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Piano Pdl in caso di più tasse L'opposizione resta di stucco

Se serviranno misure impopolari meglio passare la mano ad un governo tecnico. E c'è chi pensa a nuovi alleati

Piano Pdl in caso di più  tasse L'opposizione resta di stucco
Nel Pdl la chiamano «sindrome del Britannia», con riferimento al veliero reale che Giorgio V d’Inghilterra fece affondare quando capì che ormai aveva i giorni contati. E la tentazione di suicidare il governo sempre più nell’occhio del ciclone finanziario serpeggia a palazzo Grazioli e in tutto il Pdl. «Ci conviene?». È questa la domanda che circola ossessivamente tra i berlusconiani di fronte a una crisi delle borse che non conosce precedenti nella storia dei mercati. Il punto interrogativo incombe tanto più adesso che Silvio Berlusconi, per una volta in accordo con Giulio Tremonti, ha deciso obtorto collo di anticipare di un anno il pareggio di bilancio fissato inizialmente nella manovra al 2014.
Troppo pesante la stangata da 30 miliardi che sta per abbattersi sul Paese. Troppi i tagli, troppi i sacrifici che saranno chiesti agli italiani. Per questo il premier ha resistito fino all’ultimo prima di cedere al diktat della Banca centrale europea, convinto com’è che questo anticipo di manovra provocherà una rivolta totale del ceto medio. E questo potrebbe costringerlo a tagliare di un anno la legislatura, anticipando le elezioni al prossimo anno.
dubbio che tormenta
Già perché, a questo punto della crisi finanziaria, il dubbio che tormenta i berlusconiani non è tanto se il Cavaliere resterà o no in sella a Palazzo Chigi, ma «se conviene a noi stare al governo», per dirla con uno dei parlamentari più vicini al premier.
Insomma, per i berluscones, se la Borsa di Milano continua a colare a picco il gioco non vale più la candela. «Meglio votare subito che andare alle urne nel 2013, quando la gente sarà così imbufalita con noi da volerci mandare, non solo a casa, ma alla forca e la sinistra avrà gioco facilissimo nello scendere in piazza e gridare alla macelleria sociale», confida un ministro di rango sotto stretta garanzia di totale anonimato.
Berlusconi finora ha resistito alla tentazione di mollare che cova dentro già da un po’. Ma ora potrebbe cedere di fronte al precipitare della crisi, per non finire sotto le macerie del crollo delle Borse. Se in Parlamento e davanti a telecamere e taccuini ostenta la certezza che il suo governo giungerà a scadenza naturale, nel chiuso di palazzo Grazioli ai suoi confessa di non essere mica sicuro di arrivare al 2013. La crisi finanziaria brucia i tempi della politica e cresce il numero di quelli pronti a scommettere sulle elezioni di primavera. Nemmeno una settimana fa il segretario del Pdl, Angelino Alfano garantiva all’ambasciatore americano che di elezioni anticipate non se parla. Oggi invece persino un ministro come Galan si dissocia pubblicamente da tale pronostico: «A questo punto è più difficile durare fino alla scadenza della legislatura».
Le elezioni, certo, adesso non le vuole nessuno. Men che meno Berlusconi. Troppo basso il suo gradimento, che ha toccato il minimo storico. Troppo acerbo il delfino che ha appena designato come successore anche alla premiership.
contatti embrionali
 Troppo embrionali i contatti con l’Udc: perché se autoffondamento ha da essere, per la campagna elettorale susseguente l’accordo con Casini sarebbe vitale. Il voto anticipato riporterebbe invece Berlusconi al centro della scena costringendolo a un protagonismo che lo proietterebbe inesorabilmente come candidato del centrodestra, con grande scorno del diretto interessato. Perché, in barba ai suoi pubblici autoincensamenti, nessuno meglio del Cav sa quanto sia appannato l’appeal elettorale del premier e quanto scarse siano le sue possibilità di rivincere se si andasse al voto a marzo.
A meno che il Pd non venisse travolto da un altro scandalo che lo seppellirebbe sotto la lapide della questione morale. Ma sono solo ipotesi vagheggiate dal premier. Al momento lui non ha scelta. Non gli resta che tenere botta e obbedire ai diktat dei grandi dell’Europa per far durare il suo governo. «Ma», continuano a chiedersi nel Pdl, «ci conviene?».

di Barbara Romano

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Commenti all'articolo

  • nick1990

    10 Agosto 2011 - 20:08

    Quel gesto piace, bravo bisogna che tornate tutti a casa, siete un fallimento totale destra sinistra centro e lega.

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  • bruno osti

    09 Agosto 2011 - 12:12

    sara' pure! intanto cominci a restituire quello che ha fatto Lui: "Debito pubblico governo Prodi 2008, 1.663 - avvento di Berlusconi 02.2009, 1.708 - 03.2009, 1.741 - 05.2009, 1.752 - 08.2009, 1.757 - 10.2009, 1.801 - 03.2010, 1.798 - 04.2010, 1.813 - 05.2010, 1.827 -06.2010, 1.821.mld - 09.2010, 1.838.000.000 - oggi quasi 2.000.000.000"

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  • bussirino

    08 Agosto 2011 - 11:11

    Casini è passato il porta borse di Fini? Bene, dalle stelline alle stalline!

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  • walter112

    08 Agosto 2011 - 10:10

    Vorrei dare una risposta a Giangi46, e' vero che il grosso del debito pubblico lo hanno creato i padri anche del PD, pero se dobbiamo dire tutta la verita', Berlusconi coi suoi governi ha contribuito "ad arrotondarlo". Difatti in tutti questi anni di Berlusconismo e di leghismo il debito non si e' ristretto ma si e' allargato ulteriormente. Diciamola fino in fondo la verita'.

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