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Delusi Che pena il Carroccio "romanizzato" Preferisce la successione alla secessione

Miglio «scoreggia», Dalla Chiesa «cornuto», Casini «carognetta» e Brunetta «nano»: per anni Bossi ha fatto dell’attacco personale uno dei suoi punti di forza. Ora i colonnelli hanno iniziato a imitare il capo: l’obiettivo non è la secessione ma la sedia del Senatur

Delusi Che pena il Carroccio "romanizzato" Preferisce la successione alla secessione
La Lega di Umberto Bossi non deve stare molto bene di salute. Non lo segnalano soltanto i sondaggi elettorali. Ce lo dice anche un dettaglio in apparenza secondario: ormai i capi leghisti sono ridotti a rubarsi le battute più insultanti. Quelle da scagliare contro gli avversari che danno un grande  fastidio.  Qualche giorno fa, Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione normativa, ha urlato a Luca Montezemolo: «Sei una scoreggia dell’umanità!». Lasciandoci stupefatti per l’inventiva surreale che nessuno accreditava al roccioso leghista. In realtà Calderoli non aveva inventato nulla. Si era comportato come uno studente gnoccone che copia il compito del primo della classe, e per di più in ritardo.

Il copyright della scoreggia appartiene a Bossi. E da anni. L’Umberto aveva già usato quell’insulto contro il politologo Gianfranco Miglio. Lo studioso si era staccato dalla Lega. E nel 1994 aveva pubblicato con la Mondadori un saggio intitolato “Io, Bossi e la Lega”. Quel libro non era piaciuto per niente a Bossi, definito da Miglio «un arabo levantino».  Il Senatur aveva dato fuori di matto. Si era scatenato contro il politologo, ringhiando: «Me ne fotto delle minchiate di Miglio, un arteriosclerotico traditore. Non è un ideologo, ma un panchinaro». Poi aveva riassunto il suo disprezzo così: «Miglio è una scoreggia nello spazio!».   Bossi ha sempre considerato l’insulto una grande arma per la lotta politica. E si è scagliato contro tutto e tutti, ogni volta che gli conveniva farlo. Pochi se lo ricordano, ma l’Umberto se la prese anche con Berlusconi. Accadde alla fine del 1994, dopo il ribaltone che portò la Lega fuori dal primo governo di centro-destra. Il Cavaliere divenne subito un pessimo soggetto: Berluskaz, Berluskaiser, il Miliardario di merda. Ma l’offesa più bruciante fu un’altra: Silvio il mafioso, pieno di quattrini che gli arrivano da Cosa Nostra. La trovata produsse un volantino irridente che veniva distribuito nei comizi della Lega.  Nel 1993 una tempesta di insulti si scaricò su Nando dalla Chiesa, in corsa per diventare sindaco di Milano, avversario del leghista Marco Formentini che poi vinse. Bossi non risparmiò nulla a Nando. «È un cornuto! Quattro volte cornuto! Otto volte cornuto!». Poi disse che era «un Baffo spento». Quindi «un Baffo storto». Infine «un Baffo sporco». Agli ordini del baffo più baffo di tutti: Achille Occhetto.

Contro i poteri forti - Lasciato da parte il baffo, Bossi cominciò a chiamare Nando non Dalla Chiesa, bensì «Dalla Cosa Nostra». Spiegò: «A me quell’uomo dà fastidio. È un ipocrita. Un personaggio da salotto. Un democristiano-comunista. Un affare cinese. Un tipo  indefinibile».  Nello stesso periodo, Bossi si mise in testa di avere addosso i poteri forti del capitalismo italiano. A cominciare «dall’asse perverso De Benedetti-Agnelli che vuole spartirsi il paese d’intesa con il Pds e gli sgherri del Tg3». Un perno di quell’asse era Carlo Azeglio Ciampi che quando stava alla Banca d’Italia «come controllore faceva schifo!».   Anche oggi il repertorio della Lega resta identico alle bombe a grappolo: colpisce tutti, senza fare distinzioni. Casini è «una carognetta da oratorio». Brunetta «un nano di Venezia che rompe i coglioni». Il sindaco di Roma, Alemanno, «un questuante che piange». Franco Marini «un morto, meglio stargli lontano perché i cadaveri ti portano a fondo». Quanto a Bersani si prepari a farsi infilzare le chiappe dallo spadone della Lega.  Non mancano gli insulti collettivi. La sigla SPQR significa Sono Porci Questi Romani. Il 20 agosto, ad Alzano Lombardo, Bossi ha preso di mira i giornalisti. Dopo aver dato la paga a due inviati del «Corriere della sera» e di «Repubblica», ha esteso la sua furia all’intera categoria: «Ai giornalisti bisognerebbe dare quattro legnate. Sono delinquenti che vanno riportati sulla strada giusta. Altrimenti vadano a fare i muratori».  Perché nella Lega l’insulto è un’arma politica ritornata di moda oggi, dopo i tempi del celodurismo? Individuare una risposta non è facile. Il mondo leghista nasce da un complesso di vicende diverse, non tutte indagate dal giornalismo e dalla politologia. Per chi voglia conoscerle da vicino consiglio un ottimo libro uscito da poco. L' ha scritto Giuseppe Baiocchi, per tre anni direttore della «Padania», il quotidiano della Lega: “Bossi. Storia di un uomo che (a modo suo) ha fatto la storia”, pubblicato nel febbraio 2011 da Lindau, editore torinese.  Una prima risposta è in apparenza la più semplice. La Lega è tornata a sparacchiare offese perché si trova in gravi difficoltà. È un partito di governo, ma le manovre finanziarie che pure ha approvato non gli piacciono per niente. A cominciare dal modo di affrontare il tema delle pensioni. Su questo la Lega ha già messo in allarme il premier Berlusconi, agitando di nuovo lo spettro della secessione padana. Ma è un fantasma inesistente. La Padania, come la intendono Bossi e i suoi, è soltanto un bluff buono per la propaganda. In un mondo globalizzato risulterebbe un microbo e nient’altro.  Ma forse la risposta vera è un’altra. E riguarda una questione molto delicata, riassunta da una domanda proibita: quanto durerà la leadership di Bossi sulla sua Lega? Qualcuno pensa: ancora poco tempo. Qualcun altro ritiene invece che l’Umberto non andrà in pensione domani. Ad ogni buon conto, come succede sempre nei partiti personali, si è già aperta la lotta per la successione.

Gli sfidanti -  I concorrenti sono due. Uno è il ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Può essere lui l’erede di Bossi, ma ha un lato debole. Gli esperti di leghismo lo indicano così: possiede tutte le doti per guidare la Lega, ma gli manca il carisma del capo. L’altro pretendente è il ministro Calderoli. Però lui sta messo anche peggio di Maroni: non possiede né le doti né il carisma del leader.
 Tuttavia, Calderoli si sta facendo largo a spallate, e non solo riciclando gli insulti di Bossi. Questo medico bergamasco di 55 anni ha imparato a conoscere bene come funziona il sistema dei media. E sforna una trovata dietro l’altra. Dopo aver inventato la “porcata” della legge elettorale in vigore, ha messo in scena la farsa dei tre finti ministeri a Monza e adesso cerca di accreditarsi come mediatore fra Bossi e Maroni.  Per di più, ha un aspetto da bufalo abbronzato, quello giusto per un capo leghista da combattimento: rozzo, però capace di tenere insieme la base. I militanti e gli elettori della Lega ormai lo conoscono. Per averlo visto di continuo alla tivù, sempre a fianco di Bossi e sempre con un’orrenda camicia verde.   Osserviamo con attenzione le mosse di Calderoli. È un chirurgo maxillo facciale. Essendo in grado di rimettere in sesto le facce, è anche pronto a spaccarle. Lotta dura senza paura: sarà questo vecchio slogan a campeggiare dentro il futuro della Lega. Una lotta fra leghisti, la peggiore possibile.

di Giampaolo Pansa

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Commenti all'articolo

  • blues188

    27 Agosto 2011 - 10:10

    però va giusto bene per amministrare un individuo compulsivo come blu251. Spese di camicie di forza a parte

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  • maurnarg

    26 Agosto 2011 - 22:10

    Il federalismo, per usare il linguaggio bossiano è una balla nello spazio. Molto più pratico è facilmente realizzabili sarbbero state le macroregioni, cosa che credo pensasse anche Miglio. Nelle altre Nazioni dove esiste il federalismo non eisterebbe mai una regione federale come il Molise. La Lega poi non si è solo romanizzata è andata oltre si è bisanzianizzata, oramai fa parte della decadenza dell'impero romano. Ultimi paladini della difesa delle Pensioni , ma probabilmente perchè temono che se si toccassero quelle si arriverebbe presto a quelle dei deputati e senatori e della pensione baby della moglie del Capo.

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  • giannistecca

    26 Agosto 2011 - 19:07

    Ha ragione Pansa: il Carroccio non si è solo "romanizzato" ma "regionalizzato" e "comunizzato" sulla falsariga né più né meno come era la DC degli anni 50/60. Poltrone, centri di potere e basta. I sogni di un nord affrancato dal centro sud sono svaniti in qualche "ombra" alle feste di Pontida o di altri borghi. Anche le lotte di potere che si intravvedono al suo interno assomigliano tanto a quelle "antiche" di Rumor-Bisaglia, Fanfani-Forlani ecc.ecc. Importante era avere i "posti" e così è anche ora. La gente però non è più la stessa e non vota più turandosi il naso: semplicemente cambia. E se i timonieri fossero un po' più furbi riuscirebbero ad accalappiare voti sia dal PD, in crisi completa, sia dal Pdl in semi-crisi, sia dalla Lega anch'essa in crisi. E le battute non fanno più ridere nessuno: sono come le barzellette che vengono riproposte e dopo un po' non fanno più ridere. Il sogno dei leghisti era chiaro: affrancarsi da "Roma ladrona" e invece? Roma li ha fagocitati.

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  • limick

    26 Agosto 2011 - 16:04

    Sai bene che se siamo ancora qui a bestemmiare e' grazie alla mancata attuazione del federalismo, e occorrerebbe una bella faccia tosta a dire che la colpa sia della Lega... Ricorda la bicamerale berlusconi e D'alema per innaffiare il tutto??? Ricorda il referendum sull'articolo quinto?? Ne hanno fatte di ogni per mantenere questo sistema e tutto si ridurrebbe a quattro frasi di Bossi.... ma ti rendi conto di quale sfascio DC e PC ora PDL e PD hanno creato a questo paese e lei punta il dito sulla Lega?? Non ho parole............ finite. Anche quando quelle che ritenevo persone tuttosommato imparzialientrano scihierate a sto modo rinforzano la mia convinzione che la secessione e' veramente l'unica salvezza, l'Europa tanto amata dai cattocomunisti ci costringera' a farla e finalmente un dito lo puntero' anche io, quello medio, come Bosii... si perche' quando uno e' a credito se lo puo' permettere!

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