Cerca

Le zone grigie dell'accordo: dubbi sulla copertura

I tagli a parlamentari e province rinviati: l'obiettivo è il 2013, rischio slittamento. Ma le Borse daranno subito un giudizio

Le zone grigie dell'accordo: dubbi sulla copertura
Se non ci saranno ulteriori sorprese, il premier potrà dire a testa alta di essere riuscito anche stavolta a non mettere le mani nelle tasche degli italiani: il contributo di solidarietà è sparito e non è stato rimpiazzato dall’aumento dell’Iva. L’accordo politico raggiunto a villa San Martino, però, contiene un grosso rischio e un’enorme zona grigia.
Il rischio consiste nell’aver inserito nella manovra - rendendoli decisivi per il raggiungimento del pareggio di bilancio entro il 2013, se ne deduce - il dimezzamento del numero dei parlamentari e la soppressione delle province. La manovra è un provvedimento urgente, una cosa da fare cotta e mangiata; le riforme costituzionali, per loro natura, no. Occorrono «due successive deliberazioni», da parte di ciascuna Camera, «ad intervallo non minore di tre mesi». Insomma, senza mettere mano alla Costituzione non si possono dimezzare i parlamentari né abrogare le province, ma questo mette a repentaglio la realizzazione degli obiettivi della manovra e introduce l’incognita dei tempi: se in teoria bastano novanta giorni, la storia insegna che di solito l’iter è molto più lungo.
L’ipotesi di affidare la prima stesura di queste riforme a una Commissione bipartisan come quella proposta dal capogruppo del Pd Anna Finocchiaro, che impiegherebbe tre mesi per metterle nero su bianco, tenta molto il Pdl, che cerca un modo per coinvolgere l’opposizione. Far passare la riforma costituzionale con il placet dei due terzi del Parlamento, infatti, scongiurerebbe il rischio che le modifiche siano sottoposte a referendum popolare. Ma allungherebbe ancora di più i tempi parlamentari.
L’altra incognita legata a simili riforme è politica, e riguarda la volontà dei parlamentari di dimezzare sul serio le proprie chances di rielezione e la credibilità dei partiti quando parlano di abolizione delle province. La casta che riduce i posti a tavola sarebbe un «monstrum», un fatto prodigioso e incredibile, nuovo per gli italiani, abituati ad assistere all’esatto contrario. Il dubbio che possa accadere sul serio è immenso, ma sembrano tutti così convinti della necessità della cura dimagrante - proposte per tagliare parlamentari e province sono state presentate dalla maggioranza e dall’opposizione - che si può anche concedere il beneficio del dubbio.
La vasta zona grigia su cui occorre fare luce è legata invece alla questione decisiva: se non vengono dal contributo di solidarietà né dall’aumento dell’Iva, da dove arrivano le nuove entrate? Tolti l’intervento sulle pensioni di anzianità e la quota - circa 750 milioni l’anno - proveniente dalla sforbiciata alle agevolazioni fiscali delle cooperative, il resto dovranno portarlo in cassa «nuove misure fiscali finalizzate a eliminare l’abuso di intestazioni e interposizioni patrimoniali elusive». In teoria è la cosa giusta da fare. Il fisco cerca da decenni di raggiungere i beni, soprattutto immobili, intestati a prestanome e società di comodo che spesso si muovono lungo i confini della legge (gli studi commercialisti servono proprio a trovare modi para-legali ed efficienti per eludere certe imposte). Questi tesori sono il sacro Graal dell’amministrazione finanziaria, ma sinora i governi di ogni colore hanno ottenuto solo risultati modesti.
Come intende agire il governo Berlusconi? Ha scoperto davvero, all’improvviso, la chiave per aprire questi forzieri? O si troverà costretto a ricorrere a una nuova patrimoniale, mascherata da imposta anti-evasori, come quella che ha proposto l’altro giorno il leghista Roberto Calderoli? A leggere le dichiarazioni fatte ieri dai ministri, la risposta giusta pare la prima. Ma l’efficacia e l’equità delle intenzioni dell’esecutivo adesso non possono essere giudicate, perché il testo di questo provvedimento, destinato ad essere il più importante della manovra, non è stato ancora scritto. Al momento la caccia all’elusione è un progetto e nulla più.
Quanto basta per instillare un sentimento misto di speranza e inquietudine. Nei contribuenti, ma non solo in loro: anche gli investitori interessati ai titoli del nostro debito pubblico, la Banca centrale europea e gli altri osservatori internazionali chiedono chiarezza. Il governo deve farla presentando quanto prima un provvedimento anti-elusione che sia credibile e giusto. Non sembra cosa facile.

di Fausto Carioti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • imahfu

    30 Agosto 2011 - 20:08

    E DICI NIENTE ? E' TUTTA LI' LA MANOVRA. IL RESTO SONO BALLE.

    Report

    Rispondi

  • imahfu

    30 Agosto 2011 - 20:08

    Berlusconi, secondo Libero, puo dire di non aver messo le mani nelle tasche degli italiani. Non é così, non tentate di imbrogliarci. Ci sono mille modi per togliere qualcosa a un cittadino. Taglia ai comuni che tagliano i servizi e, per procurarseili, occore spendere di piu'. E' mano in tasca. Aumenti locali sono all'ordine del giorno e i giornali fanno stato di aumenti colossali n. volte superiori all'inflazione. Tagli la laurea e il servizio militare nella pensione. E' mano lesta nelle tasche. La pressione fiscale che grava di piu' sui ceti medi e medio bassi indica che si sono già messe pesantemente mani e piedi nelle tasche. Il tenore di vita lo evidenzia, sempre molto piu' in basso, come le vacanze, i consumi Ci si puo' accontentare dicendo come sono bravo ma per la stragrande maggioranza degli italiani la frase é ''come imbroglio bene''

    Report

    Rispondi

  • saccard

    30 Agosto 2011 - 16:04

    Via le tasse dove? Le tasse più oscene, quelle che pesano sui piccoli risparmiatori ci sono ancora tutte. Si è tolta la tassa di solidarietà per far contento qualche giornalista con lo stipendio paffuto e si fa pagare il conto ai pensionati futuri. Complimenti, non aspettatevi il mio voto.

    Report

    Rispondi

  • marcopcnn

    30 Agosto 2011 - 12:12

    Elezioni anticipate all'inizio 2012 ? Io credo che questo sia il vero risultato del vertice di ieri. I tre hanno dciso di fare una manovra dai chiarissimi connotati elettoralistici e dalla concretezza pari a zero. Via le tasse, previsioni fantascentifiche di risparmio legato all'abolizione delle provincie e dalla riduzione dei parlamentari con riforma costituzionale. Poi prima che tutto crolli andiamo alle elezioni con i tromboni di famiglia che inneggiano a San Silvio che non mette le mani nelle tasche degli Italiani e ci rammentano le stangate dei Komunisti Prodi ed Amato. Ma si sbagliano alla grande. Già oggi lo spread si è pericolosamente avvicinato a quota 300 ed a riprendere la folle corsa dell'inizio di agosto impiegherà poco. In aggiunta oggi tra la gente non si parlava d'altro che dell'eliminazione del riscatto di laurea e militare. S'illudono e pagheranno carissimo, ma nel frattempo pagheremo noi ! SIGH

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog