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Maroni contro Bossi: il voto segreto per far scattare le manette

Regolamento di conti nella Lega. Il ministro vuole spezzare la linea garantista del Senatùr in difesa di Tremonti

Maroni contro Bossi: il voto segreto per far scattare le manette
Quella di Panorama sarà anche «una carognata» (come dice Roberto Calderoli) o una roba «da stronzi» (parere di Umberto Bossi) ma le reazioni imbufalite del Carroccio dimostrano una volta di più quanto i padani siano sensibili quando li si accusa di divisioni interne.

Il settimanale berlusconiano ha approfondito il ruolo della moglie del Senatur Manuela Marrone, dipingendola come «l’imperatrice della Padania» e capace di modificare gli equilibri interni, soprattutto per mettere all’angolo Roberto Maroni e i suoi fedelissimi. Alla signora fanno riferimento alcuni colonnelli come Rosi Mauro e i capigruppo Federico Bricolo e Marco Reguzzoni, così vicini alla famiglia del Senatur da essere identificati come cerchio magico. Ecco, in questo quadro la battaglia sotterranea continua anche a colpi di veleni e indiscrezioni. L’ultima riguarda il caso di Marco Milanese, l’ex braccio destro di Tremonti su cui la giunta per le autorizzazioni ha detto no all’arresto. Ora dovrà pronunciarsi l’Aula. Fino a questo momento la Lega ha sposato una linea garantista (contrariamente a quanto fatto per l’azzurro Alfonso Papa, attualmente in galera) ma il titolare del Viminale starebbe pensando di forzare la mano, magari caldeggiando il voto segreto. Spifferi di Palazzo raccontano che, al di là delle dichiarazioni ufficiali, anche alcuni deputati azzurri sarebbero pronti a mollare il loro collega. Maroni starebbe pensando di fare altrettanto, forse confortato anche da alcuni recenti colloqui con Pier Ferdinando Casini e parecchi azzurri.

Molti leghisti credono che, dopo l’attacco di Panorama, contro l’alleato possano valere anche i colpi bassi. Soprattutto se il malessere degli amministratori delusi dalla manovra rischia di diventare ingovernabile, con successivo scollamento tra vertici leghisti e base. Ecco perché c’è l’esigenza di imprimere una svolta, mentre il Cavaliere pare sempre più in difficoltà. Basta pensare che, tra grane giudiziarie e manovra, Berlusconi ha dovuto trovare il tempo per prendere le distanze dal suo settimanale a causa del pressing leghista.

Non solo. In casa Lega raccontano che il cerchio magico è preoccupato da un eventuale asse Calderoli-Maroni, anche se entrambi - per bocca del titolare della Semplificazione - sono scesi in campo criticando l’attacco di Panorama. Ecco, mentre il ministro dell’Interno sembra volersi allontanare dal ring, è partita la manovra del cerchio per allontanare da lui il collega bergamasco. In tutto questo restano le tensioni sui congressi. In particolare a Brescia, dove s’è mosso anche Renzo Bossi per sostenere l’aspirante segretario provinciale Mattia Capitanio contro il vicesindaco del capoluogo Fabio Rolfi. L’altro giorno Capitanio ha fatto una conferenza stampa per smentire di essere sponsorizzato dal Trota e dall’assessore lombardo Monica Rizzi, nonostante fosse collaboratore di lei al Pirellone. Che caos.

di Matteo Pandini

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Commenti all'articolo

  • sonofelice

    19 Settembre 2011 - 22:10

    Roberto Maroni ha la stima di gran parte dell'elettorato leghista ma non solo. La Lega Nord è un movimento molto radicato sul territorio, presente da sempre in mezzo alla gente del nord. Siamo nei cuori del popolo perchè sanno che lo spirito di autonomia non è mai venuto meno. Bossi ha il grande merito di aver risvegliato le genti padane ma ora è arrivato il momento di lasciare a Maroni, Tosi, Giorgetti, Zaia e Cota il compito di completare il sogno federalista. Il consenso si raggiunge con persone serie concrete e capaci.

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  • liviel

    19 Settembre 2011 - 19:07

    ai parlamentari è vietato farsi processare? loro devono essere di esempio Piu' di ogni altro cittadino...e invece mi fa specie che questo giornale tifa per i superprotetti e non spende una parola su chi ogni giorno perde il posto di lavoro...

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  • antari

    18 Settembre 2011 - 14:02

    sottoscrivo al 95%, il 5% manca xke' a mio modesto parere qualche altro leghista lo salverei.

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  • spalella

    18 Settembre 2011 - 14:02

    Il problema in italia è culturale. Siamo talmente ignoranti che non solo non siamo capaci di sintetizzare i problemi ed efficentare le azioni, ma quando uno di noi raggiunge un qualche risultato pubblico tende anche a considerarlo PRIVATO. Così i burocrati restano attaccati alla sedia fino alla morte, così i politici non ci pensano affatto a lasciare a nuovi intelletti più giovani. Nella Lega questo è il caso di Bossi, che non vuole mollare la poltrona col risultato che gli elettori molleranno lui ed il suo tonto figliolo.....

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