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Casson svela le vergogne Pd "Tanti altri casi di corruzione"

Il senatore democratico ed ex magistrato: "Penati non è l'unico, abbiamo un problema di etica pubblica"

Casson svela le vergogne Pd "Tanti altri casi di corruzione"
«Il caso di Penati non è isolato. Purtroppo vicende simili, di corruzione nella pubblica amministrazione, sono successe anche in altre regioni. È evidente che c’è un problema di etica pubblica. Di fronte a questo, il Partito democratico dovrebbe riflettere e agire prima e di più». Felice Casson, ex magistrato, ora senatore del Partito democratico, non ha la voce del fustigatore. Eppure, dietro alla morbida cantilena veneziana, non risparmia scudisciate al suo partito.
Il gip ha negato l’arresto a Filippo Penati per prescrizione dei reati. Ma lui, se volesse, potrebbe rinunciare, alla prescrizione?

«Sì. In questi casi il giudice, a meno che non risulti la chiara estraneità ai fatti, deve dichiarare estinto il reato. Ma l’imputato, in ogni fase del procedimento, può sempre dire: “No, preferisco che si arrivi fino in fondo, che venga accertata la verità perché ritengo di essere innocente”».
Secondo lei Penati dovrebbe farlo?
«È una valutazione processuale e personale che spetta a lui e ai suoi avvocati».
C’è, però, anche un aspetto politico in tutta questa vicenda. Lei cosa ne pensa?
«Esiste un problema di etica pubblica, di corruzione diffusa. Ed è un discorso che riguarda sia la complessità della pubblica amministrazione, sia il Partito democratico. Vicende simili, purtroppo, si sono svolte anche in altre regioni. Penati non è il solo».
Bersani sostiene che si tratti di singoli casi. Non è così?
«Io credo che il tema dell’etica pubblica vada affrontato in maniera decisa e netta anche dal Partito democratico. La responsabilità penale, ovviamente, va accertata dalla magistratura. Ma gli aspetti politici sono per certi versi ancora più delicati, perché da un politico bisogna pretendere una trasparenza ampia e convincente. E il Pd, su questo, dovrebbe agire di più».
In che senso?
«Bisognerebbe lavorare di più sulla prevenzione. Il rispetto delle regole deve essere richiesto prima che si verifichino episodi di questo tipo».
Come?
«Per esempio con una maggiore trasparenza in tutti gli incarichi di pubblica amministrazione. Abbiamo centinaia, migliaia di amministratori eletti. La grandissima parte sicuramente sono bravissime persone. Ma possono verificarsi casi di questo tipo. Quando sono più di uno, come sta accadendo, bisogna che l’organizzazione politica rifletta e capisca come intervenire. Bisogna far crescere dal punto di vista etico chi aderisce al partito e avere la capacità di intervenire subito, chiedendo un passo indietro appena si verificano casi delicati».
La reazione del Pd, finora, non è stata di questo tipo?
«Bersani non è stato in silenzio. Ha detto che la magistratura doveva agire il più fretta possibile. Ed è positivo che Penati si sia dimesso da tutti gli incarichi nel partito e da vicepresidente del Consiglio regionale. Finché non si arriverà a sentenza definitiva, non credo si possano prendere altri provvedimenti. Anche se ritengo che a un politico si possa e si debba chiedere un passo indietro fino a quando non si fa chiarezza».
Ieri Penati si è autosospeso dal partito. Ma è ancora consigliere regionale. Dovrebbe dimettersi anche da questo incarico?
«Bisogna aspettare la conclusione della vicenda. Può darsi anche che si aggravi la situazione, visto che c’è il ricorso del pm contro la decisione del gip. Ricordo che nel caso di Alberto Tedesco il gip aveva rigettato una parte della richiesta di arresto, ma poi il Tribunale del Riesame ha dato ragione ai pubblici ministeri».
E nel caso di una sentenza di condanna?
«Se la pena è superiore ai cinque anni, scatta l’interdizione dai pubblici uffici. Se è inferiore, può esserci l’interdizione temporanea».
Ma se c’è la prescrizione è salvo...
«Certo. Ma di fronte a una sentenza di prescrizione in cui i fatti vengono accertati e dichiarati, bisogna che tutti quanti ne prendano atto».

di Elisa Calessi

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Commenti all'articolo

  • sfeno

    29 Agosto 2011 - 07:07

    per quel calibro di cariche amministrative non dovrebbe esistere prescrizione, penso pero' che almeno civilmente la cosa non funzioni cosi.......ci sara qualcuno autorizzato a chiedere i danni?

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  • imahfu

    28 Agosto 2011 - 09:09

    Cosa svela Casson? Ma la propaganda di questo giornale, usa le parole di Casson per attenuare il marciume governativo. Casson, di fronte a casi certi, declamati, di mala amministrazione dice parole sagge: occorre moralizzare e fare un'attenta sorveglianza anche nel centrosinistra. Parole che a dx non si sonomai sentite. Eppure i disonesti di sx sono messi al bando, quelli di dx premiati. Non lasciatevi frodare anche da questo, oltre che dalla manovra che é della Lega, non del governo. Visto Alfano, va e dice d'accordo. Bravo schiavetto.

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  • capitanuncino

    28 Agosto 2011 - 07:07

    Inizio' così la fulgida carriera di magistrato.Indagando su Argo 16 scopri' poi la rete Gladio,indagini tolte poi d'autorità dal Picconatore.Se adesso conosce e sa tutto degli armadi pieni di scheletri le cui ossa nutrirebbero i cagnacci di tutto il Pianeta per tre secoli,invece di parlare per metafore e sottintesi campati in aria,perchè non si da una mossa per fare venire fuori tutto quanto?Avanti con la ghiaia.

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  • guglielmo donatone

    27 Agosto 2011 - 18:06

    Ma questo cazzon che "sapeva" perché è stato zitto come un mafioso? E adesso per quale motivo non fa nomi e cognomi? Non si limiti a parlare del peccato senza nominare i peccatori. Come " si chiama " questo reato soprattutto se commesso da un ex magistrato, con decenza parlando?

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