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Libero dibattito su Silvio / 2 Mughini: o si cambia o si muore

Belpietro: "Se il premier molla sarà il caos". L'editorialista: "E' vero il contrario. Berlusconi sta trascinando nel baratro l'Italia. Servono soluzioni nuove"

Libero dibattito su Silvio / 2 Mughini: o si cambia o si muore

Libero lancia il dibattito sul futuro politico di Berlusconi. Secondo l'editorialista Giampiero Mughini, la stagione del Cavaliere è finita e rischia di trascinare nel baratro l'Italia. Risponde il direttore Maurizio Belpietro: "Se il premier lascia ora, finiamo in manio a pm e compagni".

Di seguito il commento di Giampiero Mughini

Caro Maurizio, non ti invidio proprio. E per quanto da oltre vent’anni ti conosca tosto e tenace e uno che non retrocede di un metro senza combattere, non è facile in questo momento tirar fuori ogni 24 ore un giornale legato alla storia della coalizione di centrodestra per come si è formata al nascere della Seconda repubblica, e dunque ai suoi umori e alle sue identità. Ti ricordi quando nel 1939 l’ex socialista francese Marcel Déat scrisse il famoso articolo in cui diceva che non era il caso di “morire per Danzica”, di fare scoppiare una guerra mondiale per un bisticcio di confine tra Germania e Polonia? Ebbene in questo momento la coalizione di centrodestra ti dà l’aria di essere fatta in buona parte da gente che deve morire per Nicole Minetti, Sabina Began o altre odierne tipine della loro stazza.

Il fatto è che la coalizione di centrodestra nata  nella stringente emergenza del gran catafascio della Prima Repubblica,  sotto forma di una acrobatica  combinazione elettorale tra componenti  diversissime fra loro come  i liberalconservatori di Forza Italia, l’ex Msi capeggiato da Gianfranco Fini e i debuttanti “padani” inventati politicamente da Umberto Bossi, non esiste più. Ecco che cosa mi separa politicamente da quel che tu hai scritto giorno dopo giorno in questo ultimo mese di tregenda repubblicana. Quando tu dici: bando alle chiacchiere, andiamo a una nuova consultazione elettorale e vediamo chi prende più voti. E vuoi dire che ci si dovrebbe andare più o meno come nel 1994, da una parte una coalizione cui la leadership di Silvio Berlusconi faccia da collante e dall’altra il caravanserraglio delle cinque o sei anime in cui è divisa oggi la sinistra. Scusami, ma mi sembra che questa partizione politica - ovvero il sedicente bipolarismo all’italiana -  resti per te un dogma intoccabile. Laddove a me sembra un incubo. E difatti a uno scontro elettorale siffatto, lo si facesse cento volte, non una volta io contribuirei con la mia scheda elettorale.

Non per sciatteria o disinteresse alle sorti del mio Paese. E bensì perché penso che uno scontro elettorale di questo genere, e mentre i giornali dell’una o dell’altra sponda esibiranno ogni giorno la gravità o invece l’irrilevanza dell’una o dell’altra intercettazione, e quale che sia il suo esito - ventimila o cinquecentomila elettori a favore dell’una o dell’altra squadra -, non determinerà in nulla di nulla l’esito della tragedia italiana. Non attenuerà in nulla il fatto che siamo all’ottavo posto nella classifica dei peggiori Paesi al mondo, che ci raffrontino alla Grecia o con un minimo vantaggio su di essa, che il nostro debito pubblico è una montagna talmente immane che al confronto le trincee austriache della Prima guerra che i nostri soldati scalavano sotto il fuoco delle mitragliatrici erano una Disneyland. E del resto quello che è successo in casa nostra in questo ultimo mese è esemplare. Da una parte un governo che non sa che cosa fare, e rinnega il giorno dopo quello che ha sancito il giorno prima, e dentro il governo una delle sue componenti (la Lega) che si erge a difesa delle pensioni di ognuno sempre e comunque, il mestiere che una volta era della Cgil e dei retori più indefessi della sinistra. Dall’altra parte, e non meno indecente, una sinistra che sempre e comunque bestemmia come “iniqua” la manovra e non sappiamo minimamente che cosa farebbero loro se avessero il bastone del comando e della decisione.

Queste due fazioni vanno a uno scontro elettorale al modo di Orazi e Curiazi, e dopo, dopo che succede al differenziale tra il costo del denaro che l’Italia chiede in prestito a chicchessia rispetto al costo del denaro che la Germania chiede in prestito a chicchessia? Andiamo a oltre 400 punti di differenza a nostro sfavore, magari a 500?

Detto altrimenti. La casa sta bruciando, tutto il resto sono chiacchiere. Peggio ancora: la buona parte dell’opinione pubblica non ha di questo il minimo sentore e la minima sensibilità. Ciascuno bestemmia il giardino fiscale del vicino, da lui reputato più verde. Le omelie anti-Berlusconi sovrastano ogni altro argomentare e ragionare, solo che a fornire il soggetto cinematografico, la sceneggiatura e il montaggio e gli attori principali del film anti-Berlusconi è esattamente il mondo berlusconiano. Non è Marco Travaglio che s’è inventato Valter Lavitola (prima mio collega giornalista e adesso come me cancellato dall’ordine), Giampaolo Tarantini, Lele Mora e quel gran drappello di fanciullone buone a una sola cosa. Non è colpa mia né di nessun altro se il nostro capo del governo viene beccato mentre fa beneficenza non ad Alda Merini o ad Anna Maria Ortese (e anche se so che lui l’avrebbe fatta molto volentieri a entrambe) e bensì a un procacciatore di puttane. Con tutto questo la “crociata puritana” che condannava domenica sulla prima pagina di Libero l’amico e collega Marco Gorra non c’entra nulla. C’entra che ci sono storie personali e destini politici che arrivano al capolinea. Il destino del Berlusconi politico è già durato 17 anni, non molti meno di quelli di Benito Mussolini, più o meno quelli di Bettino Craxi. Così com’era fortissima la sua immagine di imprenditore innovativo nel 1994, altrettanto quella immagine si è oggi lisa e consumata. E c’entra niente il fatto che lui abbia oggi 74 anni. Winston Churchill ne aveva oltre 70 quando cominciò a vincere la Seconda guerra mondiale, e i 70 del 1944 sono 80 e passa di oggi.

Non è soltanto che lui debba fare un passo indietro, ciò che mi sembra più che evidente. È che devono essere sparigliate le carte che stanno sul tavolo della politica del nostro Paese. Diamo un bell’addio alla Seconda repubblica e alle sue combinazioni politico-elettorali. Non è che io mi aspetti il paradiso, perché il paradiso e la politica dei partiti sono due cose che hanno niente a che vedere l’una con l’altra. Però qualcosa me l’aspetto, un pizzico di novità, un pizzico di ardire, un andare fuori dai recinti abituali. Da borghese e liberale e uomo di centro aperto però a ogni novità del costume e della vita quotidiana e da uno dei primi 70mila contribuenti italiani, me lo aspetterei che ci fosse sul campo una forza politica che mi rappresenti. Alfano? Perché no. E Luca Cordero di Montezemolo? Ma certo, se ne avrà voglia e pazienza. E Pier Ferdinando Casini? Subito. Questa sì che sarebbe una coalizione politica su cui puntare, e non mi pare di star sognando.

di Giampiero Mughini

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Commenti all'articolo

  • bruno osti

    22 Settembre 2011 - 12:12

    complimenti al redattore

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  • bruno osti

    22 Settembre 2011 - 10:10

    come no! Visto che adesso vuole modificare la legge elettorale, ci siete tu e tutti gli altri geni; presentatevi a corte e fatevi candidare: testinanellacassetta, unghiasporca, carretto del barone, alvit, blues188, dream, bisnonna e consorte, tubini e consorte, jack1, alpino, raucher, pasquino, afadri, pinet47, poldo12, antikomunista10, violacea, vin43, i meloni, Leonhardo, maxgarbo, e via destreggiando. Ah, c'è anche il laureato ciannodry, folgorato sulla via di... Hardcore. Di antikomunista potete anche farne a meno: lui è inutile.

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  • bruno osti

    22 Settembre 2011 - 09:09

    E' Burlesque che ci sButtana, non noi; noi non ci stiamo sPuttanando; e non ti sovviene la diversità di comportamento tra i due politici, vero? Il modo in cui hanno affrontato la loro vicenda giudiziaria?

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  • jongingiullo

    21 Settembre 2011 - 15:03

    Che Berlusconi stia trascinando l'Italia nel baratro. Solo che è un pò troppo preoccupato di non fare pagare troppo a chi guadagna molto, per preoccuparsi seriamente dei problemi (seri) di chi vive dello stipendio o della pensione. E SONO QUESTI ULTIMI CHE SE POTESSERO FAREBBERO RIPARTIRE I CONSUMI E DI COSEGUENZA ANCHE L'ECONOMIA. Ed invece l'ultimo atto della finanziaria ha visto ridurre il prelievo di solidarietà al 3% su chi prende più di 200.000 €. Mentre l'aumento dell' IVA colpirà sopratutto l'utente finale, ed in particolare modo proprio i pensionati e gli operai. Questa cosa porterà ad un'ulteriore riduzione dei consumi da parte di questi ultimi E nel frattempo coloro che decidono tutto questo delle due se potessero si aumenterebbero addirittura lo stipendio. E CHI SUBISCE TUTTO QUESTO E' TOTALMENTE INERME

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