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Alfano-Calderoli, intesa su pensioni e tagli

Accordo quasi fatto tra Pdl e Lega in attesa del vertice di lunedì. Le ipotesi: aumento dell'Iva e meno sacrifici per gli enti locali

Alfano-Calderoli, intesa su pensioni e tagli
Il dato tecnico è la parziale vittoria degli enti locali: i tagli saranno dimezzati da 6 a 3 miliardi. Il dato politico è l’intesa raggiunta  tra Pdl e Lega sulla contestata manovra. Vince il compromesso. «Siamo pronti con una proposta unitaria di maggioranza», è l’annuncio del ministro leghista  Roberto Calderoli alla Bèrghem Fest di Alzano. «Alla faccia di chi ci vuole male». Al raduno padano è ospite il segretario Pdl Angelino Alfano, sul palco con Roberto Maroni. E si capisce subito che il tempo delle tensioni è passato. «Il capitolo delle pensioni per noi nella manovra è chiuso così com’è scritto», esordisce il ministro dell’Interno. «Ciascuno in una coalizione può avere le sue idee, ma le decisioni si prendono insieme», risponde Alfano, «se la Lega non è d’accordo su questo, il governo non può andare in questa direzione». Una tassa sugli evasori come vuole il Carroccio? «Chi non ha mai pagato o ha pagato poco deve prendere la mazzata», fa eco l’ex Guardasigilli, «perché la crisi non può avvantaggiare i furbetti».
Dunque c’è la quadra. E la ritrovata armonia tra gli alleati segna, ora più che mai, l’incoronazione di Alfano come uomo forte del partito di maggioranza («ma nel 2013 il candidato sarà Berlusconi») e punto di riferimento delle varie anime della coalizione di governo. «È lui che oggi ha il boccino in mano», è la metafora usata dai falchi di via dell’Umiltà. «Con Alfano è stato inaugurato un nuovo corso», aggiunge Massimo Corsaro, vicepresidente del gruppo Pdl alla Camera, «finalmente si è capito che bisogna dare importanza al dialogo, non basta premere un pulsante. Ora tutto passa attraverso un serio confronto». Da quando è rientrato dalle vacanze, il novello Gianni Letta si è mosso a 360 gradi nella rovente estate della manovra, in costante contatto con il premier, sia chiaro, ma calibrando le mosse con autonomia. Ha incontrato i frondisti capitanati da Guido Crosetto e Antonio Martino. Ha sondato gli scajoliani. Ha fatto capire alla Lega che con i veti non si va lontano.
Ieri ennesima riunione tecnica con il ministro della Semplificazione Calderoli e i responsabili degli enti locali. Un vertice propedeutico a quello di lunedì ad Arcore tra Berlusconi e il leader padano Umberto Bossi (tra i due vari contatti telefonici, ha detto Renzo “Il trota”). Ci sarà anche il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, finora rintanato in Cadore. Si è scritto di una telefonata di fuoco tra il premier e Tremonti in cui le proposte di modifica illustrate dal primo al secondo sarebbero state bocciate dal professore di Sondrio. «Falso», dice lui. «Con Silvio ho parlato due minuti, riservandoci di sentirci successivamente».
La verità è che il responsabile delle Finanze non vorrebbe cambiare di una virgola la manovra approvata il 13 agosto. È contrario a un aumento dell’Iva, a cui invece la maggioranza del Pdl intende mettere mano (adesso ci stanno pure i leghisti), ed è scettico anche sugli altri provvedimenti proposti.  Con il presidente del Consiglio si è sentito, sebbene restino i rumors su un suo possibile passo indietro da via XX Settembre. Il Cavaliere, anche con i suoi, è stato chiaro: «Non possiamo fare saltare il governo sulla manovra». Da martedì comincia l’esame degli emendamenti al testo. «Se è Tremonti contro il mondo, allora credo che vinca il mondo contro Tremonti», ha dichiarato il sottosegretario per le Politiche familiari, Carlo Giovanardi, segno che le tensioni sono tutt’altro che sopite.
La mediazione di Alfano con la Lega e gli amministratori, invece, ha portato chiarezza sui punti contestati della manovra. I tagli saranno ridotti a 3 miliardi. Ma come compensarli? «Servono provvedimenti che diano cassa immediata», è la ricetta uscita dal tavolo tecnico  convocato alla presenza del presidente dell’Anci, il deputato Osvaldo Napoli, e di quello dell’Upi, Giuseppe Castiglione. Un summit cui hanno partecipato anche i governatori Roberto Formigoni e Renata Polverini, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, i ministri Raffaele Fitto e Renato Brunetta insieme ai responsabili degli enti locali del Pdl Domenico Nania, Mario Valducci e Mauro Cutrufo, oltre ai capigruppo Fabrizio Cicchitto e Gaetano Quagliariello. Tra le ipotesi più accreditate: l’aumento dell’Iva, la dismissione di molte partecipazioni statali ai privati, entrate per 4 miliardi. Da settembre, ha assicurato Alfano, proporremo la riforma per il dimezzamento dei parlamentari. Rimandato il discorso dell’abolizione delle province: l’articolo della manovra in cui era previsto sarà stralciato, per la soddisfazione dell’Upi, ma soprattutto del Carroccio, che sul tema non  cede e porta a casa un punto a favore.

di Brunella Bolloli

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  • spalella

    29 Agosto 2011 - 16:04

    Alfano ? se fosse un politico capace dovrebbe andare a darsi da fare nella sua sicilia VISTE LE CONDIZIONI DI SCHIFO IN CUI VERSA DA SEMPRE QUESTA REGIONE. Ma non credo che sia migliore della media dei politici siciliani che la sicilia la stanno ANCORA tenendo nelle attuali condizioni..... per cui, se tanto mi dà tanto, è meglio che Alfano se ne stia lontano dalle ALTRE comunità del resto del paese. NON VOGLIO PIU' DANNI DI QUANTI GIA' NE ABBIAMO, GRAZIE !

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  • imahfu

    28 Agosto 2011 - 16:04

    Calderoli-Alfano!! Ora capisco perché siamo in crisi profonda e perché si tira avanti senza decidere, anzi decidendo modifiche ogni tre minuti e mezzo (ilmezzo minuto é per il dito di Bossi). L'UE vorrà rivedere e l'Italia continua a litigare in sede governativa. Che spettacolo indecoroso!

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  • Mihel

    27 Agosto 2011 - 18:06

    L'eliminazione delle Province sarebbe stata davvero una enorme sciocchezza utile solo alla propaganda dell'antipolitica. Possiamo e dobbiamo tagliare la politica ed i politicanti non le istituzioni. La Provincia ha compiti e funzioni che sono sempre maggiori anche per il progressivo alleggerimento dei Comuni per i quali i costi di organizzazione sono insostenibili. Il passaggio ai Comuni aumenterebbe enormemente la spesa complessiva piuttosto che ridurla. Tagliamo drasticamente il numero dei consiglieri e degli assessori: il Sindaco del comune più piccolo può farcela con 5 consiglieri e 2 assessori e quello del comune più grande o Provincia con 10 consiglieri e 4 assessori. Cancelliamo definitivamente (non solo sulla carta) Comunità montane e isolane, Consorzi ed Associazioni di enti locali, ...

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  • imahfu

    27 Agosto 2011 - 16:04

    Ti sei inchinato davanti a Calderoli? Non dico baciare la mano (quello lascialo al tuo capo per Gheddafi) ma almeno la 'courbette'. Beh lo farai a Bossi che ti rispondera col 'gombet' (alla BerghemFest- in dialetto festa di Bergamo ma era Alzano Lombardo, significa 'gomito'). Come si puo' cadere piu' in basso? TNu terrone, sarai sempre ad inseguirli...

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