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Ma lui: "Le inchieste non mi fanno paura"

Il premier alla festa dei giovani del Pdl: "Nessuno mi può ricattare. Nel 2013 deciderò se ricandidarmi. Al mio posto in futuro vorrei Alfano"

Ma lui: "Le inchieste non mi fanno paura"
«Presidente, presidente.... e le intercettazioni?». Silvio Berlusconi, si ferma, prende fiato, come se dovesse prendere la mira, e “spara” il colpo: «Nessuno mi può ricattare, nessuno». E poi assicura di non aver consigliato a Lavitola di non rientrare in Italia. Detto ciò ripone la faccia tirata, rispolvera il suo sorriso vincente e via di nuovo a salutare i giovani di Atreju, guadagnando l’uscita. Sono passate da poco le venti di un venerdì non comune, carico di tensioni e fibrillazioni, attorno alle quali si avvita il dibattito politico, ma dal quale il premier sceglie di restare fuori. «Che dici, evitiamo di parlare del caso Bce, così accorciamo i tempi...», gli suggerisce Giorgia Meloni, ministro della Gioventù nonché padrona di casa. Invito che il premier accoglie subito: «Ma sì, evitiamo che è meglio», dice mentre indossa la giacca blu sulla divisa casual, pantalone e camicia blu. È vero, Berlusconi arriva in ritardo, ma lo scarto di lato appare quanto mai tattico, vista la giornata.


Nel frattempo la platea dei giovani del Pdl, per la verità non stracolma come gli altri anni, accoglie il capo del governo con un lungo applauso, in  sottofondo la Cavalcata delle Valchirie. A fare da apripista la deputata Annagrazia Calabria, che va decisamente “lunga” nel suo intervento. «Grazie presidente per averci salvato dal comunismo», dice la deputata azzurra. Arrivando sul palco il premier rischia quasi di cadere inciampando. Scampato il pericolo, abbraccia con forza la Meloni. Ora lo show può iniziare.

Ma se dalla festa di Atreju la guerra dei bond resta fuori, volutamente, entra tutto il resto. Il futuro, consegnato a Gianni Letta e Angelino Alfano (al Quirinale il primo, a Palazzo Chigi il secondo) al termine del mandato, cioè nel 2013. L’affossamento del governo tecnico. La difesa della manovra economica e la convinzione che la riforma delle pensioni sia «sacrosanta», tanto da aver convinto la Lega a compiere il primo passo in nome del «do ut des» su cui si basa l’alleanza. Insomma, Berlusconi, nonostante il senso «d’impotenza», tratteggia un quadro dal quale difficilmente non si potrà tener conto nel futuro prossimo venturo e con il quale dovrà fare i conti anche l’opposizione, a partire dalla bocciatura dell’ipotesi del governo tecnico. «Abbiamo davanti 18 mesi», dice il premier, rassicurando la platea sulla tenuta dell’esecutivo, «mi viene da ridere, non vedo in giro tecnici autorevoli o di talento. Il governo si tiene con la mia autorevolezza». Una autorevolezza, spiega Berlusconi, dettata dalla capacità di tenere insieme l’attuale maggioranza e dalla sapienza con la quale riesce a mediare fra le varie anime del partito.

E la prova provata del ragionamento sta tutta nel racconto di come si è arrivati a varare la manovra correttiva. «Non c’è tecnico al mondo che sarebbe riuscito a fare il miracolo che abbiamo fatto», dice il premier ammettendo, però, che il provvedimento è stato varato su precisa indicazione della Banca Centrale europea. «Ce l’ha chiesta la Bce. Con la lettera, scritta insieme a Bankitalia, che ci hanno chiesto di mantenere riservata, la Banca centrale europea ci ha indicato non solo di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013, ma anche in che modo avrebbero preferito fosse raggiunto». Berlusconi, poi, ha difeso la scelta della fiducia: «È un atto di coraggio del governo perché, se ci sono contrasti nella maggioranza e qualche deputato o senatore non la vota, il governo va a casa». Ma, soprattutto, ha ammesso i dissidi con il Carroccio: «Ho accettato il contributo di solidarietà, anche se avevo il cuore che mi grondava sangue, per ottenere dalla Lega il via libera sulle pensioni. Si fa così perché è un do ut des». Già, si fa così. Chissà cosa sarebbe accaduto con un governo tecnico.

Il resto dell’intervento ci consegna un premier in sorvolo sui principali temi dell’agenda politica, planando sulla giustizia e virando sulle riforme costituzionali.  «Oggi il potere sovrano non è più dei cittadini ma è dei magistrati di Magistratura democratica», dice Berlusconi, «credo che non si possa e non si debba accettare questa situazione e per questo è assolutamente importante fare la riforma dell’architettura dello Stato, che probabilmente potrà essere approvata dal Parlamento». Poi l’affondo sulle intercettazioni: «Tutti abbiamo diritto a fare degli umani sfoghi se parliamo al telefono con altre persone. Un Paese senza privacy, dove le conversazioni sono ascoltate e anche sfornate sui giornali, non è un Paese completamente libero».

Parole non casuali, visto che la maggioranza starebbe studiando una nuova legge sulle intercettazioni. Nonostante tutto «l’Italia è il più bel Paese del mondo», ha detto tornando implicitamente sulla frase «Italia, Paese di merda» pronunciata al telefono. Per questo ha deciso di restare «per cambiare il sistema». Solo prima del vertice di Parigi, che ha deciso l’intervento militare in Libia, avevo pensato di dimettersi. Per fortuna non lo ha fatto. Chissà se voleva dire «nessuno mi può giudicare» anziché «nessuno mi può ricattare», visto che la sua vita privata è «diamantina» (?). Chissà.

di Enrico Paoli

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Commenti all'articolo

  • ciannosecco

    12 Settembre 2011 - 09:09

    Un Procuratore interroga una parte lesa,quindi senza avvocato,per tentare di fregarlo, e Berlusconi sarebbe quello che fa le furbate?Secondo me non hai ancora capito niente della vicenda.

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  • fustigor

    11 Settembre 2011 - 18:06

    E' davvero sconsolante leggere che il Capo della Procura di Napoli dichiari : "fisseremo un altro incontro". Mi chiedo, ma come sia possibile essere così "sprovveduti" dal non aver ipotizzato "a priori" la possibilità di una "furbata" (sia per la natura del soggetto in questione sia quella dei suoi lautamente prezzolati legali) o un impegno d'emergenza (altamente probabile,vista la tragica situazione in cui siamo) e quindi aver da subito fissato, con il Pifferaio di Arcore (leggasi i suoi legali) , anche una data di riserva? Credo che anche l'ultimo dei Cancellieri del più squinternato Tribunale di questa nostra "sciancata" penisola, ci avrebbe pensato. A questo punto non mi meraviglierei se l'interrogatorio finira alle "calende greche", tanto noi italiani abbiamo la memoria corta e tra una decina di giorni penseremo ad altro ( guai, ovviamente). AD ASTRA PER ASPERA-Fustigor

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  • ciannosecco

    11 Settembre 2011 - 10:10

    E' quello che dicevate quando non si presentava a Milano in Tribunale.Poi ci è andato e nonostante questo,,ancora parlate di fuga dai magistrati.Ma tu conosci almeno le porcherie fatte dai magistrati?

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  • ciannosecco

    11 Settembre 2011 - 10:10

    Quando parla si comunismo,sembra che le sfugga che è l'idelogia responsabile di milioni di morti e delle più feroci dittature,suberiori persino al nazismo e fascismo.E' l'esatto opposto della democrazia, e quando le toghe rosse si muovono verso Berlusconi come hanno fatto fino ad adesso,si ha l'esatta percezione di come sia conformata una dittatura,non si può chiamarla diversamente,quando un potere dello Stato è senza controllo e ha la supremazia sugli altri poteri dello Stato,si chiama dittatura.

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