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Silvio: "Mi infanga all'estero"

L'ira del premier contro il ministro Tremonti. Poi ai suoi: "Ci vorrebbe un passo indietro, ma con questa crisi non si può"

Silvio: "Mi infanga all'estero"
«L’unico gesto da fare sarebbe pretendere un suo passo indietro. Ma in questa situazione di crisi internazionale non posso farlo...». Due mani legate, una sedia vuota, due orecchie che fischiano. È l’ennesimo sfogo di Silvio Berlusconi circa Giulio Tremonti. Forse il primo così esplicito in consiglio dei ministri dove, approfittando della sua assenza, si parla male del titolare dell’Economia.
È in viaggio per  Washington, Tremonti, per il vertice del Fondo monetario internazionale. Ai colleghi ha lasciato una cartellina: è la nota di variazione del Dpef. Se la trovano già apparecchiata sul tavolo tondo del consiglio dei ministri. Va approvata. «A scatola chiusa e senza nessuno che la illustri», si lamentano un po’ tutti. Silvio annuisce. Comprende il disagio. Poi attacca con lo sfogo personale: «Giulio è un problema. Mi rema contro, non fa gioco di squadra. Va dicendo in giro che lui ci ha messo tre anni a dare credibilità internazionale all’Italia e che io avrei vanificato il suo lavoro in tre settimane. Vi rendete conto?». Ma ora, annuncia Berlusconi, si cambia registro: «Sul piano per lo sviluppo sarà Palazzo Chigi ad avere la regìa, sull’economia prenderemo solo decisioni collegiali».

Finisce la riunione di gabinetto, il premier si sposta alla Camera: c’è il voto sull’arresto di Marco Milanese, che di Tremonti è l’ex braccio destro. Giulio manca anche questo appuntamento cruciale per il suo storico consigliere: «Altra domanda?», glissa Silvio a chi gli chiede dell’assenza in Aula del superministro: non vuole più parlare di lui. È agrodolce il risultato della votazione: «Bene»  la prova di compattezza della maggioranza, «soddisfazione» per l’accordo ritrovato con la Lega di Bossi, ma il premier   si aspettava qualche voto in più di 312. Però pazienza: «I numeri ci sono, andiamo avanti sulle riforme, porteremo il Paese fuori dalla crisi, lasceremo il segno».  Berlusconi abbandona l’emiciclo e riceve nel suo ufficio a Montecitorio alcune deputate del Pdl: «Do 100mila euro a chi mi dice chi spiffera le mie parole ai giornalisti!», esordisce,  invitando alla riservatezza. Silvio parla dell’ultima offensiva giudiziaria, spiega che nulla è come sembra dalle intercettazioni. Otto ragazze per lui? «Ma non è vero», ride, «sapete come sono fatto, mi piace scherzare...». Ed è falsa pure la storia del “premier a tempo perso”: «La verità è che lavoro così tanto che dormo meno di quattro ore a notte». Tarantini? «Sono abituato a fare beneficenza sì, e senza ostentare. Per esempio, ho appena regalato 560 milioni a De Benedetti», ironizza. Amaro. Quando parla dei pm, però, il capo del governo torna serio: «I giudici mi perseguitano, vogliono destabilizzare un governo eletto democraticamente. Lo fanno con intercettazioni illegali e interrogatori che finiscono in tempo reale sui giornali».

Ma ora basta: il Cavaliere torna a Palazzo Grazioli per un vertice di maggioranza. Bisogna decidere l’elenco delle priorità per rilanciare l’azione di governo, tra queste c’è la legge sulle intercettazioni. E non solo: riforme istituzionali, giustizia, fisco, legge elettorale e, soprattutto, il piano per lo sviluppo. Silvio, nelle vesti di “supplente” di Tremonti, ha deciso di puntare sulla dismissione del patrimonio dello Stato e la privatizzazione delle aziende partecipate dal Tesoro e dagli enti locali.   Pacchetto che andrà di pari passo con la riforma del sistema previdenziale. Bossi, che finora si era opposto a ogni intervento sulle pensioni di anzianita,  è apparso più disponibile sull’argomento, purché non siano toccati i diritti acquisiti.       
 
di Salvatore Dama

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Commenti all'articolo

  • imahfu

    24 Settembre 2011 - 11:11

    Impossib ile;: n on c'é più posto per il fango

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  • roby64

    23 Settembre 2011 - 17:05

    Che ti è successo? In passato ci siamo scontrati spesso,sempre educatamente ma...non ti riconosco piu'. Lo sai che se un post del genere lo mettesse un non berlusconiano verrebbe bollato come un " comunista",un "sinistrato",un "trinariciuto",un "pericoloso sovversivo pagato dalla sinistra in accordo con le toghe rosse per far cadere un governo eletto dal 150 per cento del paese"??? Esagero? Immagino le avrai lette anche tu queste attribuzioni a chi osava non incensare Silvio...e mo'?

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  • guidoboc

    23 Settembre 2011 - 16:04

    Il sig. ciannosecco non e' un'alfabeta di ritorno come lei.

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  • rafaloca

    23 Settembre 2011 - 16:04

    rovinare un immagine cosi' per il gusto di sputtanare una persona. Silvio!!! cacciali via: tremonti, scaiola, pisanu, maroni, alemanno, polverini ecc ecc. ooops, aspetta, non lo fare altrimenti casca il governo. devi accettare il compromesso, come hai fatto con tarantini. tanto mica e' roba tua!!! e' roba dello stato in ogni caso!! evvai forza silvio!!!!!!!!!!!!!!!!!

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