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InPiazza Martino: "Scendiamo tutti in strada contro il fisco che uccide. Venga anche il Cav"

Intervista all'ex ministro Martino: chiama a raccolta il popolo anti-tasse. "Il Cavaliere? Credo direbbe 'ti capisco, vengo anche io'"

InPiazza Martino: "Scendiamo tutti in strada contro il fisco che uccide. Venga anche il Cav"
Tartassati di tutta Italia unitevi. «Scendiamo in piazza il 23 novembre a protestare contro il governo delle tasse che sta uccidendo il popolo delle partite Iva». A chiamare i contribuenti alle armi è Antonio Martino, l’economista di riferimento del Cavaliere nel 1994, che fu tra i fondatori  di Forza Italia ed è stato ministro degli Esteri e della Difesa nel primo e nel secondo governo Berlusconi. Ma oggi fa il soldato semplice alla Camera e non si riconosce più nel Pdl. O almeno, non nelle manovre di Giulio Tremonti. 

Ancora prima di scendere in campo, Berlusconi iniziò ad attaccare il sistema fiscale propugnando la riduzione delle tasse e la semplificazione degli adempimenti. Dopo 17 anni in cui il Cav ha governato parecchio, lei che bilancio fa?
«Per ciò che riguarda la pressione fiscale non si è fatto assolutamente niente, tranne la legge Tremonti del ’94, per cui gli utili reinvestiti erano esenti da tassazione».

Lei si riconosce in questo Pdl?
«In questa manovra certamente no. Il Pdl è sicuramente diverso da Forza Italia, che era molto più omogenea. Nel Pdl esiste una netta separazione tra i forzisti della prima ora, ispirati a un liberalismo che mira a ridurre il carico fiscale e a rilanciare lo sviluppo, e gli altri».

E Berlusconi, secondo lei, si riconosce in questo Pdl?
«Sono certo che lui sia stufo dell’eterogeneità di opinioni che regna nel Pdl e che non si riconosca affatto in questa manovra, la quale contraddice tutto ciò che lui ha sempre sostenuto dal ’94 a oggi».

Come fa ad esserne certo?
«Perché me lo ha detto. Quando gli annunciai che non avrei votato la manovra a luglio, lui mi disse: “Ti capisco, se potessi non la voterei neanch’io”».

Quindi, secondo lei, non voterebbe neanche la manovra bis?
«Men che meno. Infatti, da quando è stata annunciata, Berlusconi è scomparso dalla circolazione».

Lei la voterà?
«A meno che non venga cambiata in modo drastico, io questa manovra non la voto».

Lei scenderà davvero in piazza il 23 novembre, come ha annunciato al Messaggero, per una marcia anti-tasse?
«Certo. Il 23 novembre del 1986 mi invitarono alla marcia dei contribuenti a Torino. E qualcuno di quelli che la organizzarono mi ha chiesto di fare qualcosa per ricordarla. Ma spero di realizzare una marcia ancora più grande».

Dove la farà?
«Forse Torino è una città troppo piccola. La faremo a Roma».

La gente è così arrabbiata?
«A giudicare da quello che leggo sul mio blog, il numero degli arrabbiati cresce con una rapidità esponenziale. Alle amministrative di Milano, che è la capitale dell’economia e dell’imprenditoria italiana, hanno perso sia il Pdl che la Lega perché la loro politica economica sta uccidendo il popolo delle partite Iva, che è costretto a scegliere: evadere o fallire».

Il popolo dei tartassati ha un partito di riferimento?
«No, serve un partito che li rappresenti. Berlusconi latita e spero che prima o poi torni. Ma senza di lui, dubito che il Pdl possa diventare il partito liberale di massa che sognavamo, perché ormai noi liberali nel Pdl non siamo più neanche la maggioranza».

Lanciando questa marcia anti-tasse, ha tutta l’aria di candidarsi lei alla guida di questo partito dei tartassati...
«Non lo faccio per ambizione personale. Ho sempre promesso che avrei impegnato tutte le mie energie per le idee in cui credo. E continuerò a battermi per esse, fino in fondo».

Ma non si sente un po’ dissociato, lei che è deputato del Pdl e consigliere di Berlusconi, a scendere in piazza contro una misura del governo?
«Assolutamente no. Anzi, credo che Berlusconi mi direbbe “ti capisco e se posso vengo anch’io».

Tremonti, invece...
«Tremonti è una persona che ha grandi qualità e alcuni difetti. Il suo problema è che di tanto in tanto mette le sue qualità al servizio dei difetti».

Quali le qualità e quali i difetti?
«Certamente è una persona preparata nel suo campo. Tremonti è forse il miglior tributarista italiano. Ma è come se non gliene importasse niente perché aspira a essere considerato altro: un maître à penser».

Se ci fosse lei sulla poltrona che fu di Quintino Sella, che farebbe?
«Chiederei l’abolizione del ministero dell’Economia. Io ho presentato una proposta di legge per il suo spacchettamento».

Ma come, proprio lei che è per l’alleggerimento dello Stato tornerebbe ai quattro ministeri Finanze, Tesoro, Bilancio e Partecipazioni statali?
«Ma se non c’è dialettica tra il ministro della spesa e quello delle entrate, il governo è un organo monocratico, non collegiale. Perché non si muove foglio che il ministro dell’Economia non voglia».

Tremonti e Berlusconi sono colpevoli o scusabili?
«Berlusconi non solo è scusabile, ma gli dobbiamo gratitudine a vita, perché ha cambiato la politica italiana e, secondo me, in meglio, facendo emergere il fatto che gli italiani sono per la stragrande maggioranza di centrodestra. Il centrosinistra in Italia è uno sparuto gruppetto di scampati al crollo del muro di Berlino e di cattocomunisti sopravvissuti alla fine della Dc. Ma le loro idee continuano ad imperare nel Paese».

E Tremonti?
«Non posso dire che sia colpevole, perché ha fatto quello che lui riteneva giusto per questo Paese. E se una colpa ha avuto è stata quella di non aver mai dato retta a coloro che la pensavano in modo diverso».

Lei ha attaccato i “socialisti” del governo e della maggioranza come se fossero un blocco monolitico, ma alcuni di loro sono agli antipodi da Tremonti. Non le sembra che la sua sia una valutazione un po’ semplicistica?
«Alcuni dei ministri che provengono dal Psi sono certamente socialisti liberali: da Franco Frattini a Renato Brunetta, a Margherita Boniver. Maurizio Sacconi, invece, continua a sostenere un sistema pensionistico assolutamente indifendibile».

Condivide la tassazione dei capitali scudati?
«Io sono contrario a qualsiasi forma di tassazione e favorevole alla riduzione o eliminazione di qualsiasi balzello. Uno Stato che spende più del dieci per cento del reddito nazionale non avrà mai la mia approvazione. Vogliamo essere generosi? Spendiamo non oltre il trenta per cento, come negli anni Cinquanta. Ma ora siamo al cinquanta per cento!».

Allora qual è la sua ricetta per guarire il debito senza uccidere lo sviluppo?
«La prima cosa che dovrebbe fare il ministro dell’Economia è vendere le azioni e le partecipazioni statali, e ritirare titoli del debito pubblico. L’ammontare complessivo del deficit diminuirebbe e questo darebbe un segnale formidabile di fiducia ai mercati».

Non è proprio la ricetta di Tremonti...
«Tremonti vuole arraffare soldi ai privati, cosa che è già stata fatta nelle manovre degli ultimi trent’anni. Le risulta che il debito sia diminuito?».

intervista di Barbara Romano

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Commenti all'articolo

  • giuliab09

    20 Agosto 2011 - 15:03

    il caro Martino, non può suggerire correzioni intelligenti...in questo momento essere demagogi o fare i populisti è da irresponsabili, perchè non è solo l'Italia a vivere una crisi , ma è il mondo intero ad essere stravolto, quindi bisogna essere responsabili e propositivi per il bene di tutti ed in particolare del ns Paese...

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  • capitanuncino

    18 Agosto 2011 - 23:11

    Ancora un furbacchione...E questo di tre cotte...Adesso fa il partito anti tasse.Quando sarà a pieno diritto nella stanza dei bottoni....non sarà da meno.Ruberà come gli altri,e di piu'.E intanto con questa trovata tanti c*****ni lo voteranno perchè crederanno all'ennesima onestà del partito antitasse....e così si sistema per bene.Alla faccia nostra.Perchè non gli si chiede di darsi da fare per la NAZIONALIZZAZIONE delle banche?

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  • saccard

    18 Agosto 2011 - 22:10

    E molto meglio il default del pessimo stato italiano, piuttosto che avere un governo socialista che mantenga in agonia il cadavere puzzolente dell'Italia a suon di tasse, derubando gli italiani.

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  • riccardorama

    18 Agosto 2011 - 19:07

    è che èinutile prendersela solo con l'attuale governo. Il debito pubblico è 1800 miliardi, il PIL 1500, (sbilancio -300), gli interessi 70 miliardi, la manovra attuale circa 50 miliardi in due anni. Domandina semplice semplice: quanti euro per quanti anni ci vogliono per pareggiare il bilancio e pagare il debito? E' amaro ma, cari amici, preparatevi, il default è già qui.

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