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Così il Senatùr riallinea Maroni "Il governo è saldo, non cade"

La Lega non manderà in galera Milanese. Il leader spiega: "Si tira dritto per le riforme". E Bobo è costetto ancora ad allinearsi

Così il Senatùr riallinea Maroni "Il governo è saldo, non cade"
Da una parte la polemica col Colle per la secessione, dall’altra la decisione sull’arresto di Marco Milanese. Giornata intensa per i leghisti, ieri a Roma, aperta da un’intervista al capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni. Durante la “Telefonata” di Maurizio Belpietro su Canale 5 il padano ha commentato l’altolà del Quirinale alle spacconate secessioniste lanciate dal Senatur a Venezia: «Il popolo è sempre sovrano e quindi è l’unica figura che è sempre sopra il Capo dello Stato» sbotta Reguzzoni, scatenando un vespaio di polemiche. Però l’attenzione, al di là dei prevedibili battibecchi sugli slogan da comizio, è tutta per Milanese: in serata Umberto Bossi annuncerà di volerlo salvare dalla galera.

Oggi c’è il voto segreto. Le manette potrebbero aprire scenari drammatici per l’esecutivo. Si parla anche di un possibile passo indietro del premier, ma la scelta avrebbe ricadute pesantissime anche nel Carroccio. Roberto Maroni, come già fatto a luglio per l’azzurro Alfonso Papa, era orientato a spedirlo in cella. Ma nelle ultime ore ha dovuto rivedere la posizione proprio per non spezzare i lumbard, che ieri sera si sono radunati a Montecitorio per decidere il da farsi. «Io voto per non far cadere il governo» taglia corto il Senatur, quando s’affaccia alla riunione di gruppo per parlare coi suoi deputati che erano già radunati da un po’. Alla fine del rendez-vous ribadirà: «Maroni è con me e la base capirà». A questo punto un eventuale sgambetto a Milanese, ragionano alcuni fedelissimi del ministro dell’Interno, suonerebbe come una sfida al Cavaliere ma soprattutto a Bossi.

Non a caso in mattinata Maroni aveva già messo le mani avanti: «Mi atterrò alle decisioni della Lega». Frasi che seguivano l’ora di colloquio tra il ministro leghista e il presidente del Senato Renato Schifani. E che hanno preceduto una chiacchierata tra Maroni e Pier Luigi Bersani in
Parlamento.Tra i due sono scappati alcuni sorrisi. Presente anche il governatore piemontese Roberto Cota. Tanto è bastato per far scattare il sospetto: Bobo s’accorda col Pd per arrestare Milanese! Macché, discutevano di legge elettorale. Versione raccolta da ambienti padani: hanno parlato di calcio dopo le tre pere rimediate dall’Inter a Novara, martedì sera. D’altronde Maroni è milanista e Cota novarese. Ed era addirittura allo stadio. Il clima è così pesantuccio e gonfio di sospetti che Berlusconi era tornato a Roma in anticipo proprio per vedere gli alleati. Vertice all’ora di pranzo con Gianni Letta e Angelino Alfano e, per le camicie verdi, Bossi, Calderoli, Cota e Zaia. Primo faccia a faccia dopo l’articolo di Panorama sullo strapotere nel partito della signora Bossi e che ha fatto inferocire l’Umberto. «L’incontro è andato bene» si farà scappare il Senatur. Il premier, pressato anche dai guai giudiziari, ha chiesto rassicurazioni ai leghisti.

Da segnalare che tra i peones padani, per tutto il giorno, è circolata la voce di imminenti dimissioni del premier, alimentata dal colloquio tra Berlusconi e Napolitano. Certo, su Milanese bisognerà valutare come si comporterà il Pdl. Perché potrebbe anche accadere che alcuni azzurri - come si sussurra in Parlamento - siano pronti a impallinare il loro collega che s’è autosospeso dal partito. Ci fossero i numeri, qualcuno potrebbe comunque incolpare la Lega. Ma Berlusconi e Bossi si sono convinti che l’Udc salverà l’azzurro, scacciando i brutti pensieri. Da ricordare che la pattuglia di deputati del Carroccio è divisa tra garantisti e filo-berlusconiani da una parte e maroniani dall’altra. Lo sa anche Umberto, che ieri sera ha chiuso la serata con parole precise: «Penso che il governo andrà avanti e che farà le riforme». Milanese potrà dormire sonni tranquilli: «Se decidiamo io e Maroni la base è con noi» ripete il leader leghista: «Tanto il processo va avanti». A Giorgio Napolitano manda a dire: «Mi sta simpatico anche quando mi attacca», ma «ognuno deve fare le sue cose».

Nell’aria, mentre nelle agenzie di stampa tracima l’indignazione del centrosinistra che accusa la Lega di aver abbandonato le battaglie sulla legalità, restano i sospetti per la lotta intestina nel Carroccio. «Un ticket Alfano-Maroni per sostituire Silvio Berlusconi alla guida del governo? Questa non l’avevo ancora sentita. La sento da voi per la prima volta» taglia corto coi cronisti Bossi. «Se Maroni ci sta... Ma non credo che Maroni voglia prendersi una bega del genere». Alla domanda se il 2013 sia ancora lontano, come lo stesso Senatur aveva detto pochi giorni fa, il capo leghista risponde così: «Sì, ma non ve lo dico...». Quando Maroni abbandona Montecitorio allarga le braccia: «Non dico nulla, ha detto tutto Bossi...».

di Matteo Pandini

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Commenti all'articolo

  • imahfu

    23 Settembre 2011 - 17:05

    Tutto sta a vedere dove si appoggia. Si é sentito Bossi che gridava ''mi fai male''

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  • spalella

    22 Settembre 2011 - 14:02

    Questo Bossi, pur in caduta libera mentale, fisica e politica, mi smbra proprio come berlusconi... la sedia è mia e non la lascio, e dei risultati per il paese me ne frego....

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  • roby64

    22 Settembre 2011 - 11:11

    Ricordate quando anni fa sventolavano i cappi in parlamento contro i ladroni? Per loro un immigrato,uno di colore o qualsiasi cosa si muova contro le loro menti decerebrate va cacciato o dovrebbe andare in galera,mentre oggi per non rischiare di perdere la poltrona e con essa tutti i privilegi che da loro "Roma ladrona",voteranno contro l'arresto di uno accusato di corruzione, rivelazione del segreto d’ufficio e associazione a delinquere.Alla faccia del parlamento pulito!!! Poi fate i moralisti del ca@@o e vi inorridite se qualcuno invita a cacciare via dal parlamento questa banda di ladri,truffatori e corrotti con le buone o con le cattive?

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