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La Lega non può più morire per una Trota

Oggi la festa del Carroccio nel momento più difficile nella storia del partito. Bossi può risolvere la crisi: si faccia da parte e cambi. Per davvero

La Lega non può più morire per una Trota
Oggi si conclude la gita sul Po di Umberto Bossi e dei suoi. La discesa in motonave e l’approdo a Venezia da alcuni anni sono un appuntamento fisso, una cerimonia rituale con cui, a settembre, il capo della Lega rilancia le questioni politiche in vista dell’autunno. Ma questa volta il raduno padano è più atteso del solito. Non soltanto perché la manifestazione coincide con i settant’anni del leader (li compirà domani), ma in quanto l’adunata si tiene in un momento di grande disorientamento del partito e dei suoi militanti. Sono trascorsi più di trent’anni da quando, insieme con Roberto Maroni, il Senatur fondò l’Unione autonomista lombarda. E rispetto a quell’epoca pionieristica il Carroccio ne ha fatta di strada. Ma mai come oggi era sembrato così incerto sulla direzione da prendere.

Nei tre decenni di vita, la Lega ha incontrato molte difficoltà. Liti interne, scissioni e clamorose cacciate come quella di Gianfranco Miglio, l’ideologo padano. Nonostante ciò la guida del partito era sempre rimasta in mani salde, quelle di Bossi, e sulla linea non vi era mai stato nessun tentennamento. Le parole d’ordine restavano autonomia, federalismo, secessione. Per anni il capo della Lega le ha ripetute come un mantra, appellandosi al popolo del Nord e invitandolo a tenersi pronto. Ma oggi quelle stesse parole non hanno più il medesimo effetto. Quando sul Monviso riempie d’acqua l’ampolla e dice che milioni di persone sono in attesa di mettersi in marcia verso la Padania, sembra solo quel che è: una vecchia guida che ribadisce una formula rituale anche se questa non ha più nulla di magico. La malattia lo ha minato, ma a logorarlo ancora di più sono stati gli anni di governo. Paradossalmente, pur essendo l’unico leader della prima Repubblica (è al vertice della Lega dal 1984 e il suo è l’unico partito che è transitato nella seconda senza dover cambiare nome), fino a ieri Umberto era riuscito a presentarsi come nuovo, dando a sé e al suo movimento un’immagine antisistema che pareva non essere intaccata dall’ingresso nella stanza dei bottoni. Mentre Berlusconi e il Pdl soffrivano l’inevitabile disaffezione di una parte dell’elettorato dopo le prime mosse dell’esecutivo, il Carroccio macinava consensi. Non solo nelle aree tradizionalmente padane, ma anche in Emilia, Toscana e perfino nelle Marche. Nonostante l’assenza del loro capo dopo l’ictus, nonostante un ritorno limitato all’attività politica, i seguaci di Alberto da Giussano sembravano inarrestabili.

Poi il vento del Nord è improvvisamente cambiato. Non soffia più a favore degli scudi padani ma contro. E inaspettatamente l’esercito tante volte evocato da Bossi (i trecentomila bergamaschi pronti alle armi, i milioni in attesa di ribellarsi) si mostra disorientato, se non in rotta.
A tranquillizzarlo certo non bastano il rito dell’ampolla o le motonavi che scendono lungo il Po. Né le velate minacce di interrompere la legislatura prima del 2013. Da Bossi i militanti si aspettano che indichi la via di uscita da un pantano che ogni giorno trascorso si inghiotte un po’ di elettorato padano. Ma il vecchio leader è stanco e sembra più preoccupato del futuro della propria famiglia che di quello del partito. La reazione rabbiosa per l’articolo irriverente contro la moglie e la designazione del figlio Renzo, da lui soprannominato il Trota, quale suo successore vanno in questa direzione. Eppure Bossi è stato uno dei politici più astuti apparsi sulla scena negli ultimi vent’anni. Insieme con Berlusconi, uno dei pochi ad aver capito e interpretato il cambiamento. Avvalendosi delle opportunità offerte dal sistema elettorale scaturito dopo il referendum di Mario Segni, hanno dato vita a due partiti carismatici, interrompendo anni di consociativismo e compromessi, storici e meno storici.

Oggi questa stagione volge al termine. Il leader compie settant’anni ma anche il suo movimento per la prima volta non appare più giovane. Gli scontri fra le correnti e le lotte per la successione lo fanno apparire uguale agli altri e come gli altri guardato con sospetto dagli elettori.
Ma a differenza degli altri, la Lega ha ancora la possibilità di recuperare il vecchio spirito e ritrovare la sua forza. Basta che il vecchio capo lo voglia. Il Carroccio non è il Pdl. Ha un’identità ancora piuttosto forte e una diffusa rete di quadri dirigenti. Se vuole salvare l’idea inseguita per un trentennio è a quella rete che deve affidare la sua creatura. Se invece insisterà  a voler lasciare la creatura in eredità al figlio, otterrà il solo risultato di far finire nella rete una Trota. Ma con una Trota non si sfama un partito. Al massimo lo si manda a fondo.

di Maurizio Belpietro


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Commenti all'articolo

  • piertrim

    19 Settembre 2011 - 10:10

    Per compiacere al grande capo, che ormai non si fa più capire, l'hanno assecondato a mettere in lista ed anche in primo piano il figlioletto già soprannominato "Il trota" che, poveretto, non avrebbe saputo cosa fare. Probabilmente sarebbe stato meglio che, il protettivo papà viste le abilità nuotatorie riconosciute al predetto pesce, gli avesse trovato un posto da bagnino in uno dei molti laghi lombardi. Povera Lega, che tanto ammirai per il parlare schietto, dove sei finita? E quanto ti costeranno le vane promesse ed i tentennamenti di Maroni?

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  • giannistecca

    19 Settembre 2011 - 08:08

    Avete ascoltato la voce di quegli artigiani e medi imprenditori delle provincie venete che vengono messi in condizioni economiche pietose dal fisco e dalla burocrazia. E non sono i comunisti o i democristiani a governare. Sono i berlusconiani e i leghisti. Tutto doveva essere più semplice, più facile e meno oneroso con lo Stato e invece? Forse è peggio di prima. Il sogno di un liberismo moderno, nord europeo, sta per finire ed il risveglio sarà il più amaro degli ultimi anni. Auguri Italia e che lo "stellone" ti salvi ancora.

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  • giannistecca

    19 Settembre 2011 - 08:08

    Ho sentito il discorso di Bossi a Venezia per il "battesimo del mare" in versione leghista. Patetico! La secessione poi; ma chi ci crede e soprattutto chi la farebbe? Ogni secessione, da quella americana del sud contro il nord, da quella Jugoslava della Slovenia, della Croazia, del Kosovo, hanno scatenato una guerra civile di inimmaginabile violenza. E qui al nord chi ha ancora voglia di uccidere, fucilare, bruciare dopo gli insegnamenti della Storia del 1943-1945? E una secessione pacifica non è certo possibile: l'unica cosa possibile la fusione delle regioni del nord in una grande macro regione ma con un procedimento lungo, complesso ed irto di ostacoli per non dire quasi assolutamente improbabile. Bossi ha perso il treno del cambiamento radicale quando ha abbandonato la prima alleanza con Berlusconi. Quello sarebbe stato il momento buono per federalismo ecc.ecc. Ora, con Berlusconi in caduta libera e lui quasi tutto diventa più difficile. Ma la ascoltate la gente che protesta?

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  • lozzaVAitalia

    19 Settembre 2011 - 08:08

    Credo che la gente abbia capito che tra il dire ed il fare c'è di mezzo il mare e non la terra patatifera....

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