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Altra magagna firmata Penati Dopo Serravalle, l'Idroscalo

I pm si concentrano sul progetto del centro commerciale più grande d'Italia. Approfondimenti sull'autostrada e sulla figura di Sarno

Altra magagna firmata Penati Dopo Serravalle, l'Idroscalo
È così: in inchieste complicate parti in una direzione e poi ecco che s'aprono tanti fronti diversi, ognuno dei quali meritevole d’approfondimento. Ma Walter Mapelli, il pm di Monza che sta scoperchiando un sistema di malaffare e politica che tanto ricorda Tangentopoli, ha in questo fine settimana intenzione di dedicarsi più che altro all’operazione Serravalle. Quella in seguito alla quale il gruppo Gavio vendette nel 2005 le proprie azioni della società Milano Serravalle alla Provincia guidata da Filippo Penati, ottenendone una plusvalenza di 176 milioni. E dunque, il magistrato si sta studiando la consulenza dei professori Mario Cattaneo e Gabriele Villa, che ai tempi  giudicò "congruo" il prezzo pagato dalla Provincia - 8,93 euro ad azione, mentre Gavio le aveva pagate 2,9 poco tempo prima. Peraltro, la Corte dei Conti  censurò  esplicitamente la faccenda, parlando  di "danno erariale".

La caparra-tangente - Un affaire tornato d'attualità con le dichiarazioni di Piero Di Caterina, il grande accusatore di Penati, da cui pretendeva la restituzione di soldi a lui versati per anni. Di Caterina sostiene che «mi fu detto proprio da Penati... che di lì a poco sarebbero arrivate somme consistenti. Mi riferisco all’affare della Serravalle». Ma soprattutto c’è quell’operazione immobiliare con cui Bruno Binasco, dirigente del gruppo Gavio, versò nel 2008 due milioni a Di Caterina, lasciando scadere i termini d’una caparra e così lasciandogli il denaro - con postilla manoscritta in cui già da principio si evinceva che ciò sarebbe successo. Per il pm, "l'unica alternativa razionale e coerente per spiegare il pagamento di Binasco a Di Caterina nell’interesse di Penati e Vimercati è che la somma sia parte della tangente a loro destinata» proprio per l’operazione Milano Serravalle..

Conti esteri - Sì, ma se mazzette milionarie ci sono state, dove sono finiti i soldi? Davvero Penati e i suoi li hanno utilizzati tutti per spese di partito? I pm ritengono d’aver rintracciato qualche spicciolo in Svizzera e Lussemburgo. E però stanno anche indagando su movimenti finanziari di altri protagonisti della vicenda. Quelli del gruppo Gavio proprio verso il Lussemburgo. E pure gli affari esteri di Renato Sarno, architetto molto quotato -  suoi progetti importanti per il Pirellone e per il San Raffaele. Anch’egli è indagato nell’inchiesta, considerato dai giudici snodo importante di quello che qualcuno ha definito sistema Penati - peraltro, nella presunta tangente truccata da caparra di cui sopra, Sarno fece da intermediario. Controlli soprattutto a Dubai, dove l’architetto ha anche presentato suoi lavori, negli anni scorsi.

La dogana di segrate - Altra faccenda è quella relativa agli affari di Michele Molina, il cui nome è emerso nei giorni scorsi. Molina è anch’egli indagato, indicato ancora da Di Caterina come foraggiatore di Penati - a Di Caterina l’avrebbe riferito ancora Sarno. Gli accertamenti riguardano soprattutto il progetto che dovrebbe portare alla costruzione dell’Idroscalo Center, il più grande centro commerciale d’Italia, nella zona dell’Idroscalo milanese e sulla grande area dismessa nota come Dogana di Segrate di proprietà della Provincia - il progetto è comunque rimasto sulla carta.

Tutto per le coop - Ed eccoci al versante Falck. I pm restano convinti che Vimercati, l'ex braccio destro di Penati, si sia dato da fare fino a pochi mesi fa per seguire gli interessi delle "cooperative emiliane" nell’operazione immobiliare sull'area ex Falck, come se fossero suoi "clienti". Agli atti dell’inchiesta ci sono alcune intercettazioni tra Vimercati e Marco Bertoli, indagato per finanziamento illecito ai partiti: in una di queste, del maggio scorso, Bertoli spiega - o perlomeno così ricostruiscono i pm - che è necessario rassicurare "i bolognesi" che "se hanno bisogno del Comune, il Comune è qui, per andare avanti nell’istruttoria".

Dimissioni a sesto
- Bertoli, direttore generale del Comune di Sesto, ha comunque presentato le sue dimissioni al sindaco Oldrini. Scrivendo che «normali telefonate con Vimercati, persona che conosco da 40 anni, possono essere politicamente strumentalizzate per screditare il nostro lavoro». E poi l’accenno alle coop: «Prima che sapessimo da Bizzi della presenza della CCC nella sua compagine [Bizzi è l’attuale proprietario dell’area, e CCC è la cooperativa emiliana cui Giuseppe Pasini, l’altro costruttore che accusa Penati, sostiene d’aver pagato anni prima una tangente mascherata da consulenze, ndr] non conoscevo alcuno di loro». Il sindaco ha respinto le dimissioni.

Zunino dal pm
- Sempre per quanto riguarda l’area Falck, la prossima settimana  sono previsti gli interrogatori dell’immobiliarista Luigi Zunino e dell’imprenditore delle bonifiche Giuseppe Grossi, indagati poiché avrebbero pagato - loro o chi per loro - per godere di un aumento di volumetria proprio nell’area ex Falck - Zunino era subentrato nella proprietà a Giuseppe Pasini.

di Laura Marinaro
di Andrea Scaglia

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Commenti all'articolo

  • elepo

    09 Settembre 2011 - 23:11

    adesso il povero Penati viene mollato dal suo partito come gia avvenne per gli esponenti PCI di Milano impigliati in manipulite, cosi' da poter consentire al PCI di spacciarsi per cio' che non era, cioe il partito dalla mani pulite. Ma chi conosceva gli ambienti politici da vicino, e segnatamente quelli vicini al PCI, sapeva che non era, e non era mai stato cosi'. Il sistema Penati è ancora quello del vecchio PCI, che dove amministrava (comuni e regioni rosse, p. es emilia romagna) non consentiva l'ingresso alla distribuzione se non quella delle coop, e deliberava piani regolatori feroci, ma poi chi era amico (sganciando profumatamente) del partito poteva costruire grazie a qualche deroga .

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  • blankfrank62

    03 Settembre 2011 - 20:08

    Secondo me, i residuati sostenitori di un tizio sodale di personaggi indagati per prostituzione e spaccio di droga dovrebbero solo stare zitti. E a proposito, riguardo alle manette agli evasori proposte dal sempre solito tizio accusato di frode fiscale ecce ecc, non rimane che una sonora pernacchia. Prrrr.......

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  • gpaololeandro

    03 Settembre 2011 - 18:06

    L'affaire Penati,nel suo iter,pone un po' tutti (ovviamente chi ha interesse al definitivo accertamento della verità e delle precise responsabilità) nella condizione di assistere ad un lungometraggio di cui ancora non sono ben noti l'inizio e la fine.E' un continuo..scoprirsi di sepolcri da cui emergono,strabilianti intrecci di interessi,manovre finanziarie,giochi di potere,per cui pare molto difficile sottrarre il soldatino Penati dalla gogna in cui è infilato.Non c'è motivo di credere che siano fabbricanti di fantasie gli uomini d'affari coinvolti nei "taglieggiamenti" dai quali parrebbe che sempre abbia tratto vantaggio la componente legata al carro democratico-progressista.Probabilmente se ci si fosse trovati ai tempi della potente armata giudiziaria comandata da Borrelli,avremmo avuto un'accelerazione inusitata ed un completo coinvolgimento dei responsabili dell'area politica cui appartiene il Penati,senza con ciò togliere merito ai magistrati monzesi.Ah,la superiorità morale Pd!

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  • calibio26

    03 Settembre 2011 - 16:04

    Dove sono finiti gli sputa veleni della sinistra? Sono tutti a sacramentare in altri siti. Forse non sanno che abbiamo il diritto di critica,o temono d'essere cacciati una voltra rintracciati dal partito e messi nel reparto dei probiviri nemici del popolo

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