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Sorpresa La supertassa nasconde una beffa. Risultato? Dovremo pagare ancora di più

Ipotesi: semplificare i pagamenti togliendo le deduzioni e abbassando le aliquote, ma non si farebbe altro che peggiorare il contributo

Sorpresa La supertassa nasconde una beffa. Risultato? Dovremo pagare ancora di più
La soluzione è in tasca, ma rischia di essere una nuova beffa sui contribuenti. Il contributo di solidarietà sui redditi superiori ai 90 e ai 150 mila euro sarà abbassato e semplificato, accogliendo il pressing dei frondisti Pdl che minacciano di non votare la manovra così come è. La nuova ipotesi è di fare scendere dal 5 al 3% il prelievo straordinario triennale sui redditi fra 90 e 150 mila euro e di tagliare dal 10 al 6% quello sopra i 150.001 euro. Entrambi i contributi però non saranno deducibili dal reddito nella versione ridotta, per semplificare le procedure. Il risultato però sarebbe una beffa: senza deducibilità (che pochi contribuenti hanno compreso) alla fine la supertassa sarà perfino un pizzico più cara per i contribuenti e darà un po’ più di incasso allo Stato (Antonio Martino, intervistato da Barbara Romano, indice un corteo anti-tasse a cui invita anche Silvio Berlusconi, ndr).

Perché pagando il 5% e deducendo il contributo dall’Irpef dovuta alla fine i possessori di reddito fra 90 e 150 mila euro verseranno il 2,765% di tasse in più nette. Quelli sopra i 150 mila euro e fino a 545 mila euro pagheranno il 10%, dedurranno e si troveranno a versare il 5,53% netto di tasse in più. Sopra i 545 mila euro grazie alla clausola di salvaguardia inserita in decreto (in alternativa al contributo si può scegliere un’aliquota Irpef del 48% a partire da 75 mila euro), con la versione attuale del decreto legge si verserà il 5% netto di tasse in più. Portare i due contributi dal 5 al 3% e dal 10 al 6% sulla carta dunque farebbe dire: hanno vinto i ribelli del Pdl, riuscendo a fare quasi dimezzare le nuove tasse scappate di mano al governo. Togliendo la deducibilità del contributo certo si semplificherebbero le operazioni per i contribuenti, non costringendoli a fare la fila davanti a studi di commercialisti o ai Caaf dei sindacati (che avrebbero nuovo business), ma alla fine la nuova tassa sarebbe identica a   prima, se non un filo più cara.

Il vero problema del contributo di solidarietà sui redditi del ceto medio-alto è che la vera misura certa e significativa della manovra triennale appena varata. Quelle entrate (3,8 miliardi) sono certe, e poche altre danno la stessa certezza: tutte quelle più discusse. Non c’è ad esempio alcuna sicurezza sugli incassi reali che verranno dall’innalzamento dell’aliquota sui capital gain dal 12,5 al 20% : dipenderà dall’andamento dei mercati finanziari, e se continueranno a scendere i guadagni non ci saranno e le tasse saranno inutili. Mentre sono sicuri i tagli ai trasferimenti agli enti locali e il rinvio della liquidazione degli statali di 24 mesi: lo Stato si limita a non pagare, quindi è certo di risparmiare.

Nonostante sia l’asse portante della manovra, il contributo di solidarietà   è nato proprio durante le ultime ore del decreto. La norma è stata pensata quasi come vendetta verso i contribuenti privati dai grand commis dello Stato per cui era già stato deciso analogo taglio degli stipendi dei dirigenti pubblici. La norma era stata prevista da un decreto legge del 31 maggio 2010, poi la Ragioneria generale dello Stato ha emanato con tutto comodo le regole per tagliare gli stipendi dei dipendenti pubblici, varando la circolare applicativa n. 12 nell’aprile 2011, a quasi un anno di distanza. Il taglio agli stipendi pubblici di fatto è scattato sui redditi più alti per la prima volta nelle buste paga di luglio. Quando i grand commis le hanno viste, è scattata la vendetta nei confronti dei dipendenti privati, ed è nato quel contributo di solidarietà mal pensato e ancora peggio scritto nel decreto legge (con errori macroscopici).

Anche un bambino avrebbe capito che sarebbe stato più semplice avere quello stesso incasso mettendo un tetto più basso al contributo di solidarietà senza avventurarsi nel gran pasticcio della sua deduzione dal reddito imponibile. Non è stato fatto proprio perché si voleva colpire i dipendenti privati nello stesso identico modo con cui si erano colpiti i dipendenti pubblici. Ai grand commis era stato tagliato lo stipendio del 5% sopra i 90 mila euro e del 10% sopra i 150 mila. Ma poi l’Irpef veniva calcolata sul nuovo stipendio tosato, come se il taglio fosse stato dedotto dal reddito. Quindi è stata imposta ai singoli contribuenti dipendenti privati o lavoratori autonomi la stessa identica fatica che è toccata a chi doveva fare le buste paga dei dirigenti pubblici. Pura e squisita vendetta. Forse comprensibile in un paese in cui è esplosa con virulenza la guerra delle caste. Che poi il governo in un momento tanto delicato si sia prestato a questo regolamento di conti, è altro affare.

di Franco Bechis

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Commenti all'articolo

  • piffi

    02 Settembre 2011 - 12:12

    L'italia è diventato un paese anarchico ma non da oggi, ognuno fà quello gli pare, esistono leggi ,decreti norme infinite ma non c'è nessuno che li rispetti, tantomeno i politici. si era detto di ridurre i costi della politica e abolire la province ma cosi non è stato. 2 dita di conti ; 23 miliardi all'anno per il costo dello stato, 273 miliardi all'anno di evasione fiscale quindi mancato reddito da ridistribuire.poi ci sono : regioni e le province e i comuni , un costo elevatissimo si parla di altri 70 miliardi all'anno . si buttano al MACERO circa 366 miliardi all'anno di euro .cosa vogliamo fare? vogliono pure il sangue dai cittadini che poi rivenderanno al mercato nero!!!???

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  • pcoschi

    01 Settembre 2011 - 01:01

    Sono stato sempre un elettore del centro destra ed in particolare un dipendente pubblico ( medico ospedaliero) che fa parte di quella casta di fessi che paga tutte le tasse. Voglio vedere se i giornalisti ed in particolare il Direttore di Libero difenderà i dipendenti pubblici del ceto medio che dovranno ( solo loro) sottostare a questo iniquo contributo di solidarietà che porterà la tassazione globale al 65% del reddito.

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  • bepper

    21 Agosto 2011 - 17:05

    uno a vin43. Il fatto che Silvio abbia vinto le ultime elezioni contraddice la tesi che siamo un popolo intelligente. Ma siamo in tempo a rifarci. Per il prossimo sondaggio sull'intelligenza, vin, per favore non partecipare. Oppure copia il test.

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  • MagoGi

    19 Agosto 2011 - 09:09

    In che senso non si è capito? Si è accorto di chi ha vinto le ultime elezioni?

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