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"Il premier sapeva che erano escort"

Per i giudici del Riesame di Napoli, Berlusconi era "pienamente consapevole" che le ragazze portate da Giampy erano prostitute

"Il premier sapeva che erano escort"
Il premier Silvio Berlusconi era pienamente "consapevole" che le ragazze portate nelle sue residenze da Giampaolo Tarantini erano delle escort. Lo sostiene il Tribunale del Riesame di Napoli nell'ordinanza con cui ha disposto la scarcerazione di Giampi e della moglie e il trasferimento degli atti a Bari.


Possibili scenari  La decisione del Tribunale del Riesame di Napoli, che ieri ha individuato in quella di Bari la Procura competente a indagare sulle elargizioni di denaro fatte da Silvio Berlusconi a Giampaolo Tarantini, ritenendo sussistente il reato di istigazione a rendere false dichiarazioni ai magistrati, apre una serie di scenari: nelle prossime ore i pm Curcio, Piscitelli e Woodcock si riuniranno con il procuratore aggiunto Francesco Greco per studiare il provvedimento del Riesame e concordare il da farsi. Avendo i pm di Napoli già trasmesso il fascicolo nei giorni scorsi alla Procura di Roma (che ha iscritto nel registro degli indagati Valter Lavitola, Tarantini e la moglie per estorsione), spetterebbe ai pm capitolini girare le carte ai colleghi baresi. Ma la Procura di Roma potrebbe non condividere le valutazioni del Riesame e sollevare il contrasto davanti alla Procura generale della Cassazione. O, ancora, ammesso che Roma invii il fascicolo a Bari, non è escluso che quei pm lo trasmettano a loro volta a Lecce, dove si indaga sui presunti ritardi nell'inchiesta sulle escort. Sembra escluso che ad una eventuale iscrizione di Berlusconi nel registro degli indagati possa procedere la Procura di Napoli, "anche se - commenta Greco - la questione dovrà essere approfondita".

Da testimone a indagato  Si ribalta il ruolo del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, nell'inchiesta dei pm di Napoli sul presunto ricatto ai suoi danni da parte di Giampaolo Tarantini, della moglie Angela Devenuto e del direttore dell'Avanti Walter Lavitola. Da testimone-parte offesa diventa quasi certo indagato per aver indotto l'imprenditore barese a riferire il falso ai magistrati.

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Commenti all'articolo

  • ciannosecco

    28 Settembre 2011 - 20:08

    Certo che è la mia esperienza personale,ho a che fare tutti i giorni nel forum,di co@@ioni sinistri,totalmente all'oscuro della realtà dei Tribunali.E' l'esperienza accumulata con i sinistroidi che mi fanno dire che il sinistro medio è una capra.

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  • bruno osti

    28 Settembre 2011 - 12:12

    tu ci sei già arrivato: parli per esperienza personale, evidentemente ;-)

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  • ciannosecco

    28 Settembre 2011 - 11:11

    Non è colpa tua,con un neurone non potevi fare di più.Quando ti sarai trapiantato almeno una decina di neuroni caprini,vedrai,riuscirai anche a belare,e credimi, è già un grosso passo in avanti.

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  • vgrossi

    28 Settembre 2011 - 10:10

    scrivi "i magistrati non possono essere naturalmente portati a sospettare che qualche cosa non quadri ? " ci mancherebbe altro. Però, particolare di dettaglio, a me non pare legale che questo sospetto sia comunicato urbi et orbi, per via del segreto investigativo, finantochè non si trasformi in una accusa circostanziata di reato con la chiusura della inchiesta. Mi pare un poco strano che tu associ il sospetto di una parte con la condanna dell' altra, dato che, se non mi sbaglio, procura e indagato sono due parti che, mi pare, dovrebbero essere sullo stesso piano. Ma forse mi sbaglio, e mi correggerai

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