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Dibattito Bossi? "E' il vero guaio della Lega" "Sbagli, senza di lui Carroccio perde la bussola"

Maria Giovanna Maglie: "Umberto ormai detta una linea confusa". Risponde Zulin: "Deve solo tornare alle idee delle origini"

Dibattito Bossi? "E' il vero guaio della Lega" "Sbagli, senza di lui Carroccio perde la bussola"
Sulle pagine di Libero il dibattito su Umberto Bossi. Secondo Maria Giovanna Maglie sarebbe lui il vero problema della Lega Nord: "Dà una linea confusa, provoca e si smentisce, si comporta da piccolo democristiano e delude il suo elettorato. Deve farsi da parte". Risponde Giuliano Zulin: "Sarà anche acciaccato, ma è ancora capace di consigliare Berlusconi e di attaccare la Bce. La base non vuole la sua sostituzione, ma un ritorno alle idee delle origini". Segue l'articolo di Maria Giovanna Maglie.

Il problema non sono gli insulti, le parolacce, gli epiteti, ai quali il Senatur ha sempre abituato il suo popolo entusiasta e il resto del Paese meno prono, il problema è che ieri non si scusava mai, nemmeno quando gli toccò pagare mezzo miliardo a un giudice, beccava con rozzo ma infallibile acume gli avversari del suo Verbo, oggi attacca gli alleati che hanno pure platealmente ragione, e poi si scusa e si dice mal interpretato in continuazione. Il problema non è la canotta, il dito medio alzato, le sciocchezze sulla Montalcini, gli epiteti da razzista contro Brunetta, e non è nemmeno che all’estero ci guardano, come scrivono alcuni giornalisti très chic e sostengono alcuni politici a corto di idee, tanto più che all’estero non stanno messi meglio di noi tra scandali pubblici e comportamenti privati.

È che quelle forme esasperate di comunicazione mediatica populista sono diventate l’unica cosa rimasta comprensibile invece che il veicolo banale ed efficace di una linea politica, e che ormai dove vada a parare la politica di Umberto Bossi non è dato capire, o meglio si capisce che dello spirito originario, dell’ampolla padana, e del partito dei piccoli imprenditori, del movimento contro la cappa burocratica e le pastoie stataliste che fu la Lega padana non è rimasto niente, visto che l’influenza del vecchio leader sulla recente manovra economica è piuttosto quella di un democristiano di piccolo calibro del tempo che fu, arroccato nientemeno che in difesa delle pensioni di anzianità, come un epigono minore di Romano Prodi, e che sugli sprechi da tagliare non ha saputo dire una sola parola. È che una volta il figlio lo aveva soprannominato lui il Trota, e oggi lo candida non si capisce bene a quale gran carriera, e si muove circondato, o guardato a vista da un gruppetto che fa pensare alla corte dell’ultimo Peron, e che appare intenzionato a impedire qualunque ricambio, qualunque successione, anche contro il buon senso e l’evoluzione naturale della vita. Tutti a scrivere per mesi che era bollito il Cavaliere, che era ora di farsi da parte, di organizzare il partito, di riflettere sulle sconfitte elettorali amministrative e nei referendum.

Qualcosa lì si è mosso, se non altro c’è un Angelino Alfano a dimostrazione che Berlusconi non si sente insuperabile, inossidabile ed eterno. Ma sulla mazzata che ha preso la Lega, sulla caduta di consensi che ha interrotto un percorso fulgido, tutti zitti. Eppure hanno perso a Milano, con la detestata Moratti e il Pdl, come a Gallarate, dove erano soli con la Bianchi Clerici. La verità è che  Bossi perde colpi in continuazione, ed esercita veti nocivi al Paese, perché non ha più una linea politica coerente, perché l’unità della Lega è un simulacro ormai vuoto, altri leader sono pronti e si muovono efficacemente, o anche stoltamente, come nel caso dell’autorizzazione a procedere contro il deputato Papa, ma certo il confronto sulla leadership andrebbe avviato e pure risolto, altro che incazzarsi per lo striscione su Maroni premier.

Che cosa è diventato profondamente sbagliato e incompreso? Tentiamo qualche primo  elemento di analisi. Se la Lega era il collettore delle istanze della piccola e media impresa, ma aveva anche la forza di insediamento nel blocco operaista e meno secolarizzato, se esibiva una straordinaria attrattiva nelle realtà di provincia a forte caratterizzazione agricola, se aveva  l’abilità di promuoversi a livello comunicativo come partito “di lotta e di governo”, come un insidioso e indispensabile “alleato competitor”, quel periodo è finito, forse perfino fisiologicamente, con l’occupazione delle poltrone e l’abbraccio con la burocrazia di governo locale, e non c’è dito medio alzato che possa riportarlo. Le pressioni esercitate su Berlusconi e Tremonti sono la prova di una confusione che probabilmente solo la ridefinizione del progetto politico e un leader nuovo e giovane possono correggere, pena la fuga definitiva di popolo delle partite Iva e di imprenditori. Altro che partito del nord.

di Maria Giovanna Maglie
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Commenti all'articolo

  • bruno osti

    19 Agosto 2011 - 10:10

    "Poco prima Umberto gli aveva preferito come ministro delle Riforme il pittoresco Enrico Speroni. "Il governo", sentenziò Miglio, "ha un programma demenziale, roba da restaurazione" (17 maggio '94). Bossi, con la consueta eleganza, gli diede del "poveraccio", "vecchio fuori di testa che fa un putiferio perché non gli han dato la poltrona". Replica a stretto giro del Prufesùr: "Bossi è un incolto, buffone, arrogante, isterico, arabo levantino mentitore, lo schiaccerò come una sogliola. Se mi si ripresenta lo caccio a pedate nel sedere" (18 maggio), "Un botolo ringhioso attaccato ai pantaloni di Berlusconi", "Se gli dicessero che, per entrare nella stanza dei bottoni, deve travestirsi da donna, correrebbe a infilarsi la gonna e a darsi il belletto" (10 agosto). E il Senatùr, in dolce stil novo: "Me ne fotto delle minchiate di Miglio", "Arteriosclerotico, traditore", "Ideologo? No, panchinaro", "Una scoreggia nello spazio". Ora urge convegno, in rime baciate

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  • c.gallio

    19 Agosto 2011 - 09:09

    Qualcuno della Lega si sta finalmente accorgendo che dietro di lui c'è sempre un dirigente pronto ad infilarglielo da vent'anni. La lega è ladrona + di Roma e se accorgono solo ora di questi spregevoli personaggi che tengono aperto il sacco al pedofilo mafioso di Arcore...

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  • nevenko

    19 Agosto 2011 - 00:12

    ha esaurito le cartucce.E' un leader sul viale del tramonto.Peccato.

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  • imahfu

    18 Agosto 2011 - 22:10

    Il PDL alle origini di FI quando si cantava che Silvio c'é e Previti diceva di aveer fatto interdire le mine antiuomo dopo aver firmato il giorno prima un contratto con la Valsella. La Lega...alle origini con 10 milioni di armati per la secessione. No! le origini della Lega sono dei montanari che rifiutano il cittadino, il meridionali (Foera i teru', sui manifesti); quelle di FI si rifacevano ai Consigli di Craxi. Origini da dimenticare piu' del presente.

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