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Deludenti Una manovra di questo tipo? Potevano farla Prodi, Amato e Visco...

Italia prima per imposte su persone fisiche. Colpa della crisi e di governo che aumento i balzelli: proprio come fece la sinistra

Deludenti Una manovra di questo tipo? Potevano farla Prodi, Amato e Visco...
Da ieri sera l’Italia è arrivata al primo posto nel mondo. Nell’attimo di un decreto legge ha scalato tutti i posti della classifica ed è diventata prima al mondo per tasse sulle persone fisiche. Sette aliquote fiscali, dal 23% fino al massimo del 53% per almeno i due prossimi anni. Tredici punti più della Grecia, della Francia e della Gran Bretagna. Dieci punti più della Spagna, otto più della Danimarca e della Germania, perfino 5 più della Norvegia e sei più della Finlandia. Ma basta il raffronto con i tedeschi, che sulle tasse non scherzano affatto: aliquota del 42% fra 52.882 e 250 mila euro, del 45% sopra i 250 mila euro. Da ieri in Italia è tassato al 48% chi guadagna fra 90.001 e 150 mila euro e al 53% chi guadagna da 150.001 euro in su. È  il record del mondo.

Il centro destra di Silvio Berlusconi vinse le elezioni del 2001 al grido “meno tasse per tutti”. Promise due sole aliquote, una al 23% e l’altra al 33% spiegando che con tasse più alte è inevitabile evadere. Alle due aliquote non arrivò, ma almeno scese a 4 (23%, 33%, 39% e 43%). Nel 2006 vinse le elezioni Romano Prodi e ricambiò tutto grazie a Vincenzo Visco: cinque aliquote (23%, 27%, 38%, 41% e 43%). Gli italiani si ribellarono, il centrodestra li portò in piazza, costrinse il governo ad elezioni anticipate e assicurò: cambiamo subito il fisco di Visco. Nei primi tre anni non ha toccato una virgola.

COME LA SINISTRA
Da ieri ha aggiunto due nuove aliquote portando le tasse al record dei record. Le ha ribattezzate “contributi di solidarietà” e assicura che saranno temporanee. C’è chi dice della durata di due, chi spinge per almeno tre anni. Oltre al danno c'è dunque anche la beffa lessicale: quelle sono tasse, non contributi. E si aggiungono alle tasse locali record, anche quelle conseguenze delle manovre finanziarie. Se ora l’aliquota Irpef più alta a livello nazionale è del 53%, per un cittadino di Roma sarà oggi del 55,30% e probabilmente dal primo gennaio prossimo del 55,60% perché la Regione Lazio, che si vede tagliare ulteriori trasferimenti, sarà costretta a riportare l’addizionale regionale Irpef dall’1,40% attuale all’1,70% che già chiese ai suoi abitanti nel 2010.

Negli incubi ricorrenti degli italiani forse apparivano tasse simili in un governo di Giuliano Amato, l’uomo che nel lontano 1992 mise le mani sui conti bancari degli italiani portando via di notte il sei per mille. A fatica si potevano temere esiti così nefasti votando un governo di Vincenzo Visco, che ha l’immagine di un Dracula del fisco anche più di quel che effettivamente abbia combinato. Ma un governo Berlusconi nemmeno negli incubi sarebbe apparso così vorace. Il fisco era la sua bandiera esistenziale, e vederla così rovinosamente ammainata ieri era davvero inimmaginabile.

CRISI NERA
Dicono che non ci fosse via di uscita, che i morsi della speculazione e il pressing di Ue e Bce non offrivano alternative. Che la situazione sia difficile, è vero. Ma quando si vota un governo è anche perché  si sceglie una politica economica che soprattutto in casi simili si vuole vedere. Se Berlusconi e Tremonti al dunque utilizzano le stesse ricette di Prodi e Visco, che cambia votare uno schieramento o l’altro? È  grazie a scelte così che la politica diventa incomprensibile, sempre più lontana dai cittadini. Con un’aggravante: è falso che non esistessero altre strade percorribili. A che cosa serve aumentare le tasse in modo così esponenziale? A fare cassa subito. Le tasse hanno sempre questo vantaggio: oggi le decreti, domani le hai nei tuoi forzieri. C’era questo bisogno immediato? Allora il tema non era la speculazione, ma qualche errore di calcolo nei conti pubblici attuali. E allora andrebbe spiegato a fondo, magari chiedendo scusa come fanno i manager giapponesi. Un bell’inchino e il capo cosparso di cenere davanti agli italiani. Però non ci sono solo le tasse a dare sollievo di cassa immediato. Anche il blocco della spesa ha lo stesso effetto. Basterebbe bloccare le finestre di uscita delle pensioni di anzianità e accompagnare il provvedimento con una corsa verso quota 100 (35 anni di contributi e 65 anni di età) assai più rapida di quanto non preveda oggi la normativa. Questa sarebbe stata una riforma strutturale che da anni chiede l’Europa, e a cui comunque non potremo sfuggire.

ELETTORI TRADITI
Era addirittura prevista dalla rivoluzione liberale berlusconiana, non avrebbe tradito alcuna bandiera. Tanto valeva usare l’emergenza per attuarla con decisione. Non lo si è fatto per preservare un buon rapporto con i sindacati, che evidentemente Berlusconi preferisce agli elettori di centrodestra. Altri tagli di spesa hanno valore simbolico, e confusamente appaiono nella manovra. Ma in gran parte poggiano sulla terza robusta diminuzione dei trasferimenti verso gli enti locali. Così se la devono vedere loro, e pagarne pegno politico con i cittadini. Bella idea, e allora a che diavolo serve un governo nazionale se alla prima occasione sa solo scaricare tutto sugli altri?

Visto che la bandiere vengono ammainate al primo venticello, vorrei chiedere al governo che senso ha a questo punto sventolare ancora quella del no alla patrimoniale. Aumentando Irpef e tassazione delle rendite finanziarie di fatto mezza patrimoniale è già attuata. Con un difetto: colpisce e duramente, non i ricchi, ma i ricchi già noti al fisco, perché pagano tutte le tasse sull’unghia. Saranno costretti a farlo o magari sono pure scemi e ci tengono a contribuire al loro paese. Nell’una e nell’altra condizione non si intravede un buon motivo per prenderli a sonori ceffoni come si è fatto. Se si fosse decisa una patrimoniale straordinaria sugli immobili con esclusione delle prime case, forse molti di quei cittadini onesti sarebbero stati colpiti lo stesso, ma almeno sarebbero stati costretti a pagare anche gli evasori fiscali. Fra le due era perfino più equa la patrimoniale.

Può anche essere che dalla bozza arrivata in consiglio dei ministri ieri sera alla legge vera e propria che sarà pubblicata in Gazzetta ufficiale dopo voto parlamentare, qualche stortura venga pure raddrizzata. Non c’è da avere gran fiducia, ma si può attendere. Personalmente nel frattempo di fronte a questa manovra con una formula che va di moda adesso, mi autosospendo da elettore del centrodestra.

di Franco Bechis

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  • gianniguelfi

    14 Agosto 2011 - 13:01

    Quando Tremonti certificò che i 3 clown, come li chiama EmilioQ, avevano veramente risanato i conti Ecco cosa scrisse sul Rendiconto dell' Amministrazione dello Stato per il 2007: a pag. 5 "Il 2007 si è chiuso con i conti pubblici sensibilmente più favorevoli del previsto. E' il risultato di una politica economica che ha perseguito l' obbiettivo della crescita e del risanamento. Ai risultati ottenuti hanno concorso sia le entrate che le spese e, per le entrate, il grosso contributo è venuto dalla lotta all' evasione fiscale, mentre l' espansione della spesa primaria è stata rallentata. E a pagg. 10-11 Per il 2007, gli accertamenti d' entrata per operazioni finali sono risultati di 499.671 mln., circa 19.628 mln. in più rispetto al 2006; il che non implica una qualsiasi irregolarità di gestione, ma soltanto un' azione di contrasto all' evasione e all' aumento spontaneo dell' adesione fiscale da parte dei contribuenti" http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/stampati/pdf/16PDL000573

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  • gicchio38

    14 Agosto 2011 - 10:10

    Da ieri ha aggiunto due nuove aliquote portando le tasse al record dei record. Le ha ribattezzate “contributi di solidarietà” e assicura che saranno temporanee. C’è chi dice della durata di due, chi spinge per almeno tre anni. Oltre al danno c'è dunque anche la beffa lessicale: quelle sono tasse, non contributi. E si aggiungono alle tasse locali record, anche quelle conseguenze delle manovre finanziarie. Se ora l’aliquota Irpef più alta a livello nazionale è del 53%, per un cittadino di Roma sarà oggi del 55,30% e probabilmente dal primo gennaio prossimo del 55,60% perché la Regione Lazio, che si vede tagliare ulteriori trasferimenti, sarà costretta a riportare l’addizionale regionale Irpef dall’1,40% attuale all’1,70% che già chiese ai suoi abitanti nel 2010. BAMBOLOTTI SVEGLIATEVI NON VI ERA ALTRO DA FARE. CHI VI PARLA E' UN EX LAVORATORE, ORA PENSIONATO, SEMPRE UNIREDDITO CON POCO PIU' DI MILLE E TRECENTO EURO AL MESE. DEVO PRIVARMI DI MILLE COSE CHE MI PERMETTEVO QUANDO LAVORAVO.

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  • carlozani

    14 Agosto 2011 - 10:10

    Siamo tutti delusi da questa manovra,dopo tutte le assicurazioni di Berlusconi in campagna elettorale.Perchè gli onorevoli e lo lo stesso Tremonti non si sono dimezzati lo stipendio da subito.Perchè continuano a ristorarsi a prezzi irrisori impensabili a noi cittadini.?Per non fare pagare le tasse ai soliti pernsionati e lavoratori dipendenti perchè non pensano di poterci fare detrarre dalle tasse le spese per i lavori dell'idraulico,imbianchino ,elettricista ecc.ecc.?Se lo stato non ne trae vantaggio certamente ne beneficia la giustizia fiscale-Chi è quel coglione ,che per far pagare le tasse ad un artigiano, va a spendere qualche centinaio di euro in più di iva, senza nessun beneficio?Gli orchestrali cambiano, ma la musica è sempre la stessa.Alle prossime elezioni ,tanto vale,starsene a casa. Carlo Zani

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  • Bobirons

    14 Agosto 2011 - 08:08

    Quando c'è un governo di CDX la gestione sembra quasi di sinistra, quando c'è un governo di SX sembra il contrario. Allora qual'è il commento ? E' che le impostazioni ideologiche di un tempo, liberismo, socialismo, comunismo, sono morte e sotterrate. Valgono solo le leggi dell'economia, ed ad esse ci si assoggetta. Può piacere o meno, la reltà è questa. Si potrà tornare ad avere impostaszioni differenti secondo chi è al timone ? Lo dubito, e me ne dispiace, perchè nell'appiattimento scema l'interesse personale a tutto vantaggio di pochi esperti e/o furbi che ne approfittano per mettere le mani sulle leve di comando e gestione, più che altro a proprio vantaggio, checchè ne dicano a noi illusi e sprovveduti.

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