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Nostalgia Finiti i sogni del Cav e del Senatùr. Bossi, il tuo federalismo così è già morto

Berlusconi non sarà mai il padre della rivoluzione fiscale. Ora comanda la Bce, l'unico leader che non risponde agli elettori

Nostalgia Finiti i sogni del Cav e del Senatùr. Bossi, il tuo federalismo così è già morto
Ricordate? Qui finisce l’avventura del signor Bonaventura. Dove il Bonaventura in questione ha le sembianze di Berlusconi, ma anche di Bossi e se vogliamo pure di Bersani e tutta la compagnia. Che senso ha puntare sulla politica quando poi, in questo ultimo decennio, il più profondo intervento nelle viscere del Paese porta la firma della Banca Centrale Europea, cioè del governatore uscente Trichet e quello entrante Draghi?

Voglio spingere al massimo sull’acceleratore del populismo: serve scannarsi sui programmi, serve spendere soldi per le elezioni se appunto chi muove i fili è una sovrastruttura (prendo a prestito un termine marxista) indipendente alla variabile del consenso? Non entrerò nel merito della “manovra telecomandata” perché in questi giorni firme importanti lo hanno ben fatto su questo giornale, mi limiterò pertanto ad alcune valutazioni di ordine politico.

1. La manovra è il capolinea della Seconda repubblica. Il Cavaliere si può scordare di passare alla storia come il grande riformatore, come colui che – noi non ce lo siamo scordato – al pari della signora Thatcher avrebbe riformato il fisco italiano e quindi anche l’impalcatura burocratico-amministrativa italiana. Con la batosta in arrivo nessuno più crederà a una sola parola del premier in tema di tasse e dintorni. Poteva fare una cosa diversa? Certo che sì. Ha avuto una lunga stagione politica per centrare l’obiettivo: doveva avere il coraggio di tirar dritto, non l’ha avuto e la pagherà elettoralmente, purtroppo trascinando tutto il centrodestra. Certo c’è stato l’11 settembre e poi la grande crisi e poi tante altre sfighe globali, ma se non si hanno idee radicali e la forza di portarle avanti è difficile passare poi alla Storia (a meno che Berlusconi non pensasse di passare alla Storia per il Ponte sullo Stretto di Messina...).

2. Capitolo Umberto Bossi. Davvero il Senatur crede di poter riprendere il bandolo del federalismo fiscale dopo l’ennesima randellata sul cranio degli enti locali? Il federalismo finisce qui: a furia di cincischiare con secessione, devolution e quant’altro, le sole mosche che restano in mano sono quei tre sottoministericchi a Monza che nessun padano aveva mai richiesto. La Lega era una grande speranza di cambiamento: Bossi aveva capito che il bubbone centralista cresciuto a dismisura con le spese folli degli anni Ottanta frenava lo sviluppo delle imprese e del tessuto settentrionale, le cui richieste avevano per la prima volta trovato forza politica sui tavoli romani. In più il Carroccio aveva puntato sulla filiera dei Comuni e delle Regioni, scommettendo sulla loro efficienza nel dare risposte al territorio. Ebbene, il maggior amico del Carroccio – Giulio Tremonti – ha tarpato le ali agli enti locali sfilando anno dopo anno sempre maggiori risorse. Morale, ha ragione Formigoni: il federalismo fiscale così si avvia su un binario morto. Aggiungo un’ulteriore provocazione: qual è il criterio per cui si nega la soppressione delle Province ma si dice sì a una manovra che sottrae ossigeno a tutti gli enti locali, primi attori del federalismo fiscale?

3. Tremonti. Aveva centrato molte analisi e lo aveva fatto da studioso. Ha chiesto carta bianca, l’ha ottenuta e ora capitola sotto il rullo compressore di Trichet e Draghi. A cosa è servito allora lavorare di cesello, se ora l’Europa impone il machete? Il superministro dell’Economia in un batter di ciglio si ritrova sottosegretario.

4. Se Atene piange Sparta non ride. Sparta è il principale partito di opposizione, il Pd. La girandola di dichiarazioni evidenzia il cortocircuito della politica italiana. Bersani chiedeva di anticipare il pareggio di bilancio, chiedeva liberalizzazioni e privatizzazioni, chiedeva in poche parole molte delle cose che il medico Bce ha prescritto al malato italiano. Per un partito che si definisce riformista ed europeista è difficile non allinearsi a un decreto rafforzato – tra l’altro - dal sigillo quirinalizio. Le risposte del Pd sanno tanto di beghe tra comari.

5. Cosa poteva fare Berlusconi? Intanto, come scrivevo sopra, poteva anzi doveva sfruttare il consenso di questi anni per realizzare quelle quattro cose che gli elettori avevano chiesto. Fisco, sburocratizzazione e dimagrimento della politica in primis. Se gli stessi soggetti che quindici anni fa diedero la spinta a Forza Italia e alla Lega sono oggi furibondi è perché non hanno trovato benefici dall’allora investimento politico. Fino a poco tempo fa ce la cavavamo dicendo che non c’erano alternative poiché le ricette proposte dal centrosinistra erano pessime; ora onestà ci impone di dire che non vedo quali siano le differenze sostanziali con la stagione di Visco e soci. Un anno fa Berlusconi, dopo la rottura con Fini, avrebbe dovuto chiedere le elezioni anticipate. Non l’ha fatto. Pochi mesi fa, invece di inseguire Scilipoti, avrebbe dovuto allargare la maggioranza all’Udc persino – bestemmia! – a costo di lasciare la poltrona di presidente del Consiglio riservandosi il “solo” ruolo di leader del centrodestra. Non l’ha fatto. Poteva, infine, benedire un governo tecnico che s’accollasse la mazzata. Non l’ha fatto, per fare un dispetto a Tremonti.

6. Ora – e chiudo – il problema dell’alternativa non si pone nemmeno più: non governa Berlusconi, non governa il centrosinistra. Comanda il governatore della Bce, l’ultimo leader europeo che non deve rispondere a nessun elettore. Potere allo stato puro, potere dei mercati. Ha vinto ancora una volta la grande finanza. Ha perso la politica. Non ne sarei così contento.

di Gianluigi Paragone

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Commenti all'articolo

  • riccardorama

    16 Agosto 2011 - 10:10

    inevitabilmente, tutte le volte che mi soffermo a leggere i commenti dei lettori, almeno la maggior parte, mi chiedo come mai il buon senso sembra albergare soltanto lì. Mi chiedo sempre come sia possibile che chi ha le leve del potere sia così avulso dal fare le cose di buon senso che dei lettori anonimi quasi sempre indicano. Mi chiedo sempre come sia possibile che i ministri, i quali hanno tutti i possibili rapporti economici, sociali, finanziari, non riescano a leggerli, capirli ed agire di conseguenza. L'Italia affonda? Ma Rizzo e Stella hanno scritto svariati anni fa quali sono le cause!! Giordano ha messo in evidenza gli scandali delle pensioni d'oro! Ma un leader (anche scarso) basterebbe che li leggesse e mettesse in atto le relative correzioni. E' così difficile?

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  • nictriplo

    16 Agosto 2011 - 10:10

    Voto Lega da sempre e sempre vi ho difesi. Questa volta NO. Se passa la tassazione delle rendite al 20% per me potete andare a cercarvi un altro mestiere appena si vota di nuovo. E' chiaro che la pezzente sinistra italiota, da me il voto non l' avrà mai in vita, ma è altrettanto chiaro che non l' avrete nemmeno voi. Andranno al potere loro ? Al limite faranno lo stesso che avete fatto voi.......ossia colpire chi lavora e avvantaggiare i parassiti di stato. Pe noi non cambierà nulla. Per voi, sì. dovrete cercarvi un altro lavoro. Torneremo a votare quando si presenterà uno con accento austriaco......sicuri che di questo passo.......succederà quanto prima. Il nostro voto a voi....mai più. Troppa corruzione di stato, troppi leccapiedi delle solite note regioni (che ci chiediamo spesso come possano essere diventate italia visto che ricordano il medio oriente) con diritto di mafia su ogni concorso statale (o sdaddale se preferite). E voi.....a proteggere questi ? Andate a ca....

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  • petergreci

    16 Agosto 2011 - 09:09

    Recitava il grande genio della lirica Luciano Pavarotti alla fine dei Pagliacci: LA COMMEDIA E' FINITA

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  • paperino1954

    15 Agosto 2011 - 17:05

    Si proprio vent'anni di fumo....

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