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Ma la Casta si salva sempre Non toccherà le Province, salvate 50mila poltrone

Salta la sforbiciata agli Enti pubblici superflui. E spunta l'ipotesi di una "commissione speciale": si insabbia tutto?

Ma la Casta si salva sempre Non toccherà le Province, salvate 50mila poltrone
La scena cui si assiste in questi giorni in Parlamento è tratta pari pari dal Taccuino del 1951 di Ennio Flaiano, dove un non precisato grand commis affronta da par suo il problema della riduzione dei costi della pubblica amministrazione: «Gli presentano il progetto per lo snellimento della burocrazia. Ringrazia vivamente. Deplora l’assenza del modulo H. Conclude che passerà il progetto, per un sollecito esame, all’ufficio competente, che sta creando». Una ricetta che in questi sessant’anni si è rivelata efficacissima. Se si vuole placare l’ansia dell’emergenza, se occorre impaludare la spinta a fare una qualsiasi riforma, si affida solennemente la pratica a una commissione o a un ufficio ad hoc. Che innanzitutto deve essere creato. Quindi, prima di mettersi a lavorare, la nuova struttura deve nominare chi la presiede, chi ne fa il segretario e decidere ogni quanto è il caso di incontrarsi. Poi bisogna ascoltare tutte le parti interessate, perché il confronto è importante. A questo punto può iniziare la discussione vera e propria. Al termine di un approfondito dibattito tra i suoi componenti, l’organismo stende una relazione (anzi, se possibile due, perché anche la minoranza ha diritto a dire la propria) ed elabora un ventaglio di proposte. Che finalmente vengono passate all’organismo superiore. Il quale può decidere di adottarle, ma anche no. Intanto sono trascorsi mesi e, se tutto va come accade di solito, l’emergenza di allora è stata soppiantata da un’altra.
Ecco, con il taglio dei costi della politica sta avvenendo esattamente questo: spetterà a un organismo apposito valutare come e quanto ridurre il numero dei parlamentari e delle poltrone negli enti locali. È stata la capogruppo del Pd a palazzo Madama, Anna Finocchiaro, a lanciare l’idea di «una commissione speciale composta da tutti i capigruppo del Senato» che, «in massimo tre mesi», offra al Parlamento una proposta in vista di una possibile riforma costituzionale. Il Pdl si è detto favorevole. Fli e Udc aderiscono con entusiasmo, e non c’era da dubitarne.
In attesa di vedere cosa farà questa «commissione speciale» e quali saranno i suoi tempi reali, si è potuto toccare con mano il primo effetto pratico della novità: le riduzioni delle poltrone e dei costi della politica inserite nel testo iniziale della manovra scompaiono quasi del tutto. Ieri si è avuta la conferma che i tagli ai comuni saranno la metà di quanto previsto inizialmente, e l’aria che tira è che da qui a qualche giorno saranno azzerati, come chiede la Lega. Mentre il presidente dell’Unione delle province, Giuseppe Castiglione, al termine del suo giro nei palazzi romani ha fatto sapere che l’articolo della manovra che stabiliva la riduzione del numero delle province verrà stralciato, cioè tolto dal provvedimento: simili cose vanno affrontate in un «disegno organico» del nuovo assetto degli enti locali, che certo «non può stare in una manovra di bilancio».
Il prezzo del mancato intervento su queste voci di spesa, inutile dirlo, lo pagano i contribuenti. Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, ieri ha spiegato che «la riduzione dei tagli agli enti locali e il recupero dei piccoli comuni implica anche un recupero di risorse che noi identifichiamo, ad esempio, nell’Iva». In parole povere, per non ridurre il numero delle poltrone e i costi degli enti locali, dovremo pagare un’imposta più alta sui consumi.
E dire che erano partiti sparati. Era il 12 agosto, la manovra era stata appena presentata e i ministri tenevano a far sapere che grazie all’abolizione delle province sotto i 300mila abitanti, all’accorpamento dei comuni con meno di mille cittadini e alla riduzione dei componenti dei consigli regionali, sarebbero scomparse nientemeno che 50mila poltrone. Anche se non erano scranni di prima fila, sarebbe stata pur sempre una rivoluzione. Tanto che qui a Libero il dubbio era venuto. Il 13 agosto, su queste pagine, si leggeva: «La Lega, che si è sempre schierata in difesa delle province, è disposta ad accettare il colpo di mannaia sui propri feudi? I parlamentari approveranno davvero la riduzione del numero dei consiglieri regionali, incarico con il quale parecchi di loro pensavano di garantirsi una pensione dorata? Saranno capaci, senatori e deputati nei cui collegi si trovano i piccoli comuni da abolire, di resistere alle pressioni degli elettori?». La risposta a tutte queste domande è appena arrivata ed è «no».
Che la commissione proposta dalla Finocchiaro sia l’ennesimo organismo inutile (o meglio: utile solo a perdere tempo) si capisce anche dal fatto che le proposte che dovrebbe elaborare per ridurre i costi della politica già esistono, e stanno nel posto giusto: sono le proposte di legge - costituzionali e non - depositate in Parlamento. Disegni di legge per la soppressione delle province sono stati presentati da tutti i gruppi, ad eccezione della Lega, e di proposte che chiedono la riduzione del numero dei parlamentari se ne contano a iosa, tutte simili tra loro. Così come identiche o quasi sono le cose che dicono in pubblico gli esponenti di tutti i partiti sulla necessità di ridurre costi e incarichi.
Se costoro fanno sul serio, non serve una commissione ad hoc e non servono tre mesi: due giorni sono sufficienti. Quanti ne bastano per organizzare una conferenza dei capigruppo che metta subito in calendario le proposte di legge sulla riduzione dei costi della politica. Se invece maggioranza e opposizione intendono prendere in giro gli elettori, la strada indicata dalla Finocchiaro è quella giusta.

di Fausto Carioti

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Commenti all'articolo

  • spalella

    28 Agosto 2011 - 12:12

    Se questo stato maledetto n0n dimagrisce, e di molto anche, voterò per Di pietro ! almeno vedrò questi maledetti politici correre con i giudici della parte avversa che gli stanno ai calcagni...... avrò ancora uno stato monnezzaro, immorale e ladro, ma almeno mi godrò lo spettacolo della schifezza italiana che si aggroviglia ancor più su sè stessa, come i vermi.

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  • sdavids

    28 Agosto 2011 - 09:09

    E' emersa l'ennesima beffa a danno di noi cittadini. Ma credo che di congelamento di voti ce ne saranno a sufficienza per mandare a pedate una politica inutile e corrotta. Siamo allo stremo della pazienza, ma accadrà. Meditate politicanti da strapazzo.

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  • limick

    28 Agosto 2011 - 09:09

    Visto che il malato e' in fase terminale... secessione. Ammiro e invidio chi crede in nuove elezioni ma... fino adesso che cosa abbiamo fatto dal dopoguerraaa??? Sveglia!

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  • apancaldi

    28 Agosto 2011 - 00:12

    vergogna!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!11Per poter tornare a essere credibii LEGA COMPRESA ci voleva un colpo di reni e azzerare tutte le spese inutili che ci fate fare e che ci obbligano a pagare sempre di più i vostri malaffari

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