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Bobo prova a prendersi partito e futuro

Maroni sta con Napolitano e prende le distanze dalla Lega: è il prezzo da pagare per diventare leader nazionale

Bobo prova a prendersi partito e futuro
Perché Roberto Maroni, cioè il più solido ministro della Lega, prende su come fiorellini le cannonate di Giorgio Napolitano che arriva a ridicolizzare il partito di Bossi con toni inauditi? Perché - in ottima compagnia - si accoda all’elenco di chi, sulla scorta delle firme raccolte per cambiare il porcellum, apre a modifiche di una legge elettorale che il suo partito ha votato cinque anni fa?

La risposta sta banalmente nel fatto che Roberto Maroni pensa al futuro, che ha buone ragioni per ritenere suo nella gestione di un movimento che vive una delle sue fasi più difficili dal black-out del grande capo nel marzo 2004. L’uno-due dei rospi ingoiati sul caso Romano prima e sui ceffoni del Colle poi sembra fatto apposta per rafforzare i timori di un elettorato che, già fiaccato per il momento negativo, si sente quasi abbandonato nei suoi temi tradizionali. È forte, infatti, lo scarto tra la battagliera prima della Padania e le magliette «Sono padano, non esisto ma pago» e il silenzio di Bossi. Né lo riempiono le parole misurate di Calderoli e, ieri, di Maroni. Il quale ha difeso la bontà dei rapporti tra la Lega e il Colle (giunti all’affetto assoluto sui temi del federalismo), ma ha fatto di più. Da ministro dell’Interno non è certo scontata né dovuta la sensazione riportata a proposito della mobilitazione contro l’attuale legge elettorale: «Sono impressionato», ha detto, «dal numero di firme raccolte in così poco tempo». Un segnale di stanchezza e sfiducia che anche Berlusconi ha fatto capire di voler tenere in attenta considerazione.

Al di là delle questioni tecniche (siamo al caro amico), mettere a tema la legge elettorale vuol dire da sempre parlare di fine della legislatura, più o meno naturale. Qui ci si mettono una incipiente e possibile fine d’epoca e una pistola puntata chiamata referendum che, dovesse  raggiungere il quorum, richiederebbe comunque una risistemazione della norma per il voto (la consultazione cancella l’esistente, non crea un sistema nuovo). Insomma, dal tavolo sulla legge elettorale passa la definizione della faccia politica del Paese nei prossimi decenni. Pdl e Lega sono interessati da un processo doloroso e tremendo, reso implacabile dalla crisi e dall’insoddisfazione di tanti elettori che anche le nostre pagine provano a riflettere. Il rospone che Maroni deglutisce, sventolando simbolicamente il tricolore a fianco del Capo dello Stato, è allora in realtà un’apertura alla mano tesa nascosta nel pugno di Napolitano contro la Padania. La Lega, mentre la famosa base rumoreggia sul web e in radio, vuole stare al tavolo e Maroni - nel linguaggio della politica - l’ha detto. E se il grande passo in Aula - dove alla Camera ha già la maggioranza del gruppo verde - è stato rimandato, la mosse del ministro dell’Interno proseguono sul territorio, coi congressi locali, e istituzionalmente mostrandosi non bellicoso con il Colle.
È un prezzo da pagare, altissimo, per provare a garantire un futuro alla Lega senza colpire Bossi.

di Martino Cervo

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Commenti all'articolo

  • spalella

    03 Ottobre 2011 - 17:05

    Spero proprio che ci riesca... altrimenti non credo che alle prox elezioni voterò lega, e l'alternativa non è nel centrodx.

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  • aquila azzurra

    03 Ottobre 2011 - 15:03

    maroni ha dimostrato di meritare fiducia da tutte le istituzioni, è un politico saggio ,avveduto e proiettato nel futuro anche se milita in un partito che fa di tutto per dequalificarsi agli occhi dei suoi supporters, stravolgendo quei principi che tanta fortuna e tanto seguito aveva suscitato. Le marce indietro del senatur circa il ritorno alla secessione con le altre voci di personaggi che raccolgono solo quintali di ridicolo nell'ambito nazionale provocheranno una caduta verticale dei consensi, da cui maroni uscirà vincitore e fondatore di una nuova lega.

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  • Lanchele

    02 Ottobre 2011 - 16:04

    Non sono un leghista, ma qualche tempo fa provavo una certa simpatia per questo movimento. Col passare degli anni tutti hanno scoperto l'abilità di Bossi leghista in padania e al Governo a Roma. Questo gioco gli è riuscito a lungo, poi la malattia (e di questo me ne dispiace) ha scoperto le carte. Ora è un simpatico vecchietto un po' ricoglionito che si esprime con rutti, sberleffi e gesti che non fanno onore, non a lui, che in fondo era abituato, ma non giovano al suo ruolo di Ministro della Repubblica. Foraggiato dal suo amico di merenda, tal S.B., ora si dimena tra riti padani e strali contro la Costituzione e chi la rappresenta. Nelle ultime, non più oceaniche, riunioni della Lega ha pensato bene di indicare come suo successore il Trota. Se la storia e il destino del nostro Paese dipendessi solo da Bossi, non ci resterebbe che suicidarsi, ma fortunatamente non sarà così.

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