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L'ombra delle tangenti Pd sulla Milano di Pisapia

Il sospetto dei pm di Monza: Penati voleva servirsi dell'assessore ai Trasporti per sistemare le pendenze col suo accusatore Di Caterina. Ecco perché il sindaco non può tacere. E Bersani risponde alle dieci domande di Libero con una querela

L'ombra delle tangenti Pd sulla Milano di Pisapia
Ecco il documento, ecco le accuse che i magistrati muovono a  Filippo Penati, solo fino a pochi mesi fa esponente di punta del centrosinistra non solo lombardo.  Ora, mai bisogna  dimenticare che quelle messe in calce dalla pubblica accusa sono ricostruzioni di parte, e dovranno eventualmente passare al vaglio processuale - non è e non dev’essere, questa, considerazione di maniera. Resta il fatto che, come d’altronde riconosciuto dal  giudice per le indagini preliminari, il quadro dipinto dai pm di Monza nel fascicolo poi sottoposto allo stesso gip per chiedere l’arresto dell’ex presidente della Provincia di Milano nonché ex capo della segreteria di Bersani - documento che Libero pubblica nelle pagine successive - impressiona davvero. E non solo perché ne emerge un sistema locale di malapolitica e malaffare - il sistema Sesto, da Sesto San Giovanni, di cui Penati è stato sindaco per due mandati - precisamente strutturato e di fatto condiviso per anni da tutti gli attori in commedia, presunti concussi compresi.

Oltre i confini - Ma perché, leggendo le carte, la faccenda  assume spesso i contorni di un’impostazione politico-affaristica che - sempre secondo i magistrati - non si esaurisce entro i confini della ex Stalingrado d’Italia. Arrivando a sfiorare persino la giunta milanese guidata da Giuliano Pisapia - e attenzione che non lo dice Libero ma il pm, il quale di fronte a uno scambio fra un funzionario e Penati in cui s’ipotizza che, «considerata com’è andata a Milano», si possano risolvere i problemi di quest’ultimo, ecco, rimarca che «ciò che allarma è il riferimento alla vittoria alle recenti elezioni, con conseguente deduzione che le liti su pagamenti illeciti vengano composte con commesse e denaro pubblico». Intendiamoci, Pisapia non ne è minimamente coinvolto, dal punto di vista giudiziario. Ma l’inquietudine rimane.
Senza contare che al tavolo del potenziale banchetto rappresentato dall’area dismessa ex Falck si sarebbero seduti, oltre a Penati e ai “suoi”, le cosiddette coop rosse, ai cui rappresentanti viene versata quella che i pm considerano una tangente mascherata, visto che l’imprenditore Pasini «riconosce loro il diritto ad entrare nell’affare senza chiedere corrispettivi ma anzi pagando mediazioni inesistenti». E in questo senso si parla esplicitamente di un «doppio binario di finanziamento; un primo flusso a Penati e (all’epoca) a Vimercati [suo stretto collaboratore, ndr] per le esigenze della Federazione Metropolitana Milanese [del Pds, ndr], un secondo flusso alle persone indicate da Omer Degli Esposti [vicepresidente della coop CCC, ndr] ed alle cooperative emiliane per il livello nazionale». Tanto che la Procura, definendo il gruppo di dirigenti progressisti sotto inchiesta «direttorio finanziario democratico», rinfaccia a Penati il reato di finanziamento illecito del partito - scrivono i giudici che «non è infatti necessario per la consumazione del delitto che le somme illecitamente erogate siano direttamente percepite da responsabili amministrativi, funzionari o militanti del partito politico ma è sufficiente che il contributo sia versato, senza essere contabilizzato, alle persone e secondo le modalità indicate dai referenti politici». In ogni caso il gip, invece, non l’ha considerato sufficientemente provato.
E ancora: i giudici fanno cenno esplicito all’affare Serravalle, quello che la Corte dei Conti definì senza senso e che portò la Provincia di Milano guidata da Penati ad acquisire le azioni del gruppo Gavio a un prezzo da molti considerato esorbitante, con questo a realizzare 176 milioni di plusvalenza. Nell’ordinanza si sottolinea come Piero Di Caterina - imprenditore un tempo sodale di Penati e oggi principale accusatore - avesse pazientato nell’esigere la restituzione del denaro a suo dire versato illecitamente al politico «in attesa che quest’ultimo potesse incassare i proventi illeciti» dell’operazione, e si evidenzia come ben due milioni di euro siano stati poi girati proprio a Di Caterina da Bruno Binasco, manager di primo piano del gruppo Gavio. E di questa mossa di Binasco - già  arrestato nel 1993 per aver finanziato illecitamente il Pci tramite «il compagno G» Primo Greganti, e anche questa circostanza aumenta l’impressione di un film già visto -  non se ne comprende il motivo, se non ipotizzando interessi convergenti  fra lui e Penati. Il quale Penati, dopo essersi autosospeso da tutto, si rivolge al Pd con una nota dal tono formale: «Desidero comunicare che ho informato il Partito democratico della mia totale disponibilità a mettere a disposizione della commissione provinciale di Milano quanto utile per la ricostruzione dei fatti che mi hanno investito. Ho altresì informato il Pd che ho richiesto ai miei legali di essere a disposizione per fornire eventuali chiarimenti tecnico-giuridici». L’impressione, comunque, è che proprio l’affare Serravalle, di cui i pm monzesi hanno acquisito gli atti d’inchiesta dai colleghi di Milano, possa diventare il tormentone dei prossimi mesi.

La stessa storia - Infine, c’è un’altra considerazione dei giudici che suona familiare. Quando, rimarcando come anche negli ultimi mesi Penati e il suo gruppo continuassero a interessarsi dell’area Falck, notino come «il piano di lottizzazione Falck è una storia infinita, sempre diversa ma sempre uguale. È straordinario constatare come, a distanza di oltre dieci anni dall’inizio dell’avventura, i protagonisti sono sempre gli stessi» - ed ecco che tornano i nomi di Penati e Vimercati e le  coop e anche Banca Intesa, e tutti che «dibattono su progetto, bonifiche, volumetria, distribuzione delle superfici e oneri da riconoscere, anche quelli “impropri” in termine di ritorno di consenso politico elettorale».
Per dirla con Elio e le Storie Tese: sempre il solito magna-magna. E questo, però, non è populismo. È  un’inchiesta, peraltro ancora in corso. Aspettiamo (con ansia) il processo.

di Andrea Scaglia

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Commenti all'articolo

  • Liberovero

    29 Agosto 2011 - 14:02

    condivido la Sua analisi. La vicenda Penati dimostra che il "sistema" (qualora le accuse fossero confermate in giudizio) è trasversale o, meglio, tocca o può toccare chiunque detiene o esercita un potere a prescindere dal colore politico. Difronte alla ormai diffusa illegalità che colpisce NOI comuni cittadini c'è purtroppo ancora qualche stupido tifoso che si consola al pensiero che gli altri sono più ladri o, peggio, fa a gara a chi è meno ladro. Mentre gli stupidi tifosi litigano o si arrabbiano con gli arbitri (magistratura), NOI perdiamo la partita perchè i giocatori si stanno mangiando il Paese fingendo di combattersi. Abbiamo purtroppo perso la capacità di indignarci contro tutte le porcate che la classe politica dei nominati ci sta propinando. E' tempo per una rivoluzione civica e pacifica, rivoluzione che gli stupidi non possono fare perchè impegnati a difendere gli interessi dei carnefici.

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  • gioperla

    29 Agosto 2011 - 13:01

    a destra, scusatemi il sinonimo, sono dei "cani sciolti" per cui ognuno cerca di accaparrarsi quello che può in quanto nessuno lo aiuterà in caso di problemi. Capita spesso che con politici di sinistra uno faccia" favori" ad un altro (assunzioni di amici e parenti) anche perché così è più difficile scoprire la truffa; quelli di destra invece si muovono solo per favori personali. Il caso delle assunzioni all' ATAC a Roma è emblematico. Il sistema è sempre esistito soltanto che nelle amministrazioni Rutelli e Veltroni si assumevano persone che indicava il partito o qualche politico amico, con Alemanno ogni politico ha pensato per se stesso e i suoi amici.

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  • gioperla

    29 Agosto 2011 - 13:01

    Come sostengo da anni, l'ossessione e la diffamazione (non importa se giusta o sbagliata) nei confronti di Berlusconi è servita ai suoi avversari per nascondere le loro malefatte; della serie se continuamente si dice "ecco il ladro, ecco il ladro", la gente sta attenta ai movimenti di quel ladro, ma non si accorge che c'è un altro ladro che magari gli sta rubando il portafoglio. Questi fatti mi confermano una teoria che ho da sempre della politica: A destra si ruba per tornaconto personale, a sinistra si ruba per il sistema di cui si fa parte. Il motivo è molto semplice: a sinistra il SISTEMA è molto organizzato per cui ognuno deve fare la sua parte e sa che non sarà mai lasciato solo. (Penati quando sarà costretto dai fatti e dalle accuse, sconterà la sua condanna sempre che non riescano a salvarlo, intanto il partito gli prepara un PREMIO per aver protetto il SISTEMA: incarico milionario.......);

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  • Liberovero

    29 Agosto 2011 - 12:12

    Con queste parole l'ottimo Scaglia chiude l'articolo in commento. Finalmente anche questo illustre giornale comincia ad invocare un processo affinchè si faccia luce su questa vicenda di tangenti e di corruzione. Per la prima volta non si parla di "congiure giudiziarie" ma di legittimo esercizio dell'azione penale da parte dei PM. Per la prima volta Libero pubblica stralci degli atti dei PM ed informa gli elettori sui fatti contestati ad un indagato senza inseguire dietrologie. Applaudo a questa inversione di tendenza con la speranza che analogo trattamento venga riservato anche agli indagati dell'altra sponda.

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