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E' pronta la nuova manovra: via pensioni di anzianità

Tremonti: "Tagliando per crescita. Se c'è da fare, lo faremo". Schifani vuole riforma previdenza. Altolà di Maroni

E' pronta la nuova manovra: via pensioni di anzianità
«Se c’è qualcosa da cambiare lo cambieremo, se ci sarà qualcosa da aggiungere lo aggiungeremo». Lancia questa bomba di profondità il ministro dell’ Economia Giulio Tremonti a margine del G8 di Marsiglia. Salvo precisare che la manovra in dirittura d’arrivo a Montecitorio va bene così come è stata pensata (e pure Berlusconi concorda assicurando che non andrà rafforzata perché è «stata fatta da noi seguendo tutte le indicazioni delle Bce»), ma poi il ministro dell’Economia lancia una scialuppa per la crescita. Il governo - anticipa Tremonti - ha intenzione di consultare anche le organizzazioni internazionali, Ocse, Fondo Monetario e Commissione europea. Come dire: dopo la lettera secretata di Bruxelles e Bce che ha portato all’impianto della finanziaria di Ferragosto, adesso per rilanciare la crescita nel nostro Paese il governo intende avvalersi delle menti più fini che ci sono a portata di mano. O forse sarà costretto a questo giro delle sette chiese per accogliere i suggerimenti obbligati.

Archiviata (all’inizio della prossima settimana) la manovra d’agosto, si passerà all’esame rapido dei provvedimenti da implementare per la crescita.  Per prima cosa verrà svolto un «tagliando» (sceglie proprio una metafora da meccanico) delle misure già varate. «Dobbiamo fare l’inventario delle cose che abbiamo fatto», spiega Tremonti: «In questi ultimi tre mesi abbiamo messo in campo 40 azioni per lo sviluppo, dobbiamo ricordare quali sono, vedere se funzionano ed eventualmente aggiungerne altre». E proprio su quel «aggiungerne altre» si scatenano le ipotesi più fantasiose.

In un momento di fibrillazione finanziaria e politica la congiuntura degli eventi rischia di portare a scelte impopolari, non politicamente gradite e deflagranti per la stessa maggioranza. Una su tutte la riforma delle pensioni di anzianità (valore stimato 7 miliardi in due anni). La Lega non vuol saperne e a stretto giro - dopo mesi di niet - arriva l’ennesimo altolà del delfino padano, il ministro dell’Interno Roberto Maroni. «Non c’è necessità di farlo perché il sistema di previdenza italiano è in equilibrio, come dice l’Ue». Eppure che una solidarietà generazionale vada attivata proprio per favorire la crescita, non è un tabù nelle alte sfere della maggioranza. Non a caso ne parla chiaramente il presidente del Senato, Renato Schifani: «Quando parlo di riforme strutturali, parlo prima di tutto della riforma previdenziale senza la quale rischiamo di far pagare ai ragazzi la situazione presente». L’indisponibilità della Lega potrebbe essere compensata - in un eventuale voto - dal convinto sostegno dei centristi. Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc, da navigato uomo di Palazzo annusa l’aria e pronostica un ennesimo intervento. A breve: «La manovra è stato un balletto indecente. Se andiamo avanti così  tra pochissime settimane dovremmo fare un’altra manovra». Sulla stessa linea anche il segretario del Pd, Pierluigi Bersani: «Fare presto sì, ma fare bene! Fare solo presto senza fare bene significa essere daccapo il mese prossimo in condizioni sempre più difficili».

Forse a via XX Settembre non verrà chiamata manovra, ma l’intervento sulla crescita assomiglia tanto all’ennesimo aggiustamento in corsa. Del resto il calendario è fissato e dettato dal differenziale tra titoli di Stato italiani e bund tedeschi. Il nostro Paese nel 2012 dovrà vendere sui mercati oltre 400 miliardi di titoli. Senza una credibilità che riduca lo spread il conto degli interessi da pagare sarà salatissimo. E neppure la ventilata dismissione del patrimonio immobiliare alienabile (complessivamente stimato in un valore di 300 miliardi) può dare certezze di tempi e d’incasso. Servono manovre strutturali e non una tantum. Se poi per raggranellare qualche miliardo si arriverà anche all’ennesimo condono tombale - come suggerisce qualche azzurro di rango - questo rappresenterà la ciliegina su una torta cucinata in altri forni  (con ricetta dettata da Ue, Bce, Fmi e Ocse).

E poi quella che viene già chiamata come la “terza manovra” (derubricata nel dettaglio dei provvedimenti a Legge di stabilità), potrebbe riproporre tutti gli stralci (liberalizzazioni, privatizzazioni, taglia ai costi della politica) che un mese di trattativa hanno abilmente archiviato. Una certezza: anche questa volta il compitino verrà dettato da Francoforte.

di Antonio Castro

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Commenti all'articolo

  • gado53

    13 Settembre 2011 - 10:10

    Era stato il ritornello per prepensionare i cinquantenni che non volevano andarsene. Andate in pensione, lasciate il posto ai vostri figli!!!!!! Ora non vale piu'. Dovete lavorare per dare le pensioni ai vostri figli!! Centinaia di ristrutturazioni aziendali sono in corso utilizzando i famosi 40 anni di anzianita contributiva !!! Non e' che non si voglia lavorare, e' l'industria che ha espulso migliaia di persone. Cara Marcegaglia, prima di parlare pensa, e cari politici, volete la rivoluzione; al nord sono la maggioranza dei pensionandi con 40 anni; non si possono cambiare le regole a partita in corso. Se si vuole si puo' stabilire il principio che chi inizia a lavotate dal 2012 non avra piu' pensioni di anzianita' Siamo STUFI

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  • aifide

    12 Settembre 2011 - 19:07

    che ahnno portato l'Italia al baratro! Guai se toccano le pensioni di anzianità! Un lavoratore con 35 o 40 anni di contributi deve essere libero di andarsene in pensione! Tremonti stia molto attento: un provvedimento simile segnerebbe la sua fine e non solo politica! Quanto al centrodestra, ci sarebbe una sollevazione popolare, anche violenta, con una cacciata di colpevoli ed incolpevoli ed in Italia la sinistra governerebbe senza opposizione per i prossimi 50 anni. Siete avvertiti.

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  • valter29

    12 Settembre 2011 - 12:12

    Quello che di positivo oggi si profila è l'impegno a investire per la crescita. Ho detto l'impegno perchè aspetto fatti concreti. Se son rose fioriranno!

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  • valter29

    12 Settembre 2011 - 12:12

    La realtà è che il debito pubblico italiano è lievitato in modo catastrofico a partire dal governo Craxi (con un nome così c'era da aspettarselo) che nel tentativo di perpetuare il suo governo ha elargito a piene mani e ha portato l'inflazione oltre il 20% annuo. Oggi paghiamo le conseguenze delle pensioni a 14 anni, 6 mesi e un giorno, le casse integrazioni continuate per molti anni, la moltiplicazione dei posti politici senza ritorno di efficienza, ecc. I governi delle ds avranno le loro colpe ma quelli delle sn? Forse che ne sono indenni? Suvvia non facciamo i leccapiedi di questo o di quello. Tutti hanno la loro parte di colpa. Se non vado errato negli ultimi anni ci sono stati anche governi di sn ed oggi si scopre quello che i non accecati dalla passione politica già sapevano: la tanto vantata moralità delle sn è una balla grossa come l'Italia. Chi va al mulino s'infarina. continua

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