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L'esame di Angelino: tenere insieme Lega e frondisti

Il neo-segretario del Pdl debutta da mediatore sulla manovra: deve accontentare tutti, magari abolendo pure le Province

L'esame di Angelino: tenere insieme Lega e frondisti
L’esordio di Angelino Alfano alla segreteria  del Pdl non poteva avvenire in un momento più infame. La crisi economica ha messo al centro della scena il governo, e in particolare le tensioni tra Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti. La linea dell’esecutivo, in questa emergenza, non la decidono i partiti, ma le agenzie di rating, la Ue e la Banca centrale europea. Gli elettori, però, è con i partiti che se la prendono, e infatti per il Popolo della Libertà e la Lega gli ultimi sondaggi sono un bagno di sangue. Così Alfano è stato costretto a partire in salita, con i riflettori puntati lontano da lui. Gli è toccato il lavoro più ingrato: mediare dietro le quinte, limare gli spigoli, tranquillizzare i tanti inquieti del Pdl, trovare nel muro della Lega il punto in cui è possibile aprire una breccia e capire sin dove si può cedere al Carroccio senza perdere la faccia. Silvio Berlusconi non lo ha aiutato e ha fatto bene: fosse intervenuto, il Cavaliere avrebbe mostrato sfiducia nel proprio pupillo, il quale ne sarebbe uscito marchiato come un segretario sotto tutela.
La sfida dei frondisti, in particolare, era e resta potenzialmente devastante. Perché mette Alfano, che ha il curriculum di un democristiano riformista e moderato, e non certo quello di un liberista rivoluzionario, dinanzi al rischio di tradire il Dna berlusconiano del ’94, che imponeva di tagliare tasse e spesa pubblica. L’anima forzista del partito, il cui peso è ancora forte, non glielo perdonerebbe. Ma la priorità resta la difesa del governo: Alfano non può permettersi nemmeno di rompere con la Lega o di umiliare Giulio Tremonti, il quale ha la fiducia dei mercati e delle autorità internazionali.
Fin qui Alfano se l’è cavata, riuscendo ad essere l’interlocutore di tutti. Nella riunione dei gruppi, ovvero nell’incontro in cui il segretario doveva vedersela con i tanti parlamentari decisi a non votare la manovra «lacrime e sangue», uno dei presenti racconta che «sembrava che i veri frondisti non fossero loro, ma quelli che stanno con Tremonti». Insomma, pur non essendo un liberista doc, Alfano è stato bravo ad accreditarsi come amico dei liberisti, facendosi carico del compito di ridurre la spesa pubblica e l’impatto fiscale della manovra. Ora, ovviamente, dovrà mantenere l’impegno.
Poi c’è il problema delle alleanze, che diventa più importante man mano che ci si avvicina alle elezioni (salvo imprevisti si vota nel 2013: non manca molto). Il Pdl è diviso in due: da un lato quelli che mettono il rapporto con la Lega al di sopra di ogni altra cosa, e in nome della pace condominiale con Bossi, Maroni e Calderoli vorrebbero che la manovra passasse così come è stata scritta da Tremonti. Sul fronte opposto c’è chi - come Claudio Scajola, Roberto Formigoni e Gianni Alemanno - chiede di riscrivere il provvedimento e usare il passaggio parlamentare per iniziare a tessere rapporti più stretti con l’Udc. Costoro ritengono che in prospettiva debba essere il partito di Pier Ferdinando Casini, e non il Carroccio, l’alleato del Pdl. Alfano ha scelto la terza strada. La più difficile, ma l’unica possibile se si vuole provare a vincere le elezioni: rinsaldare il rapporto con la Lega senza che questo diventi una camicia di forza. E approfittare della manovra per gettare le basi per l’allargamento della coalizione, che è cosa ben diversa dal sostituire la Lega con l’Udc.
Un primo verdetto sull’operato del quarantenne Alfano arriverà dall’incontro che Berlusconi e Bossi avranno domani sera ad Arcore. Se l’intesa ratificata dai due leader prevederà l’abolizione del contributo di solidarietà sui redditi sopra i 90mila euro, beninteso lasciando invariati i saldi, il segretario avrà conseguito un bel risultato. Compensare il mancato gettito con un aumento dell’Iva sarebbe una soluzione poco piacevole, ma se l’intervento fosse limitato a un solo punto e all’aliquota ordinaria, che passerebbe quindi dal 20 al 21%, saremmo dinanzi al male minore. Anche perché la Lega pare aver ceduto qualcosa sul fronte della previdenza: l’età pensionabile delle donne sarà innalzata prima del previsto a 65 anni e c’è l’intesa per dare regole un po’ più rigide alle pensioni di anzianità.
Il Carroccio, peraltro, ha già ottenuto la riduzione dei tagli ai Comuni, che saranno assai più blandi di quanto previsto nel testo originario della manovra. Soprattutto, è stato deciso di stralciare l’articolo che sopprime le province al di sotto dei 300mila abitanti. Una battuta d’arresto per il Pdl, che Alfano conta però di usare a proprio vantaggio riuscendo a portare a casa, nel giro di pochi mesi, la cancellazione di tutte le province. Gli uomini vicini al segretario ostentano un cauto ottimismo. Confidano che la commissione ad hoc che sarà creata in Senato per scrivere le riforme costituzionali destinate a ridurre il numero dei parlamentari e a ridisegnare l’assetto degli enti locali possa proporre, in tempi rapidi, un testo che vada proprio nella direzione voluta dal Pdl. «Del resto», spiegano in via dell’Umiltà, «un intervento parziale sarebbe intollerabile e umiliante anche per i nostri esponenti eletti nelle province da sopprimere. Ma il problema non si porrebbe se riuscissimo a cancellarle tutte».
La strada appare impervia, vista l’ostilità della Lega e i rischi di impasse in parlamento. Proprio per questo, se Alfano dovesse davvero spuntarla, saremmo dinanzi a un capolavoro. Sin quando non si sarà capito come finirà la partita delle province, il giudizio definitivo su di lui non potrà che restare sospeso.

di Fausto Carioti

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Commenti all'articolo

  • spalella

    29 Agosto 2011 - 16:04

    Mi spiace, ma politici siciliani, o del sud in generale, non ne voglio nessuno. Se il sud avesse politici capaci e morali non sarebbe nelle stesse condizioni da decenni senza mai nessun miglioramento. La sicilia di Alfano ha anche una parodia di parlamento, ed i riusultati TUTTI NEGATIVI in sprechi ed in inefficenza sono macroscopici. Quindi Alfano per me nemmeno esiste !

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  • Amiba

    29 Agosto 2011 - 12:12

    Non c'è più nulla da tenere insieme, perchè nel PDL l'unica cosa che conta sono gli interessi personali ed i propri conti in banca. L'unico che dava delle aspettative in questo senso era Berlusconi, al quale tutti si sottomettevano nella speranza di un gesto magnanimo, fosse questo una carica, un appalto o qualcos'altro. Ora che la barca sta affondando i topi non perdono tempo per abbandonarla. Siamo solo all'inizio della fine, ne vedremo delle belle...

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  • Burzo

    28 Agosto 2011 - 21:09

    "se Alfano dovesse davvero spuntarla, saremmo dinanzi a un capolavoro. Sin quando non si sarà capito come finirà la partita delle province, il giudizio definitivo su di lui non potrà che restare sospeso." Se alfano dovesse spuntarla e le province sparissero il mio voto andra' al pdl nel 2013. ...ma tanto lo sappiamo gia' che sono tutte fesserie e che nulla di tutto questo succedera'. Nessuno vuole fare il tacchino a natale. Mi sa proprio che la mia scheda rimarra' bianca. (un elettore di destra)

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  • glucheri

    28 Agosto 2011 - 19:07

    Non credo che l'incontro di domani potrà cambiare l'essenza della manovra: tasse tante, riforme strutturali praticamente zero. E' Berlusconi: mediare all'infinito per restare a galla. Fine ingloriosa forse anche del partito oltre che del Capo.

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