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Se il Cav può ancora salvarci? Solo se torna quello del 1994

Per ridurre il debito e accontentare l'Unione Europea servono meno tasse e un'economia sganciata dallo Stato. Ovvero Forza Italia

Se il Cav può ancora salvarci? Solo se torna quello del 1994
Di fronte alla crisi finanziaria che sta colpendo con violenza inaudita un Occidente già segnato dal processo di globalizzazione (che ha trasferito quote crescenti di produttività e di reddito verso i paesi emergenti), l’Unione europea e i mercati chiedono all’Italia di intervenire non solo per azzerare il deficit, ma anche per ridurre e rendere sostenibile il nostro gigantesco debito pubblico, la vera ragione per la quale siamo particolarmente esposti alla crisi di fiducia dei mercati. Troppi dimenticano che le nuove regole della governance economica già decise in sede europea ci impongono di ridurre il debito dal 120% al 60% del Pil, un ventesimo l’anno, per vent’anni a partire dal 2014-15. Con la crescita striminzita dell’1% che ci caratterizza (da quando non possiamo più procedere con le svalutazioni competitive della lira), si tratterebbe di una riduzione pari a 45 miliardi l’anno.  Manovre annuali di tale portata, per vent’anni di fila, sono evidentemente insostenibili.

Occorre partire da qui per comprendere che fare. Certamente occorre cercare di migliorare il decreto del governo che - va detto con forza - ci ha salvato da una situazione drammatica e che contiene misure molto positive accanto ad altre assolutamente indigeste (in particolare il “contributo di solidarietà” che di fatto porta l’aliquota marginale ad un assurdo 53%). Ma occorre anche mettere a punto con urgenza (e senza improvvisazioni) un grande piano di riforme strutturali per la riduzione del debito. Al riguardo non si può infatti aspettare il 2014 (anche perché nessuno può escludere che, di fronte al protrarsi e all’aggravarsi della crisi finanziaria, la Bce ci chieda di anticipare anche l’applicazione di questa regola per continuare ad acquistare i nostri Btp).

Per ridurre il debito come ci chiede l’Europa - e come ci chiedono i mercati - è necessaria una crescita pari almeno al 2%, un obiettivo possibile solo cominciando da subito una poderosa riduzione del peso dello Stato, cioè dell’area dell’economia intermediata dalla mano pubblica, avviando processi di dismissioni, privatizzazioni e liberalizzazioni a tutti i livelli di governo, riformando tutto il nostro “welfare”, tanto generoso quanto mal distribuito, soprattutto in termini generazionali (vedi pensioni di anzianità), riducendo le tasse e realizzando una vasta defiscalizzazione a vantaggio delle imprese e dei giovani per dare una sferzata ad un’economia resa finalmente più libera…In buona sostanza, si tratta del programma proposto da Berlusconi e Forza Italia nel 1994 e che la gravità della crisi finanziaria fa ora divenire mission obbligata per il Pdl, ma anche una grande opportunità riformatrice. Non si tratta in alcun modo di riproporre il conflitto ideologico tra liberali e socialisti perché, come ha osservato Ostellino, occorre più Stato ove necessario, più società civile dove possibile.  L’alternativa è solo la patrimoniale proposta da Amato (30 mila euro a testa per il terzo degli italiani che ha maggior patrimonio), con annesso governo tecnico. Le prossime elezioni politiche si giocheranno su questo, ma per riproporre credibilmente la “rivoluzione liberale”, il Pdl deve arrivare a questo appuntamento con un piano concreto di riforme, almeno in parte già attuato o incardinato.

Una rivoluzione certamente incompiuta anche perché i tentativi di riforma messi in atto in passato dal centrodestra si sono spesso infranti sulle resistenze conservatrici di una sinistra massimalista e statalista, incapace di far prevalere nella propria base sociale la cultura riformista (si possono ricordare, ad esempio, la riforma delle pensioni proposta nel 1994, su cui cadde il primo governo Berlusconi, quella sull’articolo 18, la riforma della seconda parte della Costituzione, inclusa la riduzione del numero dei parlamentari, cancellata dal referendum confermativo, o quella recentissima per la liberalizzazione dei servizi pubblici locali abbattuta da un referendum demagogico che in nome dell’acqua “pubblica” ha difeso l’acqua “dei partiti”, gestita proprio da enti amministrati da personale di nomina partitica, dai quali il Pd pretende addirittura la percentuale dei relativi emolumenti, come ha documentato proprio Libero).    

Certamente, questi tentativi riformatori del centrodestra sono spesso stati segnati anche da errori di impreparazione, politici e culturali, che hanno impedito di superare le resistenze conservatrici. Ma ora si tratta di far tesoro anche di quegli errori, di mettere a punto riforme capaci di incontrare un più ampio consenso (dell’Udc e del terzo polo, di una parte almeno dei sindacati, ma anche di quei pochi ma significativi esponenti riformisti del Pd). Solo per fare un esempio, l’abolizione delle pensioni di anzianità va rilanciata proponendo di destinare le diverse decine di miliardi di risparmio ai giovani titolari di contratti atipici e magari per defiscalizzare l’assunzione da parte delle imprese di ricercatori e personale qualificato giovane. Si tratterebbe di provvedimenti di forte solidarietà intergenerazionale che troverebbero quasi certamente i padri disponibili a compiere il sacrificio di qualche anno di lavoro in più per consentire ai figli di guardare con più fiducia al futuro.

Un programma di riforme di largo respiro da presentare al paese proprio con il linguaggio della verità, facendo comprendere a tutti gli elettori (compresi quelli della Lega) che per salvare l’Italia, il Sud come il Nord, e dare futuro ai giovani è necessario innanzitutto un profondo cambio culturale e di mentalità, che non si può vivere passivamente, che occorrono impegno, anche sacrifici, soprattutto responsabilità. Un programma che chiama anche il Pdl, il premier e il neosegretario Alfano ad una grande responsabilità, quella di recuperare e riaffermare il primato della politica di fronte ad una crisi destinata probabilmente a cambiare i connotati della nostra civiltà. 

di Giuseppe Calderisi
Deputato Pdl

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  • marcopcnn

    24 Agosto 2011 - 20:08

    Il PDL si accinge ad osare l'inosabile. Forse non avendo ben compreso cosa fu realmente la Democrazia Cristiana, ispirandosi al quarantennale dominio politico della DC pensano al rilancio del partito convinti di poter superare indenni le prossime elezioni politiche (quando prima o poi non saranno più evitabili). Se ci sono riusciti i vecchi DC......... si dicono probabilmente i Pidiellini...... Ma come per tutto, questi signori sono superficiali ed approssimativi. Non riconoscono una crisi economica seria sino a che non ci sbattono il naso contro o dal resto d'Europa i vari leadre non prendono per le orecchie Berlusconi ! Omettendo la facile battuta sul bersaglio grosso ( le orecchie !), Vorrei far notare ai signori del PDL che la DC per continuare a freg... pardon a farsi votare dagli Italiani, nei momenti critici si è sempre rinnovata. Andreotti Fanfani, Zaccagnini, Goria, DeMita... Il rinnovamento del PDL da dove parte ?

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  • marcopcnn

    24 Agosto 2011 - 19:07

    Dal post di Peroperi "le UNICHE cosa che ha saputo organizzare bene il Berlusca personalmente sono state le feste di Arcore" Credo che sia difficile sintetizzare meglio 9 anni di Governo berlusconi ! Quest'uomo almeno in Fininvest si circondava di persone che (in ottica aziendale) valevano. In politica adesso si circonda di Yes man, donnine di piacevole aspetto ( per essere signorile) e propagandisti stipendiati ! Il ritorno al 1994 ? Si ma non per lui ma per l'Italia. Vorrei che l'Italia tornasse quella del 1994 annullando gli sfasci Berlusconiani ! Nel 1994 quest'uomo pèrometteva miracoli. Non ne ha realizzato nessuno ed adesso volete che torni a promettere ???? SPQ PDL ( Sono Pazzi Questi Pidiellini)

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  • gasparotto

    24 Agosto 2011 - 08:08

    Alla luce di quello che si dice di Berlusconi e del suo governare,mi sorge un dubbio. Ma Berlusconi ha governato e governa male,oppure non può governare? La mia risposta è di una logica lampante:Berlusconi non può governare,può solo accordarsi sul da fare con i suoi alleati finti o veri che siano. La stessa cosa penso di Prodi e dei suoi governi,nel bene e nel male. Anche lui non ha potuto governare,ostaggio di alcune minoranze da Smart.E' bastato lo starnuto dell'insignificante partito di Mastella per andare a carte 48. Del resto l'Italia va avanti così dalla caduta del fascismo e dal primo governo Bonomi.Un governo dopo l'altro con lo scopo di trovare quello giusto,dimenticando che la mischia furiosa di tanti componenti genera solo casino. E noi sempre qui,popolo bue ,a subire le bizze della Casta,sino alla rovina finale. Una jattura di cui non si intravede la fine. E la colpa è ora di Andreotti,di Craxi,di Rumor,di Leone,di Spadolini,di quello e di questo.

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  • dbell56

    24 Agosto 2011 - 08:08

    Ah!!! Quanto mi manca quel periodo........ e a Mario Protagoras: hai perfettamente ragione il più grande comunista di sempre, direi. Lo spirito "rivoluzionario" liberale e liberista del Berlusca s'è spento inesorabilmente andando dietro all'opposizione (pare che nulla possa essere fatto se non c'è il placet dell'opposizione!), a Fini capo di quella accolita di politicanti parassiti di cui non riusciremo mai a liberarci e compagnia cantando, così come la sua parabola politica. Che dire ormai?! Pensavo fosse amore, era un calesse.

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