che sia vincere sul mercato oltre che sul piano politico, sociale e sindacale, a quel che dichiara starà un po’ più attento o la reputazione smagliante si appannerà inevitabilmente.
Qui però preme mettere in evidenza la labilità eccezionale delle argomentazioni e della logica dei rappresentanti dell’opposizione, gente che alla coerenza non è affezionata, al contrario, si tira sul carro chi capita, basta che stia sparando anche lui in quel momento sul nemico odiato. Pazienza se del Marchionne si usava dire «ogni sua parola è un insulto all’Italia», questa è Susanna Camusso, segretario Cgil, o «saprà anche prender le misure con le auto, ma non con le parole», questo è Pierluigi Bersani, segretario del partito democratico, o «Marchionne prende i soldi e scappa», ed è proprio lo stesso Antonio Di Pietro che mercoledì scorso alla Camera ha compitato un intervento proprio grazie alla citazione esaltata del Marchionne in versione rinnovata di liquidatore del berlusconismo.
Pazienza, ora tutto è perdonato. Sentite la versione del Il manifesto: “Si riferiva proprio a Berlusconi (se non anche a Tremonti) l’amministratore delegato della Fiat-Chrysler Marchionne, quando mercoledì sera ora italiana diceva a un collega dell’Ansa che «in altri paesi chi ha compiuto anche scorrettezze nella vita quotidiana sarebbe stato costretto a dimettersi immediatamente».  La correzione di rotta del suo pur attento portavoce, costretto a un superlavoro dopo che aveva già definito una «battuta scherzosa» il probabile annunciato addio del Capo nel 2015 o nel 2016, ha lasciato il tempo che trova, nella cronache dei giornali e nella storia personale del manager. Che da sempre mi risulta essere un vero antiberlusconiano, non da sinistra ma per la sua cultura politica liberal in senso anglosassone.  Tra i due non c’è mai stato un rapporto diretto, cosa che invece è avvenuta quando a palazzo Chigi stava Prodi”. Se volete sapere perché eccovi serviti, e pazienza se quel che al Il manifesto paiono colpe sono invece meriti del governo, pazienza se questa versione in passato veniva confutata in nome invece di un presunto servilismo dell’esecutivo verso la Fiat. “L’antiberlusconismo di Marchionne ha basi culturali e, volendo, anche sostanziali: la maggioranza Pdl-Lega è storicamente anti-Fiat e non ha mai concesso nulla al Lingotto dal 2001 a oggi, eccezion fatta solo alla voce incentivi per il metano, ai tempi della rottamazione auto (provvedimento di cui complessivamente hanno beneficiato tutti, così come tutte le aziende operanti nel paese beneficiano degli ammortizzatori sociali)”.
Sentite ora Antonio Di Pietro prima della folgorante conversione. «Adesso che col ricatto è riuscito a imporre agli operai di Mirafiori un accordo che calpesta tutti i loro diritti, Sergio Marchionne non ha più bisogno di mentire. Può cominciare a dire apertamente quello che finora aveva sempre negato, mentre tutti, tranne noi dell’Italia dei Valori, gli credevano o facevano finta di credergli. Solo noi avevamo denunciato che l’intenzione della Fiat era quella di abbandonare l’Italia e di spostare la testa dell’azienda negli Usa e il grosso della produzione in Brasile e nell’est europeo. Altro che rilancio dell’Italia!Per costringere i lavoratori a ingoiare il suo accordo, che è uguale a quello imposto nel 1925 sotto regime fascista, Marchionne ha detto che in caso contrario se ne sarebbe andato dal paese». E ancora: «Il governo italiano, invece di far valere i diritti maturati sostentando per decenni la Fiat, si comporta come lo zerbino di Marchionne e pur di compiacere un’azienda che sta accoltellando alle spalle l’Italia, ha sfasciato Confindustria, spaccato i sindacati, demolito il sistema di relazioni industriali in Italia». Era  qualche mese fa, ma questi signori hanno una memoria cortissima. E Sergio Marchionne?

di Maria Giovanna Maglie

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Commenti all'articolo

  • bruno osti

    06 Agosto 2011 - 12:12

    proprio! visto che ai tempi di Agnelli il governo, da 50 anni in mano alla DC ed agli attuali transumati in PDL e Lega, non sganciavano una lira, quelli dell'allora PCI se ne facevano carico e organizzavano le feste dell'Unità per raccogliere finanziamenti da dare alla FIAT. Vai a dormire, vai: maldestro

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  • swiller

    06 Agosto 2011 - 07:07

    Semplice la fiat ha bisogno di soldi e solo la sinistra scialacquava i soldi in fiat.

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  • mpex81

    05 Agosto 2011 - 20:08

    Mi dispiace molto per Maria Giovanna Maglie ma passare dagli osanna a Craxi a quelli a Berlusconi significa proprio scivolare in basso. Almeno Craxi, pur con tutti i madornali errori, era un politico serio ma l'uomo dai capelli finti ........ Diciamo che l'unica consolazione è che prima la pagava totalmente il contribuente ora con Libero solo parzialmente visto che anche chi è un talebano del libero mercato (nel quale Libero non sopravviverebbe nemmeno una settimana) non disdegna gli aiuti dallo Stato ....

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  • paolino2

    05 Agosto 2011 - 18:06

    Marchionne e' un noto comunista! Ha nel figo qualche bambino...ma io non mi meraviglio di questa demente che scrive un articolo che potrebbe scrivere Benni, mi meraviglio dei tre cretini che ancora ci credono...

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