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Scalfari vuole buttar giù Silvio Il Colle: basta sogni di golpe

Su Repubblica chiede a Napolitano di intervenire contro Berlusconi. Quirinale infastidito: "Sarebbe un colpo di stato"

Scalfari vuole buttar giù Silvio Il Colle: basta sogni di golpe
La figura è imbarazzante persino per gli standard di Repubblica, che in questi diciassette anni di isteria attacchi sgangherati ne ha prodotti a centinaia. Il copione è quello di sempre: aizzare Giorgio Napolitano contro Silvio Berlusconi. La differenza è che a firmarlo, stavolta, è stato il fondatore Eugenio Scalfari, il quale si è spinto un po’ più in là del solito: ha chiesto al presidente della Repubblica di inviare un messaggio a deputati e senatori affinché spediscano il premier a casa (ovviamente circondariale). In sostanza, un invito a stracciare la Costituzione per placare l’ossessione anti-berlusconiana. L’accoglienza ricevuta dalla proposta è stata penosa.

Il concentrato di livore di colui che esordì nel lontano 1942 sulle pagine della rivista Roma Fascista è ormai parte del costume nazionale: giovedì gnocchi, venerdì pesce, sabato trippa e domenica Scalfari che dedica la propria prosa leggera e scorrevole a Berlusconi. Stavolta, sempre con quel plurale maiestatis che ne denota l’umiltà, ha scritto che il primo e più importante passo per la defenestrazione del Cavaliere deve farlo Napolitano: «Pensiamo che spetti al Presidente investire il Parlamento del problema della credibilità del governo. Nel Parlamento ci sono le opposizioni ma c’è soprattutto la maggioranza ed è alla maggioranza parlamentare che un messaggio presidenziale sulla credibilità del governo dovrebbe essere indirizzato». Un vero e proprio processo politico dunque, promosso da Napolitano, il quale dovrebbe convincere i parlamentari che si ostinano a votare la fiducia a Berlusconi che è il caso di smetterla.

Sparata la corbelleria, tocca puntellarla, che in politica e nel giornalismo vuol dire trovare qualcuno che la prenda sul serio. E qui le cose si mettono male. Perché attorno a Scalfari c’è il deserto. Certo, spunta subito Antonio Di Pietro: «Facciamo nostro l’appello di Scalfari». Ma l’adesione del leader dell’Idv è scontata, anzi regalata: il giorno che qualcuno proporrà la macellazione rituale del gran porcello di Arcore, di sicuro c’è solo che Tonino sarà lì in prima fila, con la mano alzata. Nichi Vendola prima se la tira un po’, poi accondiscende: «Scalfari dà voce a un pensiero collettivo», una «lettera alle Camere o un messaggio» del Colle vanno nella direzione giusta. Ma anche lui era prevedibilissimo e conta pochino: il suo partito post-rifondarolo, Sel, non è nemmeno in Parlamento.

Con due sostegni così Repubblica rischia di essere scambiata per la versione glamour del Manifesto: un giornale settario, scritto da ossessionati per invasati. Urgono adesioni qualificate, ma nessuno si accoda. Il Pd? Silenzio, la parola d’ordine è non tirare Napolitano per la giacca. L’Udc? Figuriamoci: «Napolitano non ha bisogno di ulteriori sollecitazioni». Gli intellettuali, lievito della società civile? Latitanti pure loro: quelli di Repubblica ci provano con l’economista Giorgio Ruffolo, uno dei loro collaboratori nonché amico di vecchia data dello stesso Scalfari. Ma niente, da lui rimediano l’ennesimo due di picche: «Il presidente sa perfettamente qual è il suo ruolo in questa situazione». Alla fine, grattando il fondo del web, a largo Fochetti si accorgono che sul Futurista, la testata online di ciò che resta del manipolo finiano, domenica sera un redattore anonimo ha scritto: «Non possiamo che dare ragione a Eugenio Scalfari». Repubblica lo copia e incolla subito in pagina: la disperazione è una brutta bestia.

Resta da capire come l’ha presa Napolitano, che pure non smania all’idea di lasciare Berlusconi a palazzo Chigi. E per saperlo bisogna leggere l’unico vero quirinalista, Marzio Breda, che lo ha scritto ieri sul Corriere della Sera: «Qualcuno invoca un suo intervento risolutore, magari attraverso un messaggio alle Camere. Ma (…) in una fase come quella attuale e con un esecutivo che ha appena ottenuto un voto di fiducia, il capo dello Stato non può fare nulla. Pretendere che si rivolga al Parlamento perché metta in minoranza il governo, equivale a chiedergli di fare quasi un colpo di Stato». La risposta inviata dal Colle a Scalfari, insomma, è chiarissima: chi spinge per una soluzione come quella indicata su Repubblica è un analfabeta costituzionale.
Chiunque altro sarebbe rimasto umiliato dopo aver ricevuto simili risposte, ma l’ego di Scalfari rende nullo questo rischio. Così domenica prossima pubblicherà di nuovo lo stesso articolo che scrive ininterrottamente dal 1994. Solo un po’ più rancoroso e golpista di quello che abbiamo appena letto.

di Fausto Carioti

 

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Commenti all'articolo

  • nicola.guastamacchiatin.it

    20 Settembre 2011 - 22:10

    Ognuno, in questo mondo ha il suo tempo e per costui il tempo è ormai finito, si dia pace.

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  • ego1

    20 Settembre 2011 - 18:06

    Ricambio con simpatia.

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  • ego1

    20 Settembre 2011 - 18:06

    Che scrive: che scrive: 1) ""......sono io, che voglio che berlusconi se ne vada..........."" ----------------------------Risposta: spero con metodi democratici, alias tramite elezioni. Che scrive: 2""voglio un avvicendamento con altra persona delle tante capaci che ci sono in questo paese""-------------------------------------------------------------Risposta: spero non si riferisca a persone tipo Bersani, Bindi, Veltroni, Franceschini, D'Alema, Di Pietro, Vendola ......e simili!

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  • raucher

    20 Settembre 2011 - 18:06

    rottamare please. Domanda : è diabetico? quel viso sempre paonazzo fa pensare a qualche malanno , oppure a...

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