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Papponi di Stato, puntata 10 La carica dei raccomandati

L'Italia e la Casta. Riproproniamo l'inchiesta di Scaglia e Poletti pubblicata da Libero nel 2008. Nulla è cambiato

Papponi di Stato, puntata 10 La carica dei raccomandati
Pubblichiamo la decima e ultima puntata di "Papponi di Stato", l'inchiesta di Andrea Scaglia e Roberto Poletti realizzata nel 2008 per Libero.

E allora, guardate, qualcuno mi darà del patetico, altri del paraculo ipocrita, ma sono stufo. Stufo delle continue richieste di segnalazioni e raccomandazioni, perché c’è questo mito che uno diventa deputato e magari viene visto in tivù con il ministro e quindi è entrato nella stanza dei bottoni e «se ci puoi mettere una buona parola, per favore». Ogni settimana ne arrivano a decine. C’è l’esperto di fitness, gli han detto che tu sei uomo di televisione, tra l’altro ti sei interessato anche di Rai, e allora ti chiede se riesci a infilarlo in una trasmissione, e siccome è amico dell’amico dell’amico ti informi e ottieni che appaia per una settimana nel programma del mattino per dare consigli su come buttar giù pancetta e cellulite. La guardia giurata che s’intende di fotovoltaico perché «quella del sole è l’energia del futuro», e gli rispondi che sì, ne sei convinto anche tu, e subito dopo ti domanda di fare il consulente per il tal progetto che gli hanno detto sta per partire. C’è il funzionario che t’implora di poter incontrare tizio o caio, «e se mi presenti tu è tutta un’altra cosa», o l’agente di polizia che si fa un mazzo così da una vita e adesso vorrebbe avvicinarsi a casa. E a proposito di avvicinamenti, non Papponi di Stato Tutto 28-03-2008 18:46 Pagina 103 potete immaginare quanti maestri e insegnanti e professori, io quando posso prendo e passo al ministero dell’Istruzione, poi vedano loro. E la Commissione Cultura si occupa anche delle Poste, e c’è questa faccenda dei francobolli speciali, commemorativi, non so bene se ci sia sotto anche un business, non credo, fatto sta che ti domandano di spingere molte proposte. Per non parlare dei favori da fare a colleghi e superiori, tipo che il ministro ha un conoscente con velleità da scrittore, e questo scrittore è convinto che un affermato regista di Hollywood abbia copiato l’idea del suo libro per farci un film, e il ministro ti chiede di sollevare il caso, «mi fai un’interrogazione?», e tu gliela fai, l’interrogazione, e chiedi al governo “se sia a conoscenza del caso in oggetto e quali misure intenda eventualmente adottare per garantire la tutela dei diritti d’autore”, e ci organizzi addirittura una conferenza stampa. Oppure c’è il “question time”, e abbiamo già detto che viene trasmesso in diretta tivù, e per bilanciare gli interventi a lui contrari al ministro farebbe piacere un intervento più accondiscendente, e pronti, eccoti l’intervento, e lui prende la parola e inizia la risposta con un «...ringrazio l’interrogante e l’intero gruppo dei Verdi, perché questa è un’occasione per fare chiarezza ed annunciare...». E dopo ti senti uno scemo.

Non ne posso più di questa sensazione d’inutilità e d’impotenza, di essere additato a parassita e sapere che il paragone sarà anche antipatico e demagogico e populista, ma non così lontano dalla realtà. Di vedere che certo, ministri e capoccia di partito incidono eccome sulla realtà, e non è che siano tutti stronzi, intendiamoci, ma tu non sei niente, non conti niente, e intorno hai tanti e tanti e tanti che non contano niente, tra Camera e Senato siamo quasi mille, però noi siamo “onorevoli deputati”, c’è scritto anche sulla tesserina, ed è questo ciò che importa. E per sentirti utile t’inventi qualche baracconata, ti travesti da Babbo Natale e ti fai assoldare in nero e ti piazzi davanti al centro commerciale, e gonfi i palloncini, vai dai bambini e li convinci a fare la foto, fai il simpatico con i clienti. L’ho fatto, ho lavorato dieci ore per 45 euro senza uno straccio di fattura né contratto, poi mi sono rivelato. E almeno grazie a me, alla mia baracconata, quel centro commerciale li ha
poi messi in regola, quei ragazzi che fanno i Babbi Natale e quante volte ai bambini che gli tirano la barba vorrebbero prenderli a calci. Una goccia nel mare, ma almeno qualcosa. Molto
meglio di quando ho sollevato la discussione sul canone Rai, risultato zero. Oppure la questione dei cd, che con questa storia della musica scaricabile dal computer e della pirateria se ne vendono sempre meno, le case discografiche licenziano di continuo, e nonostante questo si continua a mantenere l’Iva al 20 per cento, mentre per esempio sui libri è al 4, e comunque parole inutili, m’ascolta nessuno. Chissà, forse sono io che non sono capace. D’altronde, mi rendo conto che parlo più dei problemi cui tengo quando Canale 5 m’invita in tivù a “Buona Domenica” piuttosto
che in Parlamento. E non ne posso più di vedere quanto siamo micragnosi. Benefit, privilegi, sconti, ma quando c’è da aprire il portafogli per aiutare qualcuno,
guardiamo da un’altra parte fischiettando distratti. Io sono quello che, insieme con Maurizio Bernardo di Forza Italia, ha organizzato la colletta tra parlamentari per aiutare le famiglie degli operai
morti nella tragedia della Thyssen Krupp. Ricordate? L’incendio nella fabbrica di Torino, sette poveracci uccisi dal fuoco, la commozione dell’intero Paese, e tutti a sbraitare, «basta, è una
vergogna, adesso non abbandoniamoli!». Bernardo e io crediamo sia giusto che anche il Palazzo dia un segno, chiediamo a deputati e senatori di versare dei soldi, non so, metà di una giornata, sarebbero 250 euro a testa. E questa sì che è una cosa patetica, in quindici giorni raccogliamo in tutto 1.300 euro, meno di due euro a parlamentare, c’è anche chi ci rinfaccia di voler discriminare i morti sul lavoro tra quelli di serie A e altri di serie B, e noi a spiegargli che vuole essere un atto simbolico, a volte servono, e loro niente. I giornali ne parlano scandalizzati, e dopo altri quindici giorni la media “sale” a 9 euro cadauno. Bernardo e io ci arrabbiamo, minacciamo di rendere pubblici nomi e versamenti, e la deputata del Pd Donata Lenzi va su tutte le furie, dice che siamo scorretti, che lei la donazione l’ha fatta ma attraverso un altro conto corrente, che «tutto ciò ottiene il risultato di un’ulteriore perdita di legittimità del Parlamento» [più di così?], e poi si appella a Bertinotti affinché difenda la dignità della Camera. A parte questo, di fronte all’eventualità dello sputtanamento pubblico qualcosa si muove, ma neanche tanto: siamo arrivati a raccogliere 42mila euro,
compresa la donazione del fondo di solidarietà dei dipendenti della Camera, un sottosegretario ci ha messo 50 euro. Roba da vergognarsi.

E non so più nemmeno quanto guadagno. C’è  lo stipendio base, poi l’indennità o come cavolo si chiama, i rimborsi di trasporto, quelli per le telefonate, tutte le coperture sanitarie possibili e immaginabili, ci rimborsano persino il famoso “ticket”, e poi mangi spendendo niente, persino il gruppo parlamentare ti versa dei soldi non so nemmeno per che cosa, ed è anche esploso il
caso del ritocco all’insù della busta paga, «perché i senatori l’hanno avuto e noi no». Sulla questione si sa già tutto, inutile dilungarsi, ma non
posso fare a meno di pensare alle vecchiette e sciure Maria delle mie trasmissioni, alla gente che vive con una pensione minima di 500 euro al mese, e noi - che ci sono mesi in cui arriviamo a incassarne intorno ai 15mila, a gennaio di quest’anno per via di rimborsi e rimborsini e anticipi addirittura 20mila - noi 500 euro li possiamo portare a casa in un solo giorno. E fanculo a chi dice che questa è retorica, lo sarà anche, ma fatevi due conti e poi ne parliamo. Tra l’altro, questa disgraziata legislatura è durata talmente poco da non far scattare la generosa pensione riservata ai parlamentari. A parte
che voglio vedere se sarà davvero così, pochi sanno che anche dopo soli due anni di Montecitorio è possibile incassare una sorta di lauta liquidazione, che non si chiama così ma va sotto le diciture di “assegno di fine mandato” e “restituzione delle quote previdenziali versate”. Dal canto mio, me ne torno a casa con un bell’assegno di 41.808,44 euro. L’ultimo regalo pagato
dagli italiani. Perché sono stufo, l’ho già detto, non ne posso più. Basta, il giro sulla giostra l’ho fatto, ho mangiato a sbafo con tutti gli altri e perciò non mi ergo certo a paladino. Ma adesso scendo. Non mi ricandido. Adieu all’ufficio che non uso, alle inutili chiacchierate in Commissione, ai miei voti decisi da un altro. Saluti alle associazioni di parlamentari, ai cocktail di benvenuto, alle missioni istituzional-turistiche. Lo preannuncio con un sms al segretario del mio partito, Pecoraro Scanio, poi ci sentiamo al telefono e aggiungo
che non ho interesse nemmeno ad accettare eventuali incarichi “laterali”, non so, la poltrona in qualche municipalizzata o qualche altro ruolo “di prestigio” con ottimo stipendio annesso, vale a dire il “ringraziamento” che viene in genere elargito agli ex parlamentari. E non perché sia un eroe, l’ho già detto. È che non me la sento. Torno, se mi vorranno, a fare il mio mestiere, il giornalista, l’agitatore televisivo. Vedremo.

Lui, Pecoraro, dopo avermi ascoltato, prende atto, «come vuoi, ma vienimi a trovare al ministero». E però mi chiede un ultimo sforzo: di scrivere una lettera ai Verdi, per ringraziarli della grande opportunità e della bella esperienza, «restiamo d’accordo così?». No, io la lettera non gliela scrivo. Chi ha dato a dato, chi ha avuto ha avuto, canta la canzone: chiudiamola qui e basta. Uso invece queste ultime righe per salutarlo, a lui e al Parlamento: addio, a mai più rivederci. Ah, un’ultima cosa: onorevole sarà lei.








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Commenti all'articolo

  • Dream

    06 Agosto 2011 - 16:04

    e poi parlano, con quell'alterigia!spocchiosi!!

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  • indignato2

    06 Agosto 2011 - 16:04

    Volendo riprendere quanto detto da un Ministro, sono loro la parte peggiore dell'Italia, loro e chi li raccomanda i quali non hanno nessun timore a fare anche carte false pur di aiutarli se poi fanno parte di qualche casta meglio ancora. Le porcate che combinano nei concorsi pubblici è allucinante. Per sempio andate a vedere costa stanno combinando per il concorso a 115 posti indetto dall'ISTAT dopo pur di aiutare certi precari (appoggiati dalla CGIL, la casta per ecdcellenza) stanno prendendo per i fondelli 12.000 e passa italiani che pensavano di partecipare ad un concorso "pulito".

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  • sparviero

    06 Agosto 2011 - 13:01

    Fortunatamente esiste ancora qualcuno che nonostante riceva tanto denaro per fare poco o niente ha la coscienza di confrontarsi con chi percepisce 500 euro al mese. Il resto del baraccone , con il pelo sullo stomaco non ci pensa nemmeno e se la spassa allegramente alla faccia di chi li ha eletti (destra e sinistra). Mi auguro di poter respirare in un prossimo futuro per l'Italia , un'aria meno fetida .

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  • amb43

    06 Agosto 2011 - 08:08

    da che mondo è mondo i raccomandati ci sono sempre stati ! In tutti gli ambienti di lavoro, all'università , nella sanità ( i concorsi sono inutili poichè si sa già prima chi li vince , e spesso è un inetto spinto dal partito ) ..........

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