Cerca

Dietro Milanese l'ombra di Udc e Pd

I centristi ammettono: da noi qualche voto per salvare il deputato. Sostengo anche a sinistra: garantismo o riconoscenza?

Dietro Milanese l'ombra di Udc e Pd
Teoricamente, tutto tiene: se i voti contrari all’arresto di Marco Milanese sono stati 312 e i favorevoli 306, visto che i parlamentari dell’opposizione (Pd, Idv, Udc, Fli, Mpa e Misto) erano 299, vuol dire che - teoricamente - tutta l’opposizione ha votato compatta per l’arresto. Non solo: l’opposizione ha guadagnato sei voti.

Il problema è che, quando di mezzo c’è un voto segreto, niente è come appare. Come spiegava Beppe Fioroni, «se un voto segreto diventasse palese, si vedrebbero cose da fantascienza. Io, se fossi un esponente della maggioranza, non sarei contento». Nel senso che i voti della maggioranza sono molti meno di quelli che appaiono. Così, un secondo dopo la votazione, comincia una girandola di supposizioni su chi abbia davvero salvato l’ex collaboratore di Giulio Tremonti. Ufficialmente la Lega. Ma è proprio e solo così? I sospetti si concentrano sull’Udc, ma anche sul Pd. Per la precisione su dalemiani e bersaniani. Le motivazioni possono essere state tante: cultura garantista, amicizia, obbligo di riconoscenza. «Milanese», spiega un deputato di lungo corso, «era amico di tutti. E ha fatto favori a tutti, anche nell’opposizione». Ad avere dubbi sono in tanti: «Dal punto di vista del tabellone», ragionava Roberto Giachetti, segretario d’Aula del Pd, «tutto è normale, ma poi vai a vedere. Se guardi la votazione successiva, è possibile che ci siano stati degli incroci a saldo a zero». Se qualcuno del Pdl o della Lega ha votato per l’arresto e qualcuno dell’Udc (o del Pd) ha votato contro, i rispettivi franchi tiratori si sono annullati.

La votazione a cui fa riferimento Giachetti è quella su Elio Belcastro, neo-sottosegretario all’Ambiente, salvato da un risarcimento di danni per alcuni frasi contro Di Pietro. È finita con 300 sì di Pdl e Lega, 221 no di Pd e Idv e 63 astenuti del Terzo polo. «Nella zona in mezzo potrebbero esserci stati degli incroci...». Ed è proprio sull’Udc che, fin dalla mattina, si concentrano le voci più insistenti. Pierluigi Mantini, capogruppo del partito di Casini, spiega che i centristi voteranno compatti per la richiesta di arresto: «È la linea che abbiamo tenuto anche in giunta. Poi», aggiunge, «quanto c’è un voto segreto non può esserci un vincolo di partito». Nel Pdl, a pochi minuti dall’inizio della seduta, si ostenta sicurezza: «L’accordo con l’Udc è stato fatto due giorni fa, Milanese può star tranquillo», asserisce un deputato vicino a Berlusconi. La tesi è che il soccorso all’ex collaboratore di Milanese sia parte delle trattative in corso per agganciare il partito di Casini. Ma a votazione fatta, c’è anche chi la vede in modo diverso. Spiega Giorgio Straquadanio: «Se qualcuno dell’Udc ha votato con noi è perché ha capito che, se Milanese finiva in galera, passava il concetto del self service: “Ditemi quanti ne volete arrestare, ve li consegno”».  Nell’Udc si smentisce il legame tra Milanese e le trattative con il Pdl: «Se c’è stato qualche voto contro l’arresto è stato un voto di coscienza». Spiega Rao: «Dai nostri saranno arrivati due al massimo tre voti. Per il resto, ci sono tante offerte dal Pdl, ma niente di concreto. La nostra condizione è: serve un passo indietro di Berlusconi».

Il dossier Milanese si intreccia, così, con un dossier più complicato. Quello che riguarda il futuro della legislatura. Tutto ruota attorno alla legge elettorale e all’ipotesi di un nuovo governo. Come spiega un maggiorente dell’Udc, «Berlusconi spera di agganciare Casini offrendogli una nuova legge elettorale prima del voto, tanto più ora che pende la spada di Damocle del referendum per il ritorno al Mattarellum. Ma Casini su questo è chiaro: la nuova legge la deve fare un nuovo governo». La prima senza il secondo non basta. Con Alfano e Fitto il discorso si è spinto fino a considerare l’ipotesi di un nuovo esecutivo, guidato da un altro premier. Si sono fatti i nomi dello stesso Alfano o di Schifani. Ma siamo alle ipotesi. Troppo poco per chiudere un accordo.

di Elisa Calessi

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • venaria

    25 Settembre 2011 - 20:08

    Fini Casini Bersani , il delirio dei perdenti,un delirio cronico il vostro , non vi sono cure per voi ,Berlusconi al contrario di voi sta bene, molto bene vedere poi il vostro malessere lo carica sempre di più.Voi siete il vero male del paese vergogna siete solo dei mseri esseri .

    Report

    Rispondi

  • perfido

    23 Settembre 2011 - 22:10

    Io proporrei a BERLUSCONI, visto che tiene al bene del Paese, di dimettersi se, congiuntemente si dimettessero 5.000 magistrati. Il perchè?. Qualcuno mi dice, per favore, cosa faranno quei magistrati, dopo che si è dimesso il Premier? . Avete mai immaginato al mattino presso le Procure dei Tribunali d'Italia e (d'Europa), magistrati che chiedono notizie del BERLUSCONI?. Saluti.

    Report

    Rispondi

blog