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Governo a caccia di 400 mld con dismissioni e pensioni

Tremonti e la maggioranza lavorano a un maxi-intervento per abbattere il debito pubblico del 25%. Oggi testo alla Camera

Governo a caccia di 400 mld con dismissioni e pensioni
Se i 54,2 miliardi della manovra bis (la correzione di bilancio più alta di tutti i tempi, persino di quella monstre di Amato da 96mila miliardi di lire) vi sembravano pochi, ora rischiano di diventare 400. Malgrado l’Europa abbia chiarito in mattinata di «non aver chiesto alcuna manovra o misura aggiuntiva», in Italia si continua a ragionare su una cura da cavallo che possa abbattere in un sol colpo dai 20 ai 30 punti percentuali di debito e far uscire il Paese dalla spirale delle turbolenze finanziarie sui titoli di Stato che rischiano di vanificare ogni sforzo messo in campo dal governo (e dei contribuenti) per agguantare il pareggio di bilancio.

Il dibattito, per ora, è caotico. Con balletti di cifre e di misure che poco hanno di concreto. Di sicuro c’è che per trovare somme di tale grandezza, in poco tempo, senza mandare gli italiani a chiedere l’elemosina all’estero, non si può pensare di non aggredire il patrimonio dello Stato.
Nasce da qui l’idea annunciata ufficiosamente lunedì da Giulio Tremonti di organizzare un seminario operativo entro la fine del mese per accelerare le dismissioni di asset in mano al Tesoro. Sul tavolo ci sarebbero principalmente gli immobili, le concessioni e le migliaia di utility locali, cioè le ex municipalizzate ora trasformate in spa. Ma c’è anche chi ritiene che tra i beni da cedere ci siano anche pacchetti delle grandi società quotate (Eni, Enel, Finmeccanica) ancora controllate da Via XX Settembre.  La nuova ondata di privatizzazioni, secondo calcoli fatti un po’ a spanne dagli esperti di turno, potrebbe portare ad un incasso tra i 400 e i 500 miliardi. Cifra un po’ ottimistica visti i crolli di borsa che stanno appiattendo le capitalizzazione di tutte le quotate e considerate le difficoltà relative all’alienazione degli immobili.
Eppure, nel centrodestra c’è chi ha tirato fuori un appunto inviato qualche settimana fa dal coordinatore del Pdl, Denis Verdini, a Silvio Berlusconi in cui si parla proprio di quelle cifre. Nel documento, in base ad una ricostruzione fatta dal Corriere, si ritiene che dalla vendita dei gioielli di famiglia potrebbero arrivare 140 miliardi, dalla dismissione delle utility 10 miliardi, dalla cessione del patrimonio immobiliare altri 100, mentre una trentina si recupererebbero dalla vendita dei terreni demaniali.

I numeri, chiaramente, sono tutti da verificare. Ma sui 400 miliardi insiste anche il vicepresidente del Pdl alla Camera, Massimo Corsaro, che nel menu aggiunge, però, anche una serie di altri interventi meno indolori. La proposta, anticipata in un’intervista al Sole 24 Ore e rilanciata più dettagliatamente ieri pomeriggio prevede in sostanza quattro misure: il primo capitolo riguarda le alienazioni sia del patrimonio immobiliare che di quello mobiliare; il secondo è una bella patrimoniale; il terzo è un ennesimo condono, che chiuda tutto il contenzioso pregresso al termine della riforma fiscale; il quarto ed ultimo riguarda le pensioni. le risorse così recuperate nell’arco di un triennio, che secondo Corsaro potrebbero verosimilmente raggiungere tra i 400 e i 450 miliardi, dovrebbero poi confluire in un fondo destinato a riacquistare titoli di debito pubblico per arrivare sotto quota 100 in modo da poter risparmiare solo di interessi 23-24 miliardi. L’idea del deputato del Pdl non è quella di una semplice correzione della manovra, ma di «un intervento eccezionale con un obiettivo strategico». A questo proposito Corsaro crede sia necessario un patto bipartisan tra le forze politiche che rappresentano «l’Italia responsabile». Ma, almeno per ora, adesioni sporadiche sono arrivate solo da alcuni esponenti del suo stesso partito.

Non sarà forse il taglio monstre del debito, ma il dopo-manovra è comunque ormai entrato prepotentemente nell’agenda del governo. Allo studio ci sono sia misure per stimolare la crescita, sia i nodi non sciolti dalla manovra (a partire dalle pensioni d’anzianità), sia nuovi interventi per reperire ulteriori risorse (anche attraverso un recupero dell’Iva condonata nel 2002). Le prime mosse potrebbero essere contenute in un decreto sviluppo, che potrebbe essere varato già la prossima settimana, quando sarà chiaro il nuovo quadro macro-economico, con il Documento di economia e finanza atteso entro il 20 settembre. Poi, ad ottobre, sarà la volta della legge di Stabilità (la vecchia Finanziaria). Teoricamente è un provvedimento snello. Ma vista la situazione potrebbe diventare il veicolo per sistemare tutte le questioni aperte.

di Sandro Iacometti

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Commenti all'articolo

  • Landlord

    14 Settembre 2011 - 17:05

    Incomincino a non versare più il contributo alla stampa di euro 2.500.000 a l'Avanti, anche se il direttore di quel prestigioso quotidiano è Lavitola. Vii dice niente il nome?

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  • marty74

    14 Settembre 2011 - 17:05

    non si parla mai di RAI quando si tratta di privatizzare? E' un inutile carrozzone, mentre ENI, ENEL e Finmeccanica sono aziende strategiche.

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  • antikomunista10

    14 Settembre 2011 - 17:05

    La tua è senz'altro una situazione preoccupante, e vorrei tranquillizzarti, ma purtroppo l'Europa, come ha detto Silvio ieri da Bruxelles, ci imporrà presto l'età minima della pensione, e noi potremo solo ubbidire; Silvio lo ha detto molto chiaramente come suo costume. E temo davvero che non sarà una bella notizia per chi, magari, pensava di andare in pensione il prossimo anno: passeranno ancora molti anni prima che l'agognata pensione arrivi . E chi ci voluto in Europa ? Prodi ! E chi è sempre stato contrario, tanto da essere definito euroscettico ? Silvio! Non è una grande consolazione ma almeno lei saprà chi ringraziare !

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  • luigi1953

    14 Settembre 2011 - 14:02

    DISOCCUPATI PROSSIMI ALLA PENSIONE DI ANZIANITA' PERCHE' NESSUNO NE PARLA? 58enne con 35 e 9 mesi di contributi, senza occupazione dal 2008 e non per scelta. Scaloni, scalini, quota 95, 96, 97, 98, 99, 100 a quando la pensione? A chi deve rivolgersi un disoccupato e per giunta ultra 50 enne che viene scartato ogni qualvolta invia un C.V. per un posto di lavoro che nel 99% dei casi è riservato ad altre fasce di età? E' possibile che nessuno, GIORNALISTI COMPRESI, abbia evidenziato questo drammatico problema che alla lunga ci sta portando verso la povertà? Se vi trovaste nella situazione di cui sopra quale sarebbe il vostro “editoriale” in merito alla manovra che il governo sta portando avanti? Se è giusto fare sacrifici lo sia per tutti ma ALMENO DATECI L'OPPORTUNITÀ DI LAVORARE BASTA, TUTTI A CASA. Luigi

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